Alberto Bettiol (XDS Astana): Il modo più bello per concludere una secca di vittorie che durava da quasi due anni (tre e mezzo se si parla di corse WorldTour). Affronta il finale con l’astuzia della volpe e la ferocia dello squalo, tenendo Andreas Leknessund lì in vista per poi superarlo con una manovra memorabile, sia per il contesto che per la situazione di gara. Da lì in poi, pennella le curve, spinge in pianura e può godersi in perfetta solitudine gli ultimi metri, con tanto di urlo particolarmente liberatorio sotto lo striscione del traguardo. Non vincerà tantissimo, ma quando lo fa, sa farlo in grande stile.
Jasper Stuyven (Soudal Quick-Step): Determinato, volitivo e, indubbiamente, in grande forma. Se nelle prime giornate si era dedicato alle volate del compagno di squadra Paul Magnier, in questo periodo di Giro si sta mettendo in proprio, con la vitalità di un ragazzino, anche se giusto 24 ore prima gli era mancato lo spunto giusto per brillare in volata. Gli manca il risultato grosso, ma la salita di Ungiasca era probabilmente aveva una combinazione “lunghezza-pendenza” troppo arcigna per uno specialista dei muri come lui. Gestisce comunque molto bene la situazione e chiude con un terzo di posto di giornata che ne testimonia una volta di più lo spessore qualitativo.
Josh Kench (Groupama-FDJ United): Un altro corridore che prima di questo Giro era probabilmente ignoto al grande pubblico, ma che si sta ritagliando spazi di qualità. Il neozelandese va all’attacco con il sostegno di due compagni di squadra e lo fa nel giorno adatto, visto l’atteggiamento degli uomini di classifica, per fare un maxi-balzo in avanti in graduatoria. Una mossa à la Guillaume Martin, per restare nel solco della stessa squadra, che gli darà la possibilità di vivere qualche ora nella seconda pagina della generale. Inoltre, il quinto posto di tappa è risultato comunque apprezzabile, considerato anche il livello dei rivali con cui si è trovato a sgomitare sulle salite di giornata.
Movistar Team: Siamo di nuovo qui, con la squadra spagnola a rimpiangere le proprie mosse, visto poi come si è sviluppata la tappa. È pur vero che parlare dopo è ben più facile, però, in una giornata, come questa, non piazzare neppure un corridore in un gruppetto abbastanza nutrito di attaccanti sa decisamente di occasione persa, considerando soprattutto un finale che poteva essere adatto a diversi di loro. Magari, però, i “telefonici” hanno conservato le energie in vista delle montagne valdostane. Vedremo…
Filippo Ganna (Netcompany Ineos): Era molto atteso, fors’anche troppo, visto che il finale non sarebbe stato una passeggiata per un corridore dalle sue caratteristiche. Prova nelle prime fasi, anche con una certa convinzione, a scuotere il gruppo in modo da riuscire ad allontanarsi, ma i vari tentativi non riescono. Nel dopotappa lamenterà il particolare controllo che è stato esercitato su di lui dagli altri, a dimostrazione di quanto tenesse a far bene sul traguardo odierno.
Gli uomini di classifica: Di nuovo? Sì, di nuovo. Perché è giusto gestirsi ed è giusto non prendere rischi, considerando anche quel che c’è all’orizzonte, ma la salita di Ungiasca e la seguente discesa rappresentavano un’occasione non da poco per provare a raggranellare secondi, soprattutto per quel che riguarda una lotta per il podio che si annuncia molto equilibrata, da qui fino alla fine del Giro. La bilancia è andata però a pendere nuovamente verso la “tranquillità” e chissà che qualcuno non rimpianga proprio i secondi che erano potenzialmente conquistabili in questo finale.