I Volti Nuovi del Gruppo, Davide Ballerini: “Sono un generoso, vado in fuga spesso”

Prosegue la nostra rubrica dei Volti Nuovi del Gruppo, il viaggio alla scoperta dei neoprofessionisti italiani che in questo 2017 entreranno a far parte del gruppo. Questa sera abbiamo con noi Davide Ballerini. Nato il 21 settembre 1994 a Cantù, compirà il grande salto di categoria con la Androni – Sidermec di Gianni Savio, malgrado non sia propriamente un novizio nel mondo dei “grandi”. Per due anni ha corso nella categoria Continental, rispettivamente con Team Idea e Unieuro – Wilier, e lo scorso anno ha avuto la possibilità di fare lo stagista con la Tinkoff. Ragazzo combattivo, ha lo spirito giusto per la formazione di Gianni Savio e non sarebbe una sorpresa vederlo spesso all’attacco.

 Come ti sei avvicinato al mondo del ciclismo?

Grazie a mio padre che mi portava a vedere le corse nelle mie zone, come il Giro di Lombardia o il GP Lugano. Prima nuotavo, ma dopo sei anni mi ero stancato e ho provato il ciclismo.

Per chi non ti conosce che tipo di corridore sei?
Sono un passista veloce. Molto generoso, vado in fuga molto spesso e spero che arrivi qualche successo importante così.

Due vittorie entrambe importanti nella ultima stagione da Under23. C’è una in particolare a cui sei legato?
La Firenze – Empoli. Ci tenevano la squadra e il presidente. Da quando mi avevano contattato puntavano a vincere quella gara.

Hai rimpianti per qualche corsa?
Potevo vincere qualcosa in più, magari no. Però di sicuro in tante occasioni avrei potuto far meglio, anche a livello di testa. Sono testardo, se penso al Piccolo Lombardia, con un po’ più di calma…

Hai già corso diverse corse con i professionisti prima al Team Idea, vincendo anche una tappa in Irlanda, e poi sia con la Unieuro che con la nazionale. Quali sono le maggiori differenze che hai incontrato?
Sono entrato in una Continental al secondo anno da dilettante, mi sembrava fosse una buona scelta perché le corse in Italia fanno crescere. Non mi aspettavo di passare perché i risultati non erano rilevanti. Così sono tornato tra i dilettanti sapendo che per passare bisognava vincere. Ero consapevole che se non fossi passato quest’anno avrei probabilmente smesso, malgrado ci sperassi avendo anche lasciato gli studi una volta entrato tra gli Under23. In corsa ho notato differenze di mentalità e anche di tattica. Nei dilettanti c’è gente che vuole andare avanti nel trasferimento, si rischia di cadere, e c’è battaglia quasi sempre. Tra i professionisti c’è una gerarchia, viene gestita diversamente la corsa. C’è una fuga che parte, poi viene ripresa. Tra i dilettanti ci sono molti più scatti.

Cosa ti porti dall’esperienza alla Tinkoff? 
Mi ha aiutato tanto correre in una squadra di certi livelli. Ho visto i professionisti dal punto di vista migliore che si poteva avere. Sono stato al fianco di Tosatto, Majka, Bennati… gente che vedevo in televisione. Una grande emozione, mi ha insegnato tanto.  Le corse dei tuoi sogni?

La corsa che sogni un giorno di vincere?
Le corse dei miei sogni sono il Giro di Lombardia e il GP di Lugano

C’è un ciclista al quale ti ispiro?
Cambio ogni anno, in base a chi va e chi no. Il numero uno resta Gilbert

Che obiettivo ti poni per il 2017? 
Imparare, ho tanto da imparare. Tra i dilettanti sei del 1994 e sei ritenuto vecchio, mentre qui giovane. Voglio aiutare la squadra e magari se ho i mezzi, provarci in qualche corsa.


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