Tour de France 2026, enorme afflusso di pubblico sull’Alpe d’Huez e monta la preoccupazione: “Ci sono persone che pensano di essere a un carnevale” – “Speriamo ci siano le transenne”

Il Tour de France 2026 salirà per due volte su L’Alpe d’Huez, in due giorni diversi. Gli organizzatori hanno infatti deciso di piazzare sulla storica salita il finale sia della tappa numero 19 che di quella numero 20. Lo scenario sarà quindi quello di giornate decisive per la corsa che si vivranno su una strada tradizionalmente gravida di spettatori. E in questo Tour le cose sembrano essere ancora più grandi rispetto al passato in tema di afflusso di pubblico. Peraltro, l’Alpe d’Huez è già stato teatro di situazioni a dir poco complicate, oltre che di incidenti dovuti proprio al pubblico, basti pensare a quel che successe a Vincenzo Nibali nel Tour 2018, quando il siciliano finì a terra a seguito del contatto con una persona a bordo strada, riportando anche un infortunio.
L’organizzazione ha diffuso una sorta di vademecum per gli spettatori: “Non toccare i corridori, non usare fumogeni, tenere i telefoni fuori dalla sede stradale, non stare in mezzo alla strada, non ostruire il passaggio dei corridori con le bandiere”, e, più in generale “non fare niente di stupido“. La preoccupazione, però, serpeggia in gruppo, anche alla luce di quel che stava per capitare a Richard Carapaz meno di 24 ore fa.
Richard Plugge, direttore generale della Visma|Lease a Bike, non usa mezzi termini per dare il suo punto di vista: “La gente si butta davanti alle ammiraglie quando passano – le sue parole riportate da In de Leiderstrui – Non hanno idea di quel che fanno. Se lo fanno davanti a un corridore, lo mettono in pericolo di vita. Ci sono parecchie persone che pensano di essere a un carnevale, bevono birra tutto il giorno e a un certo punto non sanno più cosa stanno facendo. Questo per me è un vero problema. Sì, penso che l’accesso ad alcune salite vada messo a pagamento”.
Alla vigilia della tappa numero 19, quella in programma oggi – venerdì 24 luglio – si è espresso con qualche nota di preoccupazione anche Remco Evenepoel. Il belga, secondo in classifica generale, è all’esordio sull’Alpe d’Huez. “Non vedo l’ora di scoprire questa salita in gara, ma ho un po’ di timore. Fa paura vedere quanto a volte la gente restringe lo spazio. Vedremo quanto le cose saranno estreme, perché è un aspetto che può avere un impatto significativo sulla gara, soprattutto se ti trovi bloccato dietro qualcuno e non puoi reagire in tempo a quel che succede”.
Evenepoel ha una speranza, per il momento non confermata dall’organizzazione, in termini di “contromisure di sicurezza”: “Mi auguro che mettano corde e transenne già a partire dai meno 5 chilometri all’arrivo – le parole del corridore della Red Bull-Bora-hansgrohe – Vedremo comunque se e quanto sarà pericoloso”.
Un po’ di preoccupazione trova casa anche nell’animo di Paul Seixas: “Spero che tutto vada bene sull’Alpe d’Huez – il pensiero del capitano della Decathlon CMA CGM alla vigilia della prima ascesa – Perché è un contesto che può essere pericoloso“.
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