Giovanni Iannelli merita verità e giustizia

Giovanni Iannelli merità verità e giustizia. Tragicamente scomparso a soli 22 anni a causa di una in gara nella volata conclusiva del Circuito Molinese, il giovane corridore pratese è solo l’ennesima vittima di misure di sicurezza che non appaiono sempre ineccepibili. Che sia per errore umano dei singoli o di un sistema da rivedere poco importa. Sul suo caso, come su quello di ogni incidente di questo tipo, va indagato e bisogna fare giustizia. Il suo impatto tremendo a neanche 150 metri dal traguardo di Molino dei Torti, in provincia di Alessandria, deve essere chiarito perché non si può morire così, per una colonna di mattoni priva di qualsiasi protezione. Non è normale che non fossero state attuate misure di sicurezza in quel tratto, con le transenne impiegate per appena una quarantina di metri in corrispondenza dell’arrivo.

Una situazione inspiegabile che deve essere chiarita, così come inspiegabile sembra essere la decisione del Collegio di Giuria e del Comitato che hanno deciso di omologare la gara, come se non ci fosse nulla da segnalare… Una decisione “inaccettabile” quella di non prendere alcun provvedimento al riguardo, come se nulla fosse. Come se quella morte, e di conseguenza quella vita, non avesse un valore. Una ingiustizia che chiede di essere risolta perché Giovanni non doveva morire quel giorno, facendo quello che amava. La sua vita non doveva finire su quella colonna. Non doveva finire perché, chissà, si è voluto risparmiare sulle transenne o sulle protezioni. O forse solo perché “tanto che vuoi che succeda…” Non doveva morire così e non merita l’indifferenza sbrigativa con cui la vicenda è stata sottovalutata. Merita giustizia.

“In questi due mesi ho scritto a decine di addetti ai lavori, in pochissimi mi hanno risposto – commenta amaramente il padre Carlo, intervistato da Il Tirreno – Questo mi amareggia molto. Questo tragico fatto può essere l’occasione per un ciclismo migliore e soprattutto SICURO, nona parole ma con i fatti… Ci sono tre procure che si occupano del caso, vediamo come andrà a finire poi parlerò ed eventualmente renderò pubblici certi comportamenti e i documenti in mio possesso. Lo farò perché Giovanni merita Giustizia”.

Carlo ha scritto anche a noi in questi giorni e, nel nostro piccolo, vogliamo cercare di aiutarlo perché suo figlio Giovanni Iannelli merita verità e giustizia. Perché Carlo e tutta la famiglia meritano di sapere perché il loro caro è morto in questo modo. E se c’è ancora chi in queste cose guarda altrove, si ricordi che, per usare le parole di Marco Cavorso, padre di Tommy anche lui morto tragicamente mentre era in sella alla sua amata bicicletta, Giovanni lo “abbiamo ucciso noi, anche solo voltando la nostra bella faccia dall’altra parte”.

Quanti incidenti dovremo ancora vedere, quanti morti dovremo ancora piangere…? Quanti ragazzi dovranno ancora morire perché si arrivi a comprendere che sono troppi? La risposta, diceva un poeta, “vola nel vento”, lasciando intuire un sottinteso “forse non esiste”…

Ma ogni singolo caso merita verità e giustizia. Per sé stesso e per gli altri. Perché avere una risposta e una reazione giusta e ferma in ogni singolo caso è il primo passo per far sì che anche gli altri la abbiano, direttamente o indirettamente. Per sé stesso e per tutti, Giovanni Iannelli merita verità e giustizia.

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2 commenti

  1. Dio mio,povero ragazzo cosi’ giovane.Non bastano i pericoli che trovano i ciclisti in allenamento tra i motorizzati che non li rispettano ma c’è anche l’improvvisazione di organizzazioni superficiali ed incompetenti.Se non si anno i soldi e le idee per fare un’evento sportivo degno di essere tale,è meglio gettare la spugna.I ragazzi meritano tutte le accortezze per una competizione curata e sicura.Come si fa’ a non prestare attenzione nell’ultimo km con adeguata transennatura?Forse l’ispettore di percorso federale era in qualche osteria nel momento della sua approvazione.Ringrazio Carlo Iannelli per la sottolineatura di questo importante argomento nonostante un cosi’ triste lutto famigliare.Deve andare avanti,perche’gli organizzatori,i responsabili fuori e dentro la corsa,devono pagare il loro pressapochismo.E’ ora di finirla,basta speculare sulla passione dei pochi giovani rimasti.Vergogna!
    Gianfranco Di Pretoro

  2. Chiedo scusa per aver scritto “anno”senza l’h.Correggo “Se non si hanno i soldi”.E’ proprio vero,la fretta è nemica del bene!

    Cari saluti.Gianfranco Di Pretoro

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