Pagelle Tour de France 2026: l’onnipotente Pogačar fa storia a sé, Evenepoel entra in una nuova dimensione – Del Toro e Seixas sono più che giovani stelle, Van der Poel e Pedersen si confermano mostruosi – Italia non pervenuta

Tadej Pogačar (UAE Team Emirates XRG), 35,26: Come il nuovo record sull’Alpe d’Huez, simbolo numerico di un dominio che non sembra avere fine e che, tappa dopo tappa e chilometro dopo chilometro, si arricchisce di nuovi splendori. L’impressione è quella dell’onnipotenza sportiva, tanto che, fra un’azione devastante e l’altra ci piazza anche il servizio da “gregario” nei confronti di un giovane compagno di squadra, trascinandolo in pratica sul podio finale. Le sue cavalcate solitarie ormai sono una certezza e l’unico dubbio è la tempistica del suo attacco, a cui, di fatto, nessuno può mai rispondere. E, in aggiunta a tutto il resto, regala anche uno spettacolo fantastico nell’ultima tappa, a Tour già vinto. È il più grande di questo periodo e c’è il legittimo sospetto che possa spettargli anche la “nomina” a più grande di tutti i tempi.

Remco Evenepoel (Red Bull-Bora-hansgrohe), 9: Fa la corsa perfetta. ma non può competere con l’enormità del campione sopra citato. Per lui, però, questo Tour è un successo su tutta la linea, considerate le due tappe vinte, il secondo posto finale e, cosa probabilmente ancora più importante, la dimostrazione della capacità di saper tenere lungo le tre settimane, soprattutto sulle salite più lunghe. Dopo tante critiche ricevute in passato, il bi-campione olimpico si è tolto più di qualche sassolino dai pedali: da vedere ora se questo processo di “raffinamento” potrà renderlo ancora più forte di quel che già è.

Isaac Del Toro (UAE Team Emirates XRG), 9: Secondo al Giro d’Italia 2025, terzo al Tour de France 2026. Considerando che il ragazzo non ha ancora compiuto 23 anni c’è di che stropicciarsi gli occhi, anche se il suo talento era già arcinoto. Il messicano ha saputo gestire tutto quel che comporta un Tour, che è “bestia” diversa rispetto a tutte le altre corse, risultando sempre lucido e presente. Certo, avere un compagno di squadra come Pogačar, capace di dominare la scena e di pensare anche alla tua classifica (e anche di “regalarti” una vittoria di tappa), è stato un aiuto non da poco. In generale, comunque, se non pedali forte, i compagni servono proprio a poco…

Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), 9: A 19 anni fa sognare un intero Paese, che aspetta un campione da Grandi Giri ormai da tempo immemore. Il peso delle aspettative, però, non lo schiaccia, visto che rimane efficace in pratica fino alla fine e prova anche, spinto dalla squadra, a piazzare l’azione da tutto per tutto, pensando al podio. Non ci riesce, ma tutto sommato era giusto provarci, anche perché gli rimane in mano un quarto posto che, alla sua età e con il suo livello di esperienza, è davvero un gran risultato. La stoffa c’è, andrà solo sciolto il dubbio relativo ai margini di miglioramento: quanto “spazio” c’è ancora da percorrere?

Mathieu van der Poel (Alpecin-Premier Tech), 9: E dire che nella prima settimana non era del tutto convinto di quel che stava facendo… Vince una tappa in maniera imperiosa, facendo fruttare una fuga da lontano. Ne fa in pratica vincere una anche al compagno di colori Philipsen, portandolo in pratica in braccio fino all’arrivo con un’azione meravigliosa da apripista. Avrebbe potuto anche bastare, ma poi decide di firmare un indimenticabile capolavoro sugli Champs-Élysées, prima tenendo le ruote della Maglia Gialla e poi trovando chissà dove le energie per rilanciare l’azione quando sembrava tutto finito. Un gigante, con un gusto per i capolavori.

