Come fa Tadej Pogačar ad andare così forte? “Quando gli altri sono a tutta, lui sta pedalando al suo ritmo di allenamento”

Le grandi performance di Tadej Pogačar continuano a stupire e a far discutere. Così come lo scorso anno, anche in questo 2025 il fenomeno sloveno è apparso di un’altra categoria rispetto agli altri corridori del gruppo, offrendo prestazioni di altissimo livello e facendolo in maniera costante per tutta la stagione, da febbraio a ottobre. Oltre alle sue vittorie, a impressionare è anche il modo in cui le ottiene, attaccando spesso da lontano e restando in testa da solo già a molti chilometri dal traguardo. Ma come fa il 27enne della UAE Team Emirates XRG ad andare così forte? Il preparatore belga Paul Van Den Bosch, che in carriera ha allenato corridori come Sven Nys, Tim Wellens, Thomas De Gendt e André Greipel, ha provato a dare una spiegazione.
Il 68enne ne ha parlato in un’intervista a Sporza: “Sembra non conoscere cali. Non si vede in nessun altro corridore. Van der Poel, ad esempio, ha periodi in cui brilla, ma poi non lo si vede per un po’. Lo stesso vale per Wout van Aert. E Vingegaard sceglie deliberatamente le gare a tappe e il Tour, ma non è a quel livello altrove. Pogačar è sempre presente“.
“Sono in questo settore da anni e ho visto un’evoluzione verso un allenamento molto più intenso rispetto al passato – ha proseguito Van Den Bosch – Oggigiorno ogni ciclista trascorre molto tempo in sella alla bicicletta, ma chi è anche in grado di andare più veloce? Questa è la domanda. E ho sentito dire che Pogacar è un’eccezione in questo senso“.
Negli scorsi mesi, lo sloveno aveva rivelato in un video che in allenamento raggiunge i 320-340 watt in zona 2: “Si tratta di circa cinque watt per chilo – analizza il preparatore belga – Per la maggior parte dei corridori, questa è già una sessione di allenamento estenuante. Lui riesce a mantenerla per sei ore di fila… Pogačar riesce a completare quasi tutte le sessioni di allenamento ad alta intensità. Gli altri corridori lo fanno a blocchi, prendendosela comoda in determinati giorni. Quando fa una sessione di allenamento di resistenza relativamente tranquilla, lo fa a una potenza molto più alta rispetto agli altri. Molti corridori, quindi, si allenano con lui solo una volta“.
“Se, ad esempio, alla Strade Bianche è ancora in un gruppo di trenta corridori, spesso continua semplicemente a pedalare al suo ritmo di allenamento – ha aggiunto il 68enne – Gli altri, invece, stanno già pedalando a un’intensità molto più elevata. A quel punto, lui scatena la sua forza e se ne va. Quando durante una gara pedala ancora nella zona 2, brucia principalmente grassi. Il suo corpo è abituato a farlo, il che significa che, a differenza di molti altri, può conservare meglio le energie per il finale. E questo gli permette di pedalare a tutta velocità per altre due ore alla fine“.
A stupire è anche il fatto che, quando giunge al traguardo dopo questi lunghi sforzi, Pogačar non appaia neppure stanco: “Una volta ho visto i suoi occhi spenti ai Mondiali di Zurigo – ha ammesso Van Den Bosch – Tutto qua. Allora si era capito che aveva davvero superato il limite. Ma per il resto… Di solito arriva fresco come una rosa. Sembra che faccia fatica a stancarsi e che si riprenda bene”.
“Questo lo rende un fenomeno: la combinazione di non stancarsi quasi mai, recuperare molto rapidamente dopo le gare e dopo gli allenamenti e riuscire comunque ad allenarsi molto duramente. È in grado di ricominciare ad allenarsi più intensamente dopo uno sforzo intenso e quindi risponde meglio agli stimoli dell’allenamento. Questa è la chiave per ottenere prestazioni di alto livello in modo così costante“, ha concluso il belga.
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