Motociclette e scie, quale soluzione? “Mettiamo un regolatore davanti al gruppo che controlli che venga mantenuta la distanza”

Continua a tenere banco la questione “motociclette e scie” nel ciclismo. Nelle ultime settimane, tra Giro di Romandia e Giro d’Italia, non sono mancati gli episodi che hanno riacceso l’annoso dibattito riguardante l’influenza che hanno le moto sull’esito delle gare, andando sì talvolta a favorire gli attaccanti e, altre volte, il gruppo degli inseguitori, ma generando in ogni caso proteste e polemiche. Un problema che appare di non facile soluzione, anche se ultimamente c’è chi, come il presidente del CPA Adam Hansen, ha proposto (un po’ ironicamente) di fare una colletta per dotare le telecamere sulle moto di uno zoom più potente e chi, come il DS della UAE Joxean Matxin, ha invece prospettato rimedi ancor più tecnologici.
Altri attori del mondo del ciclismo hanno detto la loro negli ultimi giorni riguardo a tale questione, come il direttore sportivo della Movistar Max Sciandri: “Le moto hanno un’influenza enorme, davvero enorme – ha dichiarato a Marca – Il problema attuale è che la velocità è già di per sé altissima. Quando si corre a questi livelli, i 2, 3 o 5 chilometri all’ora di vantaggio che può darti il fatto di stare dietro alla moto fanno una differenza incredibile. Pensiamo che chi viene da dietro all’inseguimento sta correndo a 65 o 70 chilometri all’ora, ecco perché l’impatto della moto è così esagerato”.
Il DS della Movistar si dice favorevole alle riprese ravvicinate perché “questo tipo di produzione moderna ha fatto molto bene al ciclismo e a tutto il nostro sport” e ritiene che l’utilizzo di “droni o tecnologie simili” possa rappresentare una possibile soluzione alle scie delle moto, ma per il tecnico italo-britannico il rimedio ideale consisterebbe nel “disporre di un regolatore davanti al gruppo che controlli la posizione della moto di ripresa e si assicuri che venga mantenuta la distanza“.
“È una questione che sta suscitando grande scalpore, soprattutto dopo il Tour dello scorso anno”, ha aggiunto invece il DS della EF Education-EasyPost Juan Manuel Gárate, secondo cui l’influenza delle moto “fa parte del gioco”: “Se vai a 20 km/h e la moto è a 50 metri di distanza, non influisce; ma se vai a 60 km/h, si nota, e anche molto“, ha ammesso lo spagnolo, che tuttavia non vede “una soluzione facile” a questo problema che, secondo Gárate, è molto sentito dai corridori: “Non si lamentano per capriccio“, ma perché “sentono fisicamente la scia“.
Proprio riguardo ai corridori, sulla questione si è espresso anche un veterano del gruppo come Nelson Oliveria (Movistar): “Il finale di gara è diverso da quando ci sono così tante moto. Spesso andiamo troppo veloci a causa loro. Dovrebbero mantenere una distanza maggiore. Le telecamere hanno una qualità sufficiente per fare uno zoom maggiore. Influiscono molto sul corridore in testa al gruppo e sulla fuga. L’organizzatore, l’UCI o i commissari dovrebbero dialogare di più con l’autorità di regolamentazione. Credo che non si presti attenzione. Bisogna trovare un equilibrio e trovare una soluzione“.
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