I Volti Nuovi del Gruppo, Lorenzo Masciarelli: “La mia famiglia di corridori mi ha aiutato tanto. Voglio fare anche ciclocross e gravel”
Lorenzo Masciarelli è nella nutrita schiera di corridori che passano professionisti con la MBH Bank Telecom Fort in questa stagione. Il classe 2003 viene da una famiglia con grande tradizione nel ciclismo: sia il padre Simone sia il nonno Palmiro (gregario di Francesco Moser) sono stati professionisti, così come gli zii Francesco e Andrea. Il fratello Stefano, classe 2006, corre nella S. C. Padovani Polo Cherry Bank e sembra destinato a percorrere la stessa strada. Dal canto suo, Lorenzo Masciarelli ha dimostrato il proprio talento vincendo il GP Liberazione 2025, oltre a ottenere piazzamenti anche nel ciclocross e nel gravel. La redazione di SpazioCiclismo lo ha intervistato per la rubrica I Volti Nuovi del Gruppo.
Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Sono un corridore scattista, che riesce a mantenere sforzi brevi e intensi nei finali di gara. Le gare adatte a me sono quelle dure, con molte salite, nervose, dove c’è da sapere guidare la bicicletta. Però mi difendo molto bene anche nelle salite un più lunghe.
A che età hai iniziato ad andare in bicicletta?
Da G6, a 11 anni.
La tua è una famiglia di grandi ciclisti. Questo come ti ha aiutato?
Mi ha aiutato tantissimo, ho sempre detto che sono molto fortunato. Rispetto ad altri ragazzi che si approcciano a questo sport, io posso contare su una famiglia che mi può dare tanti consigli. Sono anche molto preparati in biomeccanica, nella preparazione e nelle gare, quindi possono darmi consigli anche sul fattore mentale. Sono molto fortunato.
C’è un consiglio in particolare che ti porti dietro?
Il più importante è di fare il corridore con passione e divertimento, ma di prendere le cose con serietà, soprattutto ora che si ho fatto il salto nel professionismo. Bisogna sempre ricordarsi che divertirsi è lo spirito principale per cui si corre.
A 15 anni ti sei trasferito in Belgio per fare una scuola in cui hai imparato molto anche sulla meccanica della bicicletta e la biomeccanica in corsa. Com’è stata l’esperienza?
Anche su questo sono stato molto fortunato. Io andavo forte nel ciclocross, in Italia avevo fatto qualche bel risultato. Mio padre conosceva l’ex corridore Nico Mattan e per gioco siamo andati in Belgio, perché mio padre era grande appassionato e mi ha sempre fatto vedere le gare di ciclocross. Mi ha detto “Dai, proviamo, andiamo a fare un circuito”. Da allievi infatti si può iniziare a fare qualche gara nei circuiti come il Superprestige. Quindi per divertirci siamo andati in Belgio e con Nico Mattan ci siamo appoggiati alla Development dell’attuale Pauwels. Nella gara sono andato bene, l’atmosfera era incredibile ed è stata una bellissima esperienza. Sono andato bene, la squadra mi ha notato e mi ha preso. Ho finito il secondo anno da allievo lì in Belgio con loro e un po’ in Italia. Poi da juniores mi sono trasferito in Belgio ed è stata un’esperienza unica, sono stato molto fortunato.
Rifaresti l’esperienza, anche se magari ti ha tenuto lontano da casa per un po’?
La rifarei con una diversa mentalità. Mi sono messo un po’ di pressione a livello personale. Mi sarei potuto godere un po’ di più i momenti però mi ha aiutato molto a livello di crescita personale, anche su come affrontare certe situazioni e come conoscere le strade e il pavé. Poi nella scuola abbiamo imparato a smontare e rimontare una bici, studiando i diversi pezzi. Un’esperienza davvero unica.
Conoscere meglio la bicicletta ti dà qualcosa in più rispetto agli altri corridori?
Secondo me è fondamentale. Conoscere bene la parte della bici ti permette di risolvere subito una situazione di problema meccanico in gara, anche prendendo decisioni in fretta: magari devi fermarti per cambiarla e serve farlo presto, oppure capisci che puoi arrivare all’arrivo. E aiuta tanto in allenamento, quando sei da solo in strada e magari hai un problema. Penso sia fondamentale per un professionista conoscere al 100% come funziona una bicicletta e come si montano i vari componenti.
