Sicurezza, l’Associazione degli Organizzatori di gare appoggia la protesta dei corridori prima del Lombardia, ma fino a un certo punto: “Sarebbe stato meglio parlarne prima”

Dopo i tanti episodi che si sono verificati nelle ultime settimane, con la tragedia costata la vita a Finlay Tarling durante il Giro del Portogallo 2026 e i vari incidenti sfiorati durante le recenti Classiche italiane, i corridori professionisti hanno deciso di far sentire la loro voce, unita. Prima del via de Il Lombardia 2026, sabato 10 ottobre, e anche prima della partenza della Parigi-Tours 2026, andata in scena il giorno successivo, gli atleti in gara hanno voluto leggere un messaggio, attraverso un portavoce (a Bergamo è stato Remco Evenepoel, a Chartres Dorian Godon) relativo alla situazione della sicurezza in gara. 

L’iniziativa, che ha causato anche un ritardo di 5 minuti sulle rispettive tabelle di marcia delle due corse, ha evidentemente smosso un quadro che sembrava tutto sommato rimanere intatto, fatta eccezione per i momenti di “indigrazione” successivi agli avvenimenti. Sul tema si registra la presa di posizione di una delle parti maggiormente in causa, l’Associazione Internazionale degli Organizzatori di Corse Ciclistiche (nota anche con l’acronimo di AIOCC).

“Ci teniamo a sottolineare, dopo le recenti manifestazioni di protesta, il nostro impegno in tutte le questioni che riguardano la sicurezza di corridori, personale al seguito delle gare, squadre e spettatori – il testo della nota diffusa dall’organismo – Ci addolorano tutti gli incidenti e ancor di più quelli che hanno conseguenze tragiche. Ma l’AIOCC, in tutti i suoi 201 membri, è sempre stata determinata nella soluzione dei problemi, su scala individuale e collettiva“.

Il nocciolo della questione: “La natura del ciclismo su strada, che si svolge su suolo pubblico, con ostacoli e arredo urbano che non sono adatti alle gare, rendono il tutto una sfida difficile. Ogni miglioramento in tal senso richiede un costruttivo dialogo fra tutte le parti in causa. Noi abbiamo già chiesto, attraverso l’UCI e il suo organismo SafeR, di mettere in atto un modello di cooperazione da mettere in atto con le autorità del luogo dove si svolge la gara, in modo da allineare tutte le operazioni necessarie a mantenere la ‘bolla di gara’ in tutti gli eventi“.

L’AIOCC rende noto di aver anche chiesto all’UCI un modello unico di segnaletica e di protocolli di sicurezza da adottare in tutte le gare professionistiche: “Ma per fare tutto questo bisogna capire da dove possano arrivare i finanziamenti. Infine, comprendiamo le legittime preoccupazioni dei corridori e i rischi che sono insiti nella loro professione. Hanno la nostra solidarierà, ma, allo stesso tempo, ci dispiace che la protesta di sabato a Il Lombardia sia stata fatta senza consultare prima l’organizzatore della gara (RCS Sports – ndr) e l’Associazione Corridori. Solo lavorando insieme, in maniera calma e rispettosa, possiamo fare progressi, nell’interesse e per amore del ciclismo”.

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