Mads Pedersen (Lidl-Trek), 9: Un corridore pazzesco, nel senso più genuino del termine. In testa ha la Maglia Verde e decide di perseguire l’obiettivo nel modo più faticoso possibile, ovvero andando a caccia di punti a suon di attacchi tarati sui traguardi volanti. Quello che stupisce è che per lui non fa differenza se le frazioni sono di pianura, di collina o di montagna: c’è un traguardo da inseguire e si pedala il più forte possibile per andare a prenderlo. Alla fine, la missione riesce e lui può completare la “tripletta” di classifiche a punti, fra Giro, Vuelta e appunto il Tour. E non va dimenticata la vittoria di tappa, maturata proprio con un attacco da lontano.

Richard Carapaz (EF Education-EasyPost), 8,5: Un’ultima settimana favolosa, con due memorabili vittorie di tappa e con una serie di attacchi che gli consentono di portare a casa anche la Maglia a Pois, trofeo più che meritato. Sorretto da una squadra vivace e determinata, in particolare con Ben Healy (7,5 – non è al suo meglio, ma non si risparmia mai) e Sean Quinn (7,5 – spesso nel vivo dell’azione e capace anche di chiudere fra i migliori 20 della generale), dà la miglior dimostrazione possibile di quello che può voler dire essere un corridore determinato e mai arrendevole. Peraltro, non è più un giovanotto e con alcuni degli altri protagonisti la differenza di età è già notevole, ma per lui pare solo un dettaglio poco significativo.

Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 8,5: Alla fine, te lo ritrovi quinto in classifica generale, un risultato che per un corridore che ha ancora 23 anni è pesantissimo. Partito con tutt’altri obiettivi, firma una notevolissima ultima settimana e, “aiutato” anche da qualche ritiro eccellente, risale posizioni su posizioni. Gli manca la vittoria di tappa, ma quando ne aveva la possibilità si è trovato “preda” dell’onnipotente in Maglia Gialla. Né lui né la squadra sembrano avere ancora ben chiara quale strada di “specializzazione” prendere, ma forse, a ben guardare, non è una scelta necessaria.

Tim Merlier (Soudal Quick-Step), 8,5: Il velocista più forte del gruppo. Tre vittorie, una più bella dell’altra, e un terzo posto in rimonta è il bottino che si porta a casa il 33enne belga, che pur avendo un vero e proprio treno a disposizione ha l’incredibile capacità di farsi trovare quasi sempre al posto giusto nel momento giusto e di sbucare all’ultimo per regolare tutti quanti. Non a caso è soprannominato il Mago. Mezzo punto in meno in pagella solo perché è stato un peccato non averlo visto in gara fino alla fine, dato il suo ritiro a inizio terza settimana (a possibilità di volate in pratica esaurite).

Nils Politt (UAE Team Emirates XRG), 8: Come rimarcato più volte, può essere più facile fare “bella figura” con un lavoro di squadra, se poi a completare quel lavoro c’è uno come Pogačar. Il tedesco però è l’emblema della fatica spesa in funzione di altri, con grande profitto, in momenti anche poco visibili di gara. In tema di grande lavoro, notevolissimo quello svolto da Felix Groβschartner (7,5), mentre Adam Yates (6,5) ha dovuto fare i conti con qualche difficoltà, prima di condizione e poi di salute, anche se è poi riuscito a chiudere il Tour in crescendo.

Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), 8: All’inizio della stagione, non aveva preso benissimo l’arrivo in squadra di Juan Ayuso. Lui, comunque, ha fatto parlare la strada, riuscendo a chiudere il Tour davanti allo spagnolo in classifica generale, con prestazioni sempre grintose e di notevole valore. Non ha il talento per competere con i grandissimi, almeno nelle grandi corse a tappe, ma il suo lo sa fare eccome, quando non deve fare i conti con problemi fisici.

Nelson Oliveira (Movistar), 8: In realtà si vede poco o nulla, ma riuscire a concludere il suo 24esimo Grande Giro consecutivo è impresa non indifferente. Il portoghese si ritaglia così un piccolo, ma importante, pezzo nella storia del ciclismo, firmando un primato che sarà difficile togliergli.