Guardando i tuoi risultati del 2025, ci sono un 7° posto al campionato italiano di ciclocross, una vittoria importante su strada al Liberazione e un 7° posto agli europei di gravel. Ma quindi cosa vuoi fare da grande?
(ride, ndr). L’obiettivo principale rimane ovviamente la strada. Mi piacerebbe specializzarmi nelle classiche monumento, ma è un percorso che richiede molto tempo. Per ora è solo un sogno per il futuro. Ora mi sto avvicinando al mondo del gravel e mi piacerebbe poter fare qualche gara, senza però togliere spazio alla strada. Poi quest’anno ho deciso di non fare ciclocross, come era già avvenuto due inverni fa. È stata una decisione personale, perché con il passaggio di categoria ci sono tanti impegni e io volevo stare più tranquillo, facendo meno viaggi. Magari dall’anno prossimo, se se ne parla bene con la squadra e si riesce a fare un programma che mi porti bene sulla strada, mi piacerebbe combinare ciclocross e strada.
Ormai sono tanti i corridori che riescono a combinare ciclocross e strada.
Credo che la cosa crescerà sempre di più, anche perché con i nuovi regolamenti si daranno i punti anche alle squadre che fanno solo strada. Quindi le squadre faranno di tutto per trovare corridori che sanno fare più di una disciplina. Il gravel si avvicina parecchio alla strada per certe gare, alcune sono quasi come Strade Bianche, Fiandre e Roubaix come tipo di percorso. Il ciclocross è qualcosa di diverso, ma è proprio spettacolare. Secondo me fatto in modo giusto ti può preparare tanto per la strada. Io mi accorgo che quando faccio ciclocross d’inverno poi guido meglio la bicicletta durante l’anno.
Sai già quale sarà il tuo calendario quest’anno?
Sarei dovuto partire in Spagna con le gare di questo mese ma ho avuto un piccolo problema al ginocchio, quindi devo ancora valutare bene con la squadra dove proseguire. È solo una piccola infiammazione articolare che mi ha tenuto fermo per un po’ di giorni. Lo staff ha deciso di farmi stare più tranquillo perché è solo inizio stagione, non vogliamo rischiare qualcosa di più grave.
È un bel vantaggio avere una parte dello staff che è uguale a quello dell’anno scorso.
Credo che per un ragazzo che passa da professionista il percorso che abbiamo fatto noi alla MBH Bank Telecom Fort sia la cosa migliore. Possiamo crescere con uno staff che conosciamo e impariamo qualcosa da quello nuovo che arriva. Così sentiamo meno il gap con il professionismo, perché conosciamo l’ambiente. Anche sul lato umano, quindi, siamo stati aiutati. Questo ci dà anche un po’ di serenità in più nell’approccio alle gare.
Della tua carriera finora, di quale risultato sei più fiero?
La vittoria al Liberazione rimane la mia corsa preferita. Si correva a 50 anni precisi dalla vittoria di mio nonno, è stata una giornata che era anche difficile da immaginare. È stato fantastico. Anche altri risultati mi sono piaciuti tanto, anche se in alcune gare forse non ho raccolto quanto volevo. Al Giro NextGen avrei potuto attaccare un po’ prima, invece ho aspettato troppo nella salita. All’italiano invece non mi sono alimentato bene e ho fatto un po’ di errori, quindi nel finale mi è mancato qualcosa. Per me è stata una stagione costante e di crescita rispetto agli anni precedenti, dove ho imparato a conoscermi bene. Qualche rimpianto c’è, ma è tutta esperienza.
Manda un messaggio ai giovani che hanno appena iniziato a correre.
Il consiglio che posso dare è che in un ciclismo che va sempre più veloce e si vedono sempre più fenomeni giovani, secondo me bisogna seguire sé stessi e pensare alla propria crescita personale. Crescete poco alla volta pensando a voi stessi e divertendovi. Se pensate a chi è passato presto e magari è già nel World Tour, finite per fare degli errori o per odiare il ciclismo. Così si perde la passione.
| Crea la tua squadra per il FantaCiclismo 2026: montepremi minimo di 10.000€! |
| Ascolta SpazioTalk! |
Ci trovi anche sulle migliori piattaforme di streaming ![]() ![]() |











