Morte Finlay Tarling, la Guardia Nazionale del Portogallo: “L’autista del mezzo ha chiesto se potesse procedere dopo il passaggio del gruppo. Accuse di reato? Probabilmente no”
Proseguono gli accertamenti delle dinamiche che hanno portato alla tragica morte di Finlay Tarling al Giro del Portogallo 2026. Lo sfortunato britannico è stato investito da un veicolo entrato nel percorso di gara e l’impatto è stato fatale. In queste ore gli inquirenti stanno svolgendo le indagini del caso per approfondire quanto accaduto e valutare le responsabilità del caso. Al centro c’è il comportamento dell’automobilista, ma anche il funzionamento del dispositivo di sicurezza della corsa. Gli accessi al percorso di gara da strade parallele dovrebbero essere sempre bloccati, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato.
Le indagini le sta portando avanti la GNR, Guardia Nacional Republicana, che si occupa di fornire la scorta alla corsa. “Queste situazioni devono essere evitate – sottolinea il portavoce del corpo militare nel corso di un incontro con la stampa, riportato da O Jogo – Gli scenari di gara sono tuttavia molto complessi. Ci sono centinaia di accessi al percorso di ciascuna tappa e si sa che il ciclismo, che per natura vuol stare vicino alla gente, passa spesso attraverso villaggi, paesi e città. Il nostro lavoro è cercare di selezionare e dare priorità a quelli in cui è probabile trovare persone e veicoli. Quello da cui è entrato il mezzo è un accesso secondario. Noi facciamo posizionare i nostri militari fisicamente nei punti prioritari, mentre negli altri mettiamo i nastri di segnalazione. Questo era un punto segnalato. Purtroppo non abbiamo la possibilità di mettere un militare in ogni punto in cui si può entrare nel percorso. È umanamente impossibile”. Il portavoce spiega che ora si stanno concentrando nel capire se questa segnaletica, presente nell’accesso da cui è scaturita la tragedia, fosse ancora lì o fosse stato rimosso. “Sappiamo che in quel punto c’erano delle persone che erano lì per assistere alla tappa”.
Oltre ai mezzi che bloccano l’accesso, c’è anche la scorta tecnica che si preoccupa di seguire i vari gruppi di corridori che si formano nel corso della tappa. Complessivamente, secondo quanto riportato dal portavoce, il dispositivo mobile di sicurezza conta di 22 moto e 4 automobili. Finlay Tarling, al momento del drammatico incidente, era staccato, si trovava assieme ad altri due corridori e probabilmente è stato perso di vista. “il dispositivo mobile si stava riposizionando. Il giovane a un certo punto si trovava con l’ammiraglia della sua squadra in un tratto di salita, poi all’inizio della discesa, ha aumentato la velocità – spiega – In quel momento non è stato possibile riposizionarsi. Quindi lui ha lasciato l’ammiraglia e la moto della Guardia Nazionale non è riuscita a seguirlo. Non perché non volesse, ma proprio perché stava effettuando il riposizionamento. La combinazione di diversi fattori ha portato a questo tragico epilogo“.
Sta di fatto che al momento è da appurare cosa sia accaduto con il veicolo entrato nel percorso. La dinamica infatti non è chiara, anche perché inizialmente il conducente si era fermato per far passare il gruppo principale. “Sul perché sia ripartito, non so dirvelo – prosegue il portavoce della GNA – Dalle sue dichiarazioni sappiamo che era fermo in quel punto, il plotone principale è passato. Dopo esser rimasto fermo per un po’ di tempo, senza vedere arrivare nessun altro, ha chiesto se poteva procedere. A chi lo ha chiesto? Presumibilmente alle persone presenti sul posto. Ma sono elementi che devono essere verificato”.
Anche la posizione, da un punto di vista penale, del conducente del mezzo è al vaglio. Ma stando agli inquirenti non c’è all’orizzonte un capo d’imputazione: “Non posso fornire una risposta definitiva al 100%, ma probabilmente no. Serve tempo, l’inchiesta prosegue e bisognerà raccogliere ulteriori prove – spiega – Le sue dichiarazioni iniziali sono state un po’ confuse, ma l’uomo era sotto shock. Comunque abbiamo effettuato tutti i test e il conducente non presentava tracce di alcol o di sostanze psicotrope nel sangue”.
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