Quinn Simmons (Lidl-Trek), 8: Degno compagno di squadra di uno come Pedersen. Attacca, rilancia, si spende per gli altri e, in generale, dà un grandissimo spettacolo. Il miglior risultato personale è un secondo posto, proprio nel giorno in cui fu Pedersen a vincere. In generale, però, dà un contributo enorme alle tattiche di squadra, così come ha fatto, seppur in calando nell’arco delle tre settimane, Mathias Vacek (7).

Tom Pidcock (Pinarello Q36.5 Pro Cycling Team), 7,5: Ha provato a conciliare la ricerca della vittoria di tappa con la cura della generale, utilizzando l’arte della fuga da lontano. Alla fine, l’obiettivo più centrato dei due è quello del piazzamento, dato che riesce a chiudere fra i migliori 10. Per quel che riguarda l’ambito successo di giornata, deve “accontentarsi” di due terzi posti, maturati in finali in cui gli è probabilmente mancato giusto un pizzico di brillantezza.

Mauro Schmid (Team Jayco-AlUla), 7,5: Ne è passato di tempo da quando il suo ex “capo” Patrick Lefevere lo rimbrottava perché si allenava poco… Lo svizzero è protagonista a più riprese, entrando negli attacchi giusti e riuscendo anche a conquistare una splendida vittoria di tappa, a cui aggiunge anche due eccellenti secondi posti, in tappe che inizialmente non sembravano neppure del tutto adatte a lui (la seconda soprattutto). Salva, alla grandissima, il bilancio della sua squadra.

Jasper Philipsen (Alpecin-Premier Tech), 7: Qualche volata “steccata” e forse non coordinata nel migliore dei modi con l’illustre compagno di squadra, nonché apripista d’eccezione Van der Poel. La vittoria di tappa, comunque, arriva e lo fa anche in un modo che pare riaprire persino la corsa per la Maglia Verde a favore del belga; l’idea dura poco, ma nel suo elenco dei meriti c’è l’arrivo a Parigi, con tanto di doppietta di squadra certificata, insieme a VDP.

Mattia Cattaneo (Red Bull-Bora-hansgrohe), 7: Il bergamasco chiude tre settimane con un rendimento in crescendo e mettendo a referto anche una bella prova nella cronometro individuale. Al netto dell’infortunio di Lipowitz, la squadra tedesca ha messo insieme diverse note positive sul piano della compatezza, pensando anche al buon finale di Tour sfoderato da Jai Hindley (6,5) e Maxim Van Gils (6,5).

Olav Kooij (Decathlon CMA CGM), 7: Arriva finalmente a correre quel Tour che tanto bramava e riesce subito a piazzare la zampata del velocista di classe. Il successo è di quelli pesanti (è anche l’unico della sua squadra, votata quasi del tutto a Seixas) ed è integrato anche da due secondi e da due terzi posti. Completa la fatica e si conferma uno dei velocisti più affidabili in gruppo.

Baptiste Veistroffer (Lotto-Intermarché), 7: Uno degli “animatori” più determinati dell’intera corsa, scatta appena può e conferma una certa predilezione per le giornate solitarie, macinando chilometri in testa alla corsa. Alla fine, di concreto raccoglie poco, eccezion fatta per i vari premi della combattività (che comunque qualcosa rendono), ma ormai si è fatto un nome.

Søren Wærenskjold (Uno-X Mobility), 7: Ci era già andato vicino e stavolta riesce a mettere la sua firma nell’elenco dei vincitori di tappa aggiudicandosi una volata abbastanza strana. Da parte sua, c’è il grande merito di aver colto l’occasione e di aver contribuito a spingere ancora più in alto la squadra norvegese, il cui percorso di crescita generale non ha perso inerzia dopo il passaggio a WorldTour.

Jordan Jegat (TotalEnergies), 6,5: Lo scalatore francese copia e incolla andamento e risultato del Tour dello scorso anno. Qualche fuga “giusta” e buone prestazioni nelle tappe più impegnative gli consentono di chiudere al decimo posto finale per il secondo anno consecutivo.

Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), 6,5: Se il compagno di squadra sopracitato è riuscito nell’impresa di prendersi una tappa, lui deve di nuovo accontentarsi dei piazzamenti e dei relativi complimenti. Rispetto al 2025, ammaina da subito l’idea di fare classifica e si lancia all’attacco con costanza e dedizione. Gli manca, appunto, il grande risultato, ma si conferma corridore che ha stoffa e gambe.

Davide Piganzoli (Visma|Lease a Bike), 6,5: Sull’onda di quanto fatto al Giro d’Italia, inizia molto bene, risultando spesso presente accanto a capitan Vingegaard nei momenti caldi delle tappe, cronosquadre compresa. Poi, però, per la squadra giallonera le cose hanno preso una piega più che sfortunata e lui non è riuscito, al netto di tappe corse con determinazione, a lasciare il segno individuale che avrebbe voluto. Comunque, l’accoppiata Giro-Tour, per un ragazzo ancora molto giovane, è stata portata a termine con tante buone indicazioni per il futuro.

Sepp Kuss (Visma | Lease a Bike), 6,5:  Anche per lui, dopo l’uscita di scena del capitano, sono cambiati compiti e prospettive. Stava per firmare un nuovo colpo da maestro, dopo quello recentemente visto al Giro, ma due cadute ne pregiudicano la possibilità di vincere il tappone alpino del penultimo giorno. In casa giallonera va poi sottolineato il grande lavoro fatto da Bruno Armirail (7) a favore dei compagni di squadra.

Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), 6,5: Vivace, battagliero e voglioso di mettersi in mostra fra tappe e Maglia a Pois, trova però sempre sulla sua strada corridori con un maggior tasso di classe. Alla fine, il fatturato è relativamente scarso (quarto posto di tappa come miglior piazzamento di giornata e lontanissimo nella generale), ma a suo merito ci sono tanti attacchi.

Yannis Voisard (Tudor Pro Cycling Team), 6,5: L’undicesimo posto nella classifica generale non sarà un risultato memorabile, ma è sicuramente importante per un corridore che è ancora in fase di consolidamento a livello professionistico. Si vede poco, ma quando c’è da resistere su salite più o meno lunghe non si tira indietro, regalando anche punti UCI importanti alla causa della squadra e facendo le veci di Michael Storer (5), questa volta clamorosamente assente in termini di rendimento.

Juan Ayuso (Lidl-Trek), 6: Come spesso gli capita, la sua prestazione complessiva è difficile da inquadrare. Chiude il suo Tour addirittura dietro al compagno di squadra, inizialmente meno quotato, Skjelmose, e il settimo posto finale non è con ogni probabilità il risultato che lui stesso e la squadra volevano. A ben guardare, però, porta a casa una Top 10 in un Grande Giro, che, a dispetto della giovane età, era un risultato che gli mancava in pratica da tre stagioni. Considerando anche la stagione non liscia che ha dovuto affrontare prima di questo impegno, può tornare a casa non del tutto abbattuto.

Max Kanter (XDS Astana), 6: Diverse buone volate per il velocista tedesco, che non va lontano dalla vittoria a Pau, venendo superato e battuto solo da Kooij, e che per le prime due settimane resta anche in lizza per la Maglia Verde.

Harold Tejada (XDS Astana), 6: Ci prova spesso, ma il risultato da ricordare è solo sfiorato. Si conferma comunque ottimo interprete di percorsi mossi e di giornate da affrontare con il coltello fra i denti.

Filippo Ganna (Netcompany Ineos), 5,5: Inizia andando vicino a trascinare la sua squadra alla vittoria nella cronosquadre, che gli sarebbe anche valsa la prima Maglia Gialla. Sfumata quella possibilità, non riesce a lasciare il segno in una cronometro individuale che non era propriamente nel suo campo d’azione prediletto. Chiude con un quinto posto come miglior risultato di giornata, senza riuscire a raddrizzare una corsa amara per la sua squadra.

