Il Lombardia 2026, protesta dei corridori in partenza: via ritardato di 5′ per manifestare contro gli incidenti in gara e la mancanza di sicurezza

I corridori protestano alla partenza de Il Lombardia 2026. Nel momento in cui è stato dato il via della corsa, il gruppo ha infatti deciso di restare fermo per cinque minuti e di non muoversi dalla linea di partenza per manifestare contro la mancanza di sicurezza nelle gare e gli incidenti avvenuti nel corso dell’ultima settimana, in particolare alla Tre Valli Varesine, quando una moto della polizia che procedeva contromano ha investito due corridori della Pinarello Q36.5 Pro Cycling, fortunatamente senza gravi conseguenze. Un episodio che si aggiunge a diversi altri che hanno visto auto e mezzi esterni alla corsa invadere la sede stradale (come accaduto anche alla Coppa Bernocchi e al Giro dell’Emilia), portando, nel caso più grave, alla tragica morte di Finlay Tarling al Giro del Portogallo.
Dopo lo stop, i corridori hanno preso regolarmente il via della gara, ma prima Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe) ha letto un comunicato che è stato pubblicato anche dal presidente del CPA (il sindacato dei corridori) Adam Hansen e che vi riportiamo qui sotto.
“Come corridori, siamo uniti contro i rischi inutili a cui vengono esposte le nostre vite. Solo questa settimana si sono verificati diversi incidenti causati dalla presenza di veicoli sui percorsi di gara. Due corridori sono caduti dopo aver urtato una moto che procedeva in senso contrario sul tracciato. Fortunatamente entrambi se la sono cavata con qualche graffio e qualche livido, ma avrebbe potuto andare molto peggio.
Quest’estate, una vita è stata tragicamente stroncata proprio a causa di questo tipo di negligenza. Non siamo più disposti a tollerare questa situazione. Noi corridori gareggiamo ad alta velocità con scarsa protezione e contiamo sugli organizzatori delle gare per garantire la sicurezza delle strade. Tale responsabilità non viene adempiuta.
Chiediamo l’intervento dell’UCI affinché gli organizzatori delle gare si assumano le proprie responsabilità e agiscano. Ciò significa avviare un dialogo serio e aperto tra corridori, organizzatori e l’UCI, che porti a cambiamenti concreti nelle modalità di messa in sicurezza e gestione dei percorsi di gara.
Dopo cinque minuti, abbiamo ripreso a correre come di consueto. Non volevamo compromettere lo svolgimento della gara, ma solo dimostrare ciò che i corridori possono fare quando si uniscono in un unico fronte. Amiamo questo sport. Rispettiamo gli organizzatori delle gare. Vogliamo gareggiare al massimo e offrire uno spettacolo ai nostri tifosi. Ma, cosa più importante di tutte, vogliamo tornare a casa sani e salvi dai nostri cari“.
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