Tour de France, Christian Prudhomme vuole rompere la tradizione della tappa finale fissa a Parigi

Dopo la grande novità forzata di Nizza lo scorso anno, il Tour de France pensa a ripetere una esperienza diversa in futuro. Se quest’anno ASO  ha inserito una variante sul tema, proponendo nuovamente l’arrivo sugli Champs Elysées, nei prossimi anni potrebbero esserci ancora altri cambiamenti, creando magari una alternanza che possa offrire qualche scenario diverso per la tappa conclusiva e per la sempre suggestiva cerimonia di premiazione. A svelare le intenzioni dell’organizzazione è il direttore di corsa Christian Prudhomme, che ha parlato delle intenzioni future della società transalpina, sempre molto attenta alle tradizioni, ma anche a cercare nuove soluzioni che possano incontrare gusti e necessità di pubblico e TV.

Non credo che l’arrivo a Nizza, quindi lontano da Parigi, sarà un unicum – ha spiegato il dirigente transalpino a CyclingWeekly – Siamo stati entusiasti di Nizza. Ma per me resta comunque fondamentale mantenere sempre un legame molto forte con la città di Parigi. È cruciale. La vera domanda è: se non andiamo a Parigi per un anno, cosa faremo?”

A portare alla riflessione è anche l’atteso cambio al vertice della città, visto che l’attuale sindaco Anne Hidalgo, che ha dato una enorme spinta alla bici in città, non si candiderà: “Non vogliamo certo litigare con il sindaco di Parigi, ma il prossimo marzo ci saranno le elezioni comunali in tutte le principali città della Francia. Ovviamente dovremo lavorare con una nuova squadra, perché Anne Hidalgo, il sindaco di Parigi, non si ricandiderà. Vedremo come andrà a finire. La domanda fondamentale per me, dato che potremmo facilmente organizzare l’arrivo altrove, è: cosa succederà nel 2027? È chiaro che Parigi non può essere fuori dal Tour de France, per me è qualcosa di impossibile. Parigi è Parigi”.

Si resterà comunque in Francia, esclusi categoricamente arrivi fuori dai confini nazionali, anche se questi potrebbero essere un introito importante a livello economico: “Per me il Tour deve finire in Francia […] L’aspetto economico non è mai il punto di partenza. Potete non credermi, ma non si parte mai da quello. La prima cosa è fare le cose belle e fare piacere al pubblico, poi si pensa ai soldi. Come dice Bernard Hinault ‘Se vuoi fare soldi, non vincerai le corse, ma se vinci le corse, allora farai i soldi’. Questa è la nostra filosofia. Penso che se pensassimo prima ai soldi, non sarebbe in grado di gestire nulla”.

Per quest’anno si torna dunque intanto a Parigi, pronti a festeggiare i 50 anni dei Campi Elisi, ma con la grande novità di Montmartre, omaggio ai Giochi dell’anno scorso: “Per me il passaggio a Montmartre è stata l’immagine più bella delle Olimpiadi di Parigi, tolti i risultati sportivi. Sarà una tappa del Tour de France nel cuore di Parigi. I Campi Elisi sono belissimi, ma il pubblico è sotto gli alberi, quindi si vede la bellezza di Parigi, ma non si percepisce la folla. In Rue Lepic, a Montmartes, invece, la folla si vede benissimo”.

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