Egan Bernal (Netcompany Ineos), 5,5: È l’emblema di una squadra, quella britannica, che di fatto non ha mai trovato la giusta direzione da percorrere in questa corsa. Il colombiano bascula fra tentativi di fuga e un livello di forma che non gli permette di restare nel vivo dell’azione quando il gioco si fa duro. Stesso discorso per Thymen Arensman (5,5) e, in misura forse ancora maggiore per Kévin Vauquelin (5), mai rivisto sui livelli del 2025.

Biniam Girmay (NSN Cycling Team), 5,5: Un Tour da “vorrei, ma non posso” per lo sprinter eritreo, che ottiene diversi buoni piazzamenti nelle volate, ma non dà mai l’impressione di poter davvero vincere, e che prova anche a lottare per la Maglia Verde, ma si deve arrendere allo strapotere di Pedersen (chiudendo comunque anche alle spalle di Philipsen).

Julian Alaphilippe (Tudor Pro Cycling Team), 5,5: Il viale del tramonto che pareva aver imboccato già da qualche tempo sembra ormai essere arrivato alla fine. Prova a mettersi in azione in qualche fuga, ma i risultati sono sempre ben lontani da quello che è stato il suo splendido passato.

Lennert Van Eetvelt (Lotto Intermarché), 5,5: Come il compagno di squadra De Lie anche lui non è stato molto fortunato né al Giro, né qui al Tour. Diverse cadute lo hanno frenato nella seconda metà di gara, dovendo fare i conti anche con una frattura alle costole nelle tappe finali, mentre nella prima parte è riuscito a mettersi un po’ più in evidenza, con il rimpianto però di essersi rialzato volontariamente dalla fuga che è poi arrivata a giocarsi la vittoria di giornata nella nona tappa.

Antonio Tiberi (Bahrain Victorious), 5,5: Doveva reggere le sorti della classifica per la squadra, ma di fatto sparisce subito dalla tenzone. Anche la possibilità fughe non lo vede particolamente coinvolto, ma riesce a rendersi utile nell’ultima settimana spendendosi per il compagno di squadra Martinez, dando il suo contributo a un risultato finale lusinghiero per la squadra. Qualche giornata sugli scudi anche per Damiano Caruso (6), mentre Matej Mohorič (5) si rivede solo in occasione dell’ultima tappa.

Warren Barguil (Team Picnic PostNL), 5: Il tempo è tiranno e ormai anche cuore e testa non bastano più. Qualche momento di visibilità nei momenti di formazione delle varie fughe, ma quando c’è da arrivare al dunque, sparisce.

Pavel Bittner (Team Picnic PostNL), 5: Il simbolo di una squadra che ha davvero smarrito la retta via. Il ceco sarebbe un corridore ottimo per arrivi impegnativi e, in generale, percorsi mossi, ma viene gettato nella mischia delle volate pure, dove finisce per perdersi. Per lui, e per l’intera formazione, un Tour da dimenticare.

Fernando Gaviria (Caja Rural-Seguros RGA), 5: La sua nuova squadra gli consente di tornare sul palcoscenico più importante di tutti, ma non riesce a sfruttare l’occasione. Un nono posto il miglior piazzamento prima del ritiro.

Romain Grégoire (Groupama-FDJ United), 5: Parte bene, ma sparisce praticamente subito. Da un corridore che pochi giorni prima aveva conquistato il tricolore francese e che nella prima parte dell’anno aveva ottenuto diversi bei risultati ci si aspettava sicuramente molto di più, essendo uno dei cacciatori di tappe più attesi al via.

Sergio Higuita (XDS Astana), 5: Qualche discreto piazzamento ottenuto nella prima parte di stagione potevano far pensare che il colombiano potesse quantomeno mettersi in evidenza in alcune giornate di questo Tour, invece non si è quasi mai visto durante le tre settimane, neppure in fuga, proseguendo quella traiettoria altalenante (tendente verso il basso) che ha caratterizzato la sua carriera nelle ultime annate.

Marc Hirschi (Tudor Pro Cycling Team), 5: In un Tour in cui i cacciatori di tappe hanno avuto a disposizione davvero molte opportunità, lui non trova tempi e modi per riuscire a brillare. Netta involuzione rispetto al corridore che aveva saputo incantare fino a qualche stagione fa.

