Picnic PostNL, Warren Barguil preoccupato per i giovani in un ciclismo sempre più veloce: “Prima, se raggiungevi i 6 W/kg, eri considerato bravo, ora sei solo un gregario – Si idealizza subito chi ha successo, ma molti ragazzi falliscono e poi hanno un esaurimento”
Warren Barguil allarmato per l’evoluzione del ciclismo e per l’effetto che questo può avere sui giovani corridori. Passato professionista a inizio 2013, il portacolori del Team Picnic PostNL è ormai uno dei veterani del gruppo e ha quindi vissuto da vicino i grandi cambiamenti attraversati da questo sport, che negli ultimi anni sta assistendo a una crescita del livello generale e, soprattutto, sta portando alcuni giovani ad approdare sempre più presto al professionismo e già altamente competitivi. Un’aspetto, quest’ultimo, che preoccupa il 34anne francese, che teme a lungo andare il possibile burnout dei ragazzi, i quali spesso fanno vita da professionista già dalle categorie giovanili.
“Noi facevamo degli allenamenti per metterci in mostra davanti ai nostri amici – ha dichiarato Barguil in un’intervista a L’Équipe – Ci divertivamo. Ora è tutto più strutturato. Mio padre, che è allenatore, ha smesso di lavorare con i giovani. A un certo punto si è reso conto che sarebbe stato costretto a chiedere loro troppo, solo per stare al passo. Non voleva contribuire al problema”.
“Anche nella categoria juniores, mi ha detto che deve frenare i giovani corridori che vogliono pedalare per quattro ore nel loro giorno di riposo“, ha proseguito il corridore transalpino, che lancia anche un appello all’Unione Ciclistica Internazionale per regolare la cosa: “L’UCI deve intervenire: limitare l’età dei corridori nelle gare del WorldTour“.
Come altri corridori della ‘vecchia generazione’, il 34enne ha poi sottolineato quanto sia cambiato il ciclismo in termini di prestazioni rispetto a quando lui è passato professionista: “5,9 W/kg, all’epoca, era tra le potenze massime. Ora serve quasi un watt in più per chilogrammo. È pazzesco. La gente non si rende conto di quanto sia aumentato il livello. La mia generazione ha visto il divario allargarsi. E sta arrivando la nuova generazione, che tiene 7 W/kg per 20 minuti. Prima, se raggiungevi i 6 W/kg, eri considerato bravo. Ora sei solo un gregario“.
Capace in passato di vincere due tappe al Tour de France e la Maglia a Pois, oltre a chiudere nella top-10 finale, il bretone ha evidenziato le difficoltà che sta attraversando in questa Grande Boucle, dove si sta andando velocissimi in ogni tappa: “Domenica ho cercato un po’ di più la fuga all’inizio della tappa. È la prima volta che mi sono davvero divertito. Le quattordici tappe precedenti sono state più una questione di sopravvivenza. Ma penso che questo potrebbe essere il mio ultimo Tour. Ci sono voluti 80 chilometri per uscire dal gruppo. Tutti stanno dando il 300% […] Sulla lunga salita di 7 chilometri (la Côte de Rousses a inizio della tappa, ndr), credo che tre quarti dei corridori che ha cercato di entrare nella fuga abbia quasi battuto il record personale sui 20 minuti. È pazzesco. Il livello della competizione fa sì che non sia più come una volta”.
Tornando a parlare dei giovani, inevitabile citare il fenomeno francese Paul Seixas, che per Barguil rappresenta tuttavia un’eccezione in un ciclismo nel quale ci sono tanti giovani che rischiano l’esaurimento per provare a passare professionisti: “Paul Seixas è eccezionale, ma una cosa del genere non dovrebbe essere possibile prima dei 20 o 21 anni. Questo potrebbe ridurre il fenomeno. Perché mentre Paul sta andando bene, conosco molti altri che hanno subito un esaurimento. Tendiamo a idealizzare subito chi ha successo, ma molti falliscono miseramente. Penso che non se ne parli abbastanza. Conosco una ragazza che ha avuto un esaurimento a 17 anni perché era stufa del ciclismo. È un fenomeno sociale che va affrontato nello sport perché è diventato estremo, troppo estremo”.
“Sono preoccupato per i giovani che abbandoneranno la scuola prematuramente – ha aggiunto il corridore della Picnic PostNL – La loro cerchia sociale è limitata al ciclismo. Non hanno amici altrove. Se tutto finisse da un giorno all’altro, su cosa potrebbero contare? Tutti dicono che tra i professionisti c’è il doping. Ma ora finiranno per cercare di diventare professionisti ricorrendo al doping. E questo mi spaventa davvero per i giovani“.
| Crea la tua Fantasquadra per la terza settimana del Tour de France 2026: montepremi minimo di 500€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |












