Pagelle Giro dei Paesi Baschi 2026: consacrazione Seixas, grinta Lipowitz, efficacia Johannessen – Settimana da dimenticare per Ayuso e Del Toro, Roglič sparisce nella pioggia

Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), 10: Ormai si può andare oltre i diminuitivi, il francese è corridore con i cromosomi del campione. Mette subito l’impronta sulla corsa vincendo la cronometro di apertura e poi dà sfoggio di potenza e classe il giorno dopo, chiudendo in pratica i conti per la classifica generale dopo neanche 200 chilometri di corsa. Gli avversari più quotati escono di scena e lui dà l’idea di poter disporre a piacimento della situazione, attaccando in discesa e confezionando la splendida azione che gli vale il successo nella frazione più difficile. “Talentino” e cose simili ormai sono definizioni superate: 19 anni sì, ma è già una stella, altroché.

Ion Izagirre (Cofidis), 9: Fra lui e il dominatore della settimana ci sono 18 anni di differenza. Una carriera, praticamente, considerando che il francese ha appena iniziato e il basco ha fatto sapere di voler chiudere il suo percorso agonistico a fine 2026. Eppure, il 37enne “padrone di casa” mostra una condizione straordinaria, chiudendo 4 volte (su 6) nei primi 10 di giornata e piazzandosi al quarto posto nella classifica generale, con il podio che gli sfugge solo per la coraggiosa azione a lunga gittata di un rivale. Inoltre, una sua mossa è risultata molto preziosa nella vittoria di tappa del compagno di squadra Alex Aranburu, successo a dir poco d’oro per la formazione francese. Insomma, non un corridore sul viale del tramonto. Chissà che non ci ripensi…

Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), 8: Inizia maluccio, incassando un ritardo, soprattutto nella seconda tappa, che sembra spedirlo definitivamente fuori classifica. Lui, però, decide di reagire alle avversità e si lancia praticamente sempre all’attacco. A forza di fuga, in classifica ci rientra e, grazie al sostegno della squadra, in particolare nell’ultima giornata di gara, riesce addirittura a salire sul terzo gradino del podio, entrando nella foto ricordo conclusiva. Sperava in un successo di tappa, ma può lasciare i Paesi Baschi con un risultato notevolissimo nelle tasche.

Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe): 7,5: Con questo secondo posto fanno quattro podi in corse a tappe WorldTour nello spazio di un anno. E il conto assume ancora peso se si aggiunge la terza piazza finale dello scorso Tour de France… Insomma, il tedesco è forte e continuo, ma in questa settimana basca non ha convinto del tutto, spendendosi in tanti “attacchini” poco fruttuosi e dimostrando anche una certa incertezza nella gestione dei rapporti di squadra. Precisiamo: il risultato finale è ottimo e Seixas, con ogni probabilità, qui non era battibile, ma, anche per il futuro, qualche azione poteva essere meglio congegnata.

Andrew August (Ineos Grenadiers), 7,5: La vittoria di tappa, la prima di livello WorldTour per il 20enne statunitense, è un piccolo capolavoro, considerata soprattutto la concorrenza che è riuscito a piegare nel contesto della fuga. Il ragazzo sa come muoversi e sa fare differenze su tracciati difficili, ma non va neppure trascurato l’ottimo piazzamento conseguito nella cronometro inaugurale. Se ci sono ancora margini di crescita, potrà fare grandi cose.

Clément Champoussin (XDS Astana), 7: Ormai è un piazzato per eccellenza e questa volta te lo ritrovi al quinto posto della classifica finale di una corsa WorldTour. Regolare, attento e molto bravo a chiudere l’ultima tappa nel risicatissimo gruppetto dei migliori della classifica generale. In termini di rendimento complessivo, è uno dei migliori risultati della sua intera carriera.

Pello Bilbao (Bahrain Victorious), 7: Qualche ora prima annuncia il ritiro a fine stagione e poi sfodera la gran prestazione che gli consente di risalire la corrente della classifica generale fino al sesto posto. Da qui a fine stagione mancano 6 mesi, sicuro che proverà a mettere un timbro di classe sulla sua uscita di scena.

Alex Aranburu (Cofidis), 7: Sulle strade di casa confeziona un successo di tappa di altissimo profilo. Va in fuga, tiene botta su un percorso tutt’altro che comodo e poi piazza un acuto che fa felice lui e felicissima la squadra. È la terza vittoria di giornata, in tre edizioni diverse di Itzulia, per il 30enne basco.

Axel Laurance (Ineos Grenadiers), 7: Uno degli emblemi del nuovo corso Ineos. Aggiunge un altro successo alla sua bacheca e lo fa alla sua maniera, gestendo al meglio un finale di gara convulso e di non facile lettura. Che avesse classe era cosa nota, ma l’impressione è che in queste settimane la stia indirizzando esattamente dove può fruttare di più.

Matthew Riccitello (Decathlon CMA CGM), 6,5: Si cala molto bene nel ruolo di sostegno per il capitano capolista e fa quello che deve fare, così come ha fatto il giovanissimo Léo Bisiaux, messosi a disposizione delle strategie di squadra in momenti importanti della corsa. Entrambi però sono un po’ mancati nella fase centrale dell’ultima, caotica, tappa.

Javier Romo (Movistar), 6,5: Una delle sue migliori prestazioni, in termini di continuità: chiude settimo nella generale, sfruttando al meglio i vari “buchi” venutisi a creare nel campo partenti e sfoderando prestazioni di ottimo livello, compresa quella che gli è valsa il terzo posto nella tappa più difficile.

Igor Arrieta (UAE Emirates XRG), 6,5: Attivissimo e determinato, a suon di attacchi e di buone prestazioni si ritrova ottavo nella classifica finale. Sfiora anche la vittoria di tappa (secondo a Basauri) e si conferma corridore di prospettiva, anche se forse la squadra sperava in qualcosa di più nell’ultima tappa, visto il lavoro fatto per lui.

Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), 6: Settimana sull’altalena per il danese, che fa una discreta cronometro, è secondo solo a Seixas nella seconda tappa e rimane con il podio a tiro fino alla penultima tappa, momento in cui “salta”, perdendo quasi 20 minuti dai migliori. Il giorno dopo, comunque, si sveglia bene, va all’attacco, tiene botta fino alla fine e riesce a risalire qualche casella nella classifica generale.

Kévin Vauquelin (Ineos Grenadiers), 6: Come il “collega” appena citato, passa da ottimi momenti a frangenti complicati. Inizia alla grande nella cronometro, poi una seconda tappa con guai assortiti lo vedono scivolare indietro nella generale. Rimane comunque determinato a raccogliere qualcosa di buono nella sua settimana e trova un quarto posto nella tappa “regina”, riuscendo anche a rientrare nella Top 10 finale grazie a una buona prestazione nell’ultima giornata di gara.

Christian Scaroni (XDS Astana), 6: Due volte all’attacco e in un’occasione accarezza anche la vittoria, anche se il caotico finale della quarta tappa lo vede poi costretto a celebrare il terzo posto di giornata. Buone indicazioni in vista delle Ardenne.

Filippo Fiorelli (Visma|Lease a Bike), 6: Battagliero protagonista dell’esigentissima ultima tappa, raccoglie il miglior piazzamento della sua annata finora e guadagna probabilmente del credito in più nell’economia della squadra neerlandese.

Simone Velasco (XDS Astana), 6: Ci prova anche lui all’ultimo giorno e pure lui combatte fino all’ultimo metro, accontentandosi però del settimo posto. Chiude 23esimo nella generale ed è il miglior italiano in classifica.

Isaac Del Toro (UAE Emirates XRG), 5,5: Era uno dei grandi favoriti della vigilia, ma già dalla cronometro di apertura si era intuito che ci fosse qualcosa che non andava. Perde terreno da Seixas anche il giorno successivo e poi finisce anche a terra, vedendosi costretto al ritiro. Caduta a parte, viene il dubbio che sia stato un po’ troppo “spremuto” nella prima parte di questa stagione.

Cian Uijtdebroeks (Movistar), 5,5: Segnali positivi ce ne sono, ma nell’ultima tappa affonda, probabilmente a causa delle condizioni meteo, e finisce per aggiungere una nuova incompiuta al suo cammino recente. Chiude al dodicesimo posto della classifica generale, finendo alle spalle di corridori che sarebbero stati ben alla sua portata.

Ben Healy (Ef Education-EasyPost), 5,5: Non è ancora quello dei momenti migliori, ma sembra mettersi alla prova, lanciandosi all’attacco in tre tappe, più della metà di quelle in cui era possibile farlo. Gli manca però il colpo di pedale che in passato gli ha permesso di cesellare azioni di “fuga dalla fuga” ormai proverbiali. Da vedere se stia tenendo il meglio per altri momenti della stagione.

Primož Roglič (Red Bull-Bora-hansgrohe), 5: Che sia un corridore enigmatico, soprattutto in alcuni frangenti, non è certo una scoperta di questi giorni. Qui comincia bene, è ampiamente in corsa per il podio, corsa che lo vede accusare un passo indietro nella penultima tappa, a vantaggio del compagno di squadra Lipowitz. L’ultima tappa, poi, lo vede naufragare a 20 minuti dagli altri uomini di classifica. In attesa di conoscere i motivi del crollo, sempre che si sappiano, sul piano del risultato non è evidentemente l’epilogo che ci si aspettava.

Julian Alaphilippe (Tudor), 5: Un percorso del genere lo avrebbe visto fare faville negli anni passati, ma la carta d’identità sembra essere ormai un fattore pesante nelle sue prestazioni. Chiude senza sussulti, ritirandosi alla vigilia dell’ultima tappa per preparare meglio l’avvicinamento alle Classiche delle Ardenne.

Juan Ayuso (Lidl-Trek), 5: Le avvisaglie non erano delle migliori, dato che tornava in gara dopo un’assenza agonistica considerevole. Da un corridore così, comunque, ci si aspetta sempre qualche segnale, quando è in gara; lui, però, parte maluccio con la cronometro e poi decide di fermarsi a causa di problemi gastro-intestinali. Stagione da ricostruire.

Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), 5: Non riesce a mettersi in evidenza e chiude la sua partecipazione senza alcun acuto, finendo nella lunghissima lista dei corridori ritirati nell’arco dell’ultima tappa.

Ben Tulett (Visma|Lease a Bike), sv: Era l’uomo di classifica di una squadra molto importante, ma non riesce a portare a termine il compito assegnatogli, anche per via di un malanno fisico emerso nel corso della seconda parte della settimana.

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