Doping, nuova inchiesta: Aicar ed Epo sarebbero ancora ben presenti in gruppo e chi vuole parlare è minacciato di morte
Nuova inchiesta doping della TV tedesca che porta a domande e sospetti. Un documentario trasmesso da ARD parte dalla ben nota Operazione Aderlass per tracciare ancora una volta un quadro decisamente poco confortante del sottobosco del nostro sport. Partendo dunque dall’inchiesta che aveva come figura centrale il dottor Mark Schmidt, medico tedesco che in passato aveva collaborato con la Gerolsteiner, nel cui laboratorio vennero ritrovati preparati dopanti, sacche di sangue, strumenti per effettuare trasfusioni e una centrifuga. Nato a seguito della testimonianza di due sciatori di fondo durante i mondiali della disciplina nel febbraio 2019, quel caso coinvolse molti corridori, tra cui anche italiani, oltre che austriaci, sloveni, croati e tedeschi, di cui alcuni anche in attività.
Finita abbastanza nel dimenticatoio, quella operazione avrebbe visto molti personaggi evitare conseguenze pesanti, fra cui anche “un complice di Schmidt che lavorava da anni nella Ineos” e che “avrebbe svolto un ruolo importante nella rete”, come riporta il procuratore capo di Monaco di Baviera, Kai Gräber, che si era occupato di un caso che non sarebbe stato svolto nel migliore dei modi, tanto che non sarebbero state condotte ulteriori indagini nei confronti di una quindicina di sospettati che in un modo o nell’altro orbitavano attorno al medico tedesco. Tuttavia, come spiega lui stesso “è possibile che i fatti accaduti in passato non possano più essere puniti a causa della prescrizione”, visto che i tribunali sportivi hanno una prescrizione di dieci anni.
Tra questi ci sarebbero 14 persone, alcuni anche “gravemente sospettate”, che non hanno subito nessuna conseguenza e “la maggior parte” sarebbero ciclisti. L’emittente non ha fatto nomi, ma ha provato a soffermarsi sul ruolo della persona che lavorerebbe, condizionale ovviamente necessario visto che non si sa molto di questa persona, alla Ineos Grenadiers. Il team non ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti tedeschi e non è detto che in squadra sappiano del suo presunto coinvolgimento passato, ma avrebbe avuto un ruolo centrale presentando al medico di Erfurt un presunto spacciatore di doping, il cui nome in codice era Maestro Balthazar, nonché avrebbe finanziato un terzo uomo per l’acquisto di attrezzature per pratiche di doping ematico, fornendo anche informazioni riservate riguardo alcuni ciclisti e aiutando Schmidt a recarsi al Tour de France.
La ARD ha interpellato un esperto di diritto sportivo che ha descritto come “difficile da sopportare” la possibile presenza di quest’uomo anche alla prossima edizione della Grande Boucle, sottolineando inoltre che l’approccio adottato dalle organizzazioni coinvolte nelle indagini sia stato “quantomeno altamente negligente”. Nel frattempo, a inizio stagione, sarebbero emerse novità da parte delle autorità tedesche, che avrebbero così contattato la nuova Agenzia Internazionale per i Test (ITA), che ha fatto sapere di aver avviato alcune indagini, seppur su circostanze non chiarite, ma “l’esito di questa indagine non ha permesso di trasmettere alcun potenziale caso sospetto all’UCI“.
Oltre al doping ematico, un testimone ha confermato la presenza in gruppo dell’Aicar, sostanza che era stata usata per la prima volta nello sporto ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, per approdare poi nel ciclismo nel 2012 visto l’effetto soprattutto sulle capacità di resistenza degli atleti. Nel 2013 era stato annunciato un test per rintracciarne nel sangue la presenza e la provenienza, distinguendo dalla parte endogena, portando così gradualmente alla scomparsa di questa forma di doping, anche se negli anni se ne è tornato a parlare (l’ultima volta fu nel 2019, quando ne fu sospettato l’uso mischiato nelle borracce).
Secondo un testimone (un ex ciclista professionista che ha militato recentemente in una squadra di primo piano) sentito dalla TV tedesca, “l’Aicar era ed è il mezzo preferito del gruppo” ancora oggi, e il nutrizionista Oliver Catlin ha spiegato che le misure adottate dall’agenzia antidoping contro l’Aicar sarebbero praticamente inefficaci, sia perché il margine di rilevamento della sostanza è estremamente ridotto, sia perché esisterebbero una gran quantità di sostanze reperibili online (si parla di centinaia) e solo quattro di queste sarebbero nell’elenco delle sostanze proibite dell’Agenzia Mondiale Antidoping.
Lo stesso testimone ha ricordato come “l’EPO sia ancora popolare, ma in microdosi”, sottolineando come “molti ciclisti hanno paura di parlare”. L’uomo ha infatti spiegato di conoscere “alcuni che volevano testimoniare, ma sono stati minacciati di morte quando i responsabili del doping hanno scoperto che volevano parlare”. E se dal 2015 ad oggi non ci sono stati casi di positività nel corso del Tour de France (peraltro in quell’occasione la positività fu alla cocaina, portando a 18 mesi di squalifica per doping non intenzionale), “credere che non sia stato assunto nulla di illegale al Tour de France dal 2015 a oggi è una barzelletta”, aggiunge l’uomo che sottolinea “di esserci andato vicino, rendendosi conto che il doping è ancora presente”.
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