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Parigi-Roubaix 2019, Tafi pensa al ritorno a 20 anni dal successo: “Contatti in Italia e Belgio. Non ho paura, lasciatemi sognare”

Andrea Tafi vorrebbe disputare la Parigi-Roubaix 2019 vent’anni dopo il suo unico successo, peraltro l’ultimo di un italiano. L’ex corridore azzurro, ora 52enne, ha cominciato a tessere contatti con alcune squadre che potrebbero essere disposte a dargli un posto in squadra per la prossima edizione. Si tratterebbe ovviamente di un’operazione promozionale in grado di attirare attenzione mediatica, più che di un vero e proprio obiettivo sportivo, anche se lui sostiene fermamente di essere pronto sotto tutti i punti di vista.

“Mi è venuta questa pazza idea, sì: tornare a correre con uno scopo, disputare un’altra volta la Parigi-Roubaix. Vent’anni dopo averla vinta. Un sogno impossibile? Forse. Ma voglio provarci… – racconta a La Gazzetta dello Sport – Ho corso la Roubaix 13 volte. Un primo, un secondo, un terzo posto. L’ho sempre finita. Credo di avere acquisito un Master in questa gara straordinaria. E così ho pensato a un percorso storico che parta da quel 1999″.

L’ostacolo maggiore da superare è ovviamente quello fisico: “In 20 anni il ciclismo è cambiato tantissimo e forse di queste evoluzioni non ne abbiamo la piena consapevolezza. Rifare la Parigi-Roubaix con le nuove soluzioni tecnologiche non sarebbe una passeggiata. Ma io, uomo di sfide, potevo tirarmi indietro? Sarebbe qualcosa di unico”.

Se non dovesse trovare un ingaggio, correrà soltanto tra gli amatori: “In ogni caso, documenteremo il percorso pure via social e con le immagini per realizzare un docu-film“. L’idea gli è venuta in estate quando, dopo avere disputato una gran fondo, si è cimentato, prendendo una tessera master dell’Uci, nella V4 Special Series Debrecen – Ibrany 2018 (1.2) chiudendola con un ottimo 37° posto: “Sono stato bene. E qualcuno mi ha detto ‘Perché non rifai la Roubaix…’”.

Tafi si sta già muovendo per trovare una squadra che gli dia questa possibilità, anche se non sarà semplice: “Ho avuto contatti in Italia e in Belgio. Non World Tour. Ma non c’è stata finora una cosa concreta per dire, ok, si va. Però l’idea non è dispiaciuta. Contatti con gli organizzatori dell’Aso? Ho il numero di Prudhomme, devo sentirlo, ma so che qualcuno gli ha già fatto arrivare la cosa”. In ogni caso, pensa di avere le proprie carte da giocare, quantomeno per arrivare fino al traguardo: “Ho gli stessi pensieri e stimoli di vent’anni fa. Non voglio certo fare un circo. Mi ci dedicherei al 110%, lo farei con tutti crismi. Non ho paura, potrei staccarmi subito… ma non sarebbe la priorità”. Si dà anche qualche possibilità di successo: “Qualcuna sì. Non devo fare tutta la stagione. Il progetto è disputare la Roubaix”, aggiunge.

In conclusione, ribadisce la serietà del suo proposito, sapendo benissimo a cosa va incontro: “Spero di non rendermi ridicolo agli occhi di nessuno. Ma pazienza. Sono tranquillo. Sereno. Lasciatemi sognare. Lasciatemi il gusto di questa missione impossibile“.

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