Addio a Giancarlo Ferretti, pezzo di storia del ciclismo italiano: “Dietro la sua maschera di severità c’erano un cuore grande e un’umanità rara”
L’Italia del ciclismo e dello sport piange la scomparsa di Giancarlo Ferretti. Romagnolo, classe 1941, ha animato la scena del pedale nazionale per decenni, prima da corridore, poi da direttore sportivo e poi anche da dirigente. In sella, ha pedalato negli Anni Sessanta. con le maglie di Legnano, Sanson e Salvarani, squadra quest’ultima dove è stato anche prezioso gregario di Felice Gimondi. Poi, la salita in ammiraglia, dalla parte del “guidatore”. per una carriera che è durata più di trent’anni, facendo da guida ai corridori della Bianchi, della Ariostea, della GB/MG Boys, della MG Maglificio, della Riso Scotti e, infine, della Fassa Bortolo, realtà a cui è rimasto legato dal 2000 al 2005, anno della sua uscita di scena.
Tantissimi i grandi corridori che ha diretto, partendo dal suo ex compagno Gimondi, a cui si sono susseguiti nehli anni alcuni dei corridori di riferimento in gruppo, fra cui Moreno Argentin, Gianni Bugno, Michele Bartoli, Alessandro Petacchi, un giovane (all’epoca) Fabian Cancellara, Paolo Bettini e Filippo Pozzato, fino ad arrivare a Vincenzo Nibali, che con lui mosse i primi passi.
Ferretti. che si è spento all’età di 85 anni, è stato ricordato così da Davide Cassani: “Lo chiamavano il ‘Sergente di Ferro’ – ha scritto l’ex corridore e Ct della Nazionale italiana, diretto proprio da Ferretti all’Ariostea – Ma dietro quella maschera di severità c’era un cuore grande e un’umanità rara. La sua disciplina non era mai fine a se stessa: pretendere il massimo da noi era il suo modo di dirci che credeva nel nostro valore. Non faceva differenze tra i capitani e chi doveva tirare il collo fin dai primi chilometri; per lui il rispetto del lavoro e della fatica veniva prima di qualsiasi ordine d’arrivo”.
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