Ion Izagirre (Cofidis), 5: Le prospettive sembravano buone, visto quel che era stato capace di fare nell’arco della prima metà di stagione, ma il Tour, come detto più volte, è un’altra cosa. In pratica, non si vede mai.

Matteo Jorgenson (Visma | Lease a Bike), 5: D’accordo i malanni, d’accordo la caduta, ma in generale lo statunitense ha dato l’idea di non essersi presentato nel migliore dei modi all’appuntamento. Uscito subito di classifica, doveva rappresentare un uomo molto prezioso per capitan Vingegaard, ma il suo rendimento non è stato quello che ci si poteva attendere, né prima né dopo il ritiro del danese. Il terzo posto nella tappa che la squadra aveva “designato” per lui nell’ultima settimana non può bastare per ingentilire il bilancio finale.

Guillaume Martin (Groupama-FDJ United), 5: Qualche timido tentativo, ma di fatto non riesce mai a essere nel vivo dell’azione. La sua condotta di gara ormai tipica, quella che gli aveva permesso di scalare classifiche generali a suon di fughe, non si vede e alla fine il piatto, suo e della squadra, piange.

Ben O’Connor (Team Jayco AlUla), 5: Di nuovo, un Grande Giro senza particolari sussulti. I grandi piazzamenti in classifica generale di un passato tutto sommato ancora abbastanza recente sembrano ormai lontani e questa volta all’australiano non riescono neanche le imprese da fuggitivo di alta montagna.

Arnaud De Lie (Lotto Intermarché), sv: Il belga replica il risultato del Giro d’Italia, ovvero si ritira dopo poche tappe per malattia. Quest’anno la fortuna non è decisamente dalla sua parte, per lo meno nei Grandi Giri.

Arvid De Klein (Tudor Pro Cycling Team), sv: Dopo tante difficoltà fisiche, la squadra lo ha portato nella corsa più difficile ed esigente al mondo, sperando di ottenerne qualcosa dalle volate, ma il proposito cozza con la durezza della prima settimana del Tour e il neerlandese si ritira subito.

Florian Lipowitz (Red Bull-Bora-hansgrohe), sv: Terzo nel 2025, fuori gara stavolta, a causa di una caduta. La presenza di Evenepoel come compagno di squadra lo ha forse un po’ destabilizzato, ma fino al momento dell’infortunio era pienamente in lizza quantomeno per un posto nei migliori 5 della classifica finale. È giovane, avrà tempo di riprovarci, magari con strategie di squadra un po’ meno complicate da far quadrare.

Cian Uijtdebroeks (Movistar), sv: Il primo Tour del 23enne belga finisce alla sesta tappa, dopo aver lottato nelle prime cinque con febbre e altri problemi a causa dei quali aveva perso terreno in classifica già nella cronosquadre inaugurale.

Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike), sv: Inizia alla grande, firmando il successo della sua formazione nella cronosquadre. Con il passare delle tappe, però, l’idea di poter tenere botta rispetto a Tadej Pogačar si affievolisce, a fronte dell’esplosività dello sloveno e di risposte che, da parte del danese, faticano ad arrivare a quel livello. Ampiamente in corsa per salire di nuovo sul podio finale, deve però arrendersi a seguito dell’infortunio accusato in una caduta. Chissà se vorrà riprovarci in futuro, a inseguire quel podio parigino…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi

Adblock rilevato

Ciao!   Per favore, potresti disattivare il tuo adblocker su SpazioCiclismo? :)   Sappiamo che la pubblicità invasiva è fastidiosa e lavoriamo sempre per cercare di limitarne l'utilizzo. Recentemente abbiamo apportato importanti modifiche proprio in questo senso, cambiando partner per ottimizzare la necessaria raccolta pubblicitaria, che permette al nostro sito di andare avanti da oltre dieci anni, e bilanciarla con la giusta fruibilità del sito.   Altrimenti, puoi abbonarti alla nostra versione AdFree. Il primo mese è gratis, clicca qui per provarla!