Soudal Quick-Step, Tom Boonen dopo la E3 in ammiraglia: “Non voglio essere un DS, ma…”
Tom Boonen riflette sul tipo di ruolo professionale da intraprendere nel suo futuro. La E3 Saxo Classic di giovedì scorso ha infatti visto anche la partecipazione del belga pentatitolato nella stessa (2004, 2005, 2006, 20007, 2012), questa volta non in sella alla bicicletta ovviamente, ma nella macchina della sua ex formazione Soudal Quick-Step. Una presenza che certamente non poteva passare inosservata, al punto poi da far rincorrere immediatamente voci sulla possibilità che il 45enne possa ricoprire presto un ruolo all’interno della stessa compagine. L’idea di essere un direttore sportivo, tuttavia, non scalda particolarmente l’animo del belga.
“Quando mi sono ritirato dissi che non avrei voluto essere lontano da casa tra i 150 e i 200 giorni l’anno, e questo non è cambiato – spiega Boonen a La Dernière Heure – Ho tre figlie, e una di loro ha meno di un anno”. Una scelta dunque legata fortemente alla vita personale, ma mai dire e mai, magari in un ruolo diverso e meno impegnativo, e l’emozione del ritorno alla gara, pur in veste differente, è impossibile da celare. “Vedremo. È tutto nuovo per me – ammette, pensando anche alla eventualità di un ruolo diverso – Sono ancora su di giri per la gara”.
La presenza di Boonen giovedì è legata anche al desiderio della Soudal Quick-Step di avere un elemento che ben conoscesse quella gara. “Non ho imparato molto oggi – come ha spiegato il classe 1980 a Sporza – Solo che quegli inseguitori alla fine sono stati sconsiderati. È successo anche a me. Fai tutto quel lavoro per rientrare, ma poi gli ultimi dieci metri non sono proprio il momento per iniziare a fare casino…”. Il finale di gara, vinta da Mathieu Van der Poel (che “era lì come ci si aspettava”, citando lo stesso Boonen), ha visto infatti un’incredibile rinuncia del gruppetto in questione a ricucire sull’olandese.
Meno brillanti gli uomini della formazione belga, eppure l’ex iridato aveva fatto dato le indicazioni da subito (pur spiegando che poi in gara non era lui l’uomo che avrebbe deciso le tattiche): “Giovedì sera gli ho detto che le tattiche qui ad Harelbeke sono semplici: o corri davanti, o soffri dietro. È una corsa molto onesta”.
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