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Vuelta a España 2018, Quintana: “Se dovrò lavorare per Valverde lo farò, la nostra amicizia ci ha reso più forti”

Nairo Quintana è uno dei corridori più discussi alla Vuelta a España 2018. Il colombiano, spesso tra i più brillanti in salita, non è ancora stato in grado di cogliere un successo di tappa, pur avendo dimostrato a più riprese di essere uno dei migliori. Molti lo accusano nuovamente di un eccessivo attendismo, che non gli permette di avere chance di vittoria. La polemica è stata alimentata dal gesto di Simon Yates (Mitchelton-Scott), che lo ha platealmente mandato a quel paese quando si è rifiutato di collaborare per rientrare su Miguel Angel Lopez (Astana). Terzo in classifica generale, il colombiano ha ancora ottime chance di lottare per il successo finale, ma per farlo dovrà sicuramente attaccare, anche per la presenza di una cronometro individuale domani.

L’atleta della Movistar ha analizzato la situazione attuale nella corsa: “A volte, ciò che desideri – nel nostro caso avere il leader della generale prima della cronometro – non è ciò che succede alla fine. Il fatto che siamo ben posizionati io e Alejandro ha giocato un ruolo importante nel modo in cui la corsa si è svolta finora. Veniamo qui dopo un Tour de France davvero duro, mentre alcuni dei nostri rivali hanno avuto la chance di prepararsi bene dopo il Giro. Sia Yates sia Lopez sono stati grandi protagonisti. Dal Giro arriva anche Richard Carapaz, che è arrivato in questa corsa fresco e in forza, e ci ha aiutato molto durante le prime due settimane. La cosa importante per noi è che rimaniamo davanti nella lotta. I distacchi dovrebbero essere più definiti dopo la cronometro di martedì”.

Il colombiano ha poi analizzato le prime due settimane: “Abbiamo semplicemente perso tempo soltanto con i secondi bonus, cosa che non mi piace. L’uguaglianza di forze tra tutti i principali contendenti è stata la chiave che alcuni dei nostri rivali hanno usato per guadagnare terreno su di noi con questi bonus. Spero di poter evitare che la situazione si ripeta nella parte rimanente della corsa, e insieme ad Alejandro, fare maggiore attenzione a questi finali. D’altra parte, Alejandro dovrebbe essere il migliore nella cronometro tra tutti i contendenti, e di sicuro ne trarrà vantaggio. Dopo di quella, vedremo come staranno le cose prima delle montagne finali, e come mi sento”.

Un altro argomento che tiene banco tra gli appassionati è il suo dualismo con Valverde, una considerazione che Quintana respinge con fermezza: “Se dovrò lavorare per Alejandro lo farò, è chiaro. Inoltre, avremo un grosso vantaggio dalla nostra parte nei momenti più difficili nelle tre tappe di montagne finali, ovvero Richard Carapaz, un uomo da tenere in considerazione. Spero che avremo il suo supporto ancora nella settimana finale. Io e Alejandro siamo sempre stati bene insieme, e non sarebbe la prima volta che lavorerei per lui. L’amicizia che abbiamo stretto negli ultimi sette anni ha reso il nostro team più forte, e ha resto più forti anche noi. Ciò che ha detto è vero: l’unica cosa importante è vincere la Vuelta con un Movistar. Rimane la cronometro, ci sono tre tappe di montagna rimaste, una tappa a Lleida con possibilità di ventaglia… Non sappiamo cosa succederà, ma la cosa positiva per noi è che siamo ancora lì, e che abbiamo ottime gambe”.

Infine qualche breve battuta sulle critiche per i pochi attacchi: “Le mie gambe fanno male, le critiche meno. Non sono onnipotente, non posso fare molto. Sto facendo bene, è solo che non sono superiore ai nostri rivali, è ovvio. Quando ho avuto le gambe, ne ho tratto vantaggio e ho attaccato. Altre volte sono stato distrutto dai miei rivali. In questo caso, sto mantenendo un buon livello. E quando ho le gambe, provo ad attaccare”.

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