Tour de France 2026, Naesen pensa di sapere cosa l’antidoping stava cercando in piena notte da Pogačar e Vingegaard: “Sostanza un tempo non rilevabile e usata ai tempi bui”

Oliver Naesen pensa di sapere perché l’agenzia antidoping ha fatto i suoi controlli in piena notte durante il Tour de France 2026. L’esperto corridore belga si è aggiunto ai numerosi commentatori dell’argomento che da due giorni, soprattutto nel corso della giornata di riposo e ancor di più dopo il ritiro di Jonas Vingegaard, che lo stesso Tadej Pogačar, altra ‘vittima’ dei controllori, non ha escluso possa essere in qualche modo legato al fatto di essere stato svegliato alle due di notte per fornire un campione da testare. Compreso che si è trattato di qualcosa di regolamentare, seppur eccezionale, come dimostra l’autorizzazione richiesta e ottenuta da parte delle autorità preposte in Francia, non è dato sapere cosa stessero effettivamente cercando.

A provare a dare una risposta ci pensa il corridore della Decathlon CMA CGM, che si è inserito nel dibattito parlando al podcast di HLN, sottolineando come sia “una questione che va presa sul serio” e ricordando come ci sono alcune sostanze che restano nel sangue per poche ore, quindi non sono rilevabili nei controlli effettuati al termine della tappa (immaginando che l’assunzione possa essere fatta prima della partenza, oppure la sera prima). “Allora non si può effettuare il controllo dopo il Plateau de Solaison, perché chi lo assumerebbe in un giorno di riposo?”, riflette il corridore fiammingo, che dunque concede che “bisogna effettuare il test in un momento in cui conta davvero”, aggiungendo tuttavia che “nessuno la assumerebbe alle 23:00”,

Ma di cosa sta parlando dunque il classe 1989, che non esita a definire “poco professionale” questo intervento notturno, che a lui sembra poter essere “anche un po’ un desiderio di mettersi in mostra”: “Ho sentito che stanno cercando ormoni della crescita. Ma chi è mai stato beccato a usarli? È la prima volta che sento parlare di un giro di vite sugli ormoni della crescita. È una sostanza che un tempo era non rilevabile e veniva usata negli anni bui”.

Resta in ogni caso la necessità di “tracciare un confine da qualche parte, perché non si può semplicemente dare per scontato che faccia tutto parte del gioco”. Secondo Naesen, che ritiene peraltro “un po’ ingiusto che né Seixas né Evenepoel siano stati sottoposti a quei controlli”, servirebbe trovare un equilibrio: “Fino a che punto dovremmo sottoporre i corridori ai controlli in qualsiasi momento della giornata? Se esistono effettivamente sostanze dopanti che rimangono nell’organismo solo per tre ore, allora la tentazione è certamente forte, ovviamente […] Ma bisogna tracciare un confine. Fino a che punto si può controllare un atleta?”.

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