I Volti Nuovi del Gruppo, Edoardo Cipollini: “Mi aspetto di crescere tanto. Quando ho iniziato, papà e zio mi hanno dato un consiglio”

Edoardo Cipollini inaugura la nostra rubrica de I Volti Nuovi del Gruppo. Quest’anno riparte il nostro appuntamento dedicato ai neoprofessionisti italiani, pronti a lanciare la loro carriera nel plotone. Il primo appuntamento è con il classe 2005, che fa parte della nutrita schiera di giovani che faranno il debutto tra i pro’ con la maglia della MBH Bank CSB Telecom Fort, formazione con licenza Professional. Il 20enne, figlio dell’ex professionista Cesare Cipollini e nipote di Mario Cipollini, ha corso i primi due anni da Under23 con la stessa squadra e si è messo in mostra con qualche piazzamento nel 2025, tra cui i podi al Trofeo Città di Lucca, alla Firenze-Viareggio, al GP Città di Pontedera e al Memorial Tortoli. La redazione di SpazioCiclismo lo ha intervistato in esclusiva.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?
Sono un corridore dotato di un buono spunto veloce, ma tengo anche in salite non troppo impegnative. Il mio terreno preferito gli strappi con una pendenza in doppia cifra, magari non troppo lunghi. Insomma, sono uno scattista.

A che età hai iniziato a correre in bicicletta?
A 6 anni, grazie a mio papà Cesare.

Con tuo papà Cesare e tuo zio Mario, vieni da una famiglia di ciclisti. Questo per te è più un vantaggio perché hai vissuto il ciclismo fin da piccolissimo o un peso, con il cognome che porti?
Un vantaggio. Il peso lo puoi sentire all’inizio, magari quando sei piccolino e molti vengono a parlarti facendo sempre dei paragoni. Andando avanti però capisci che è un vantaggio.

C’è un consiglio particolare che ti è arrivato dalla famiglia, quando hai iniziato a correre e hai visto che arrivavano anche dei risultati?
Il consiglio che mi è arrivato è di aspettarmi di fare tanta fatica e prendere tante legnate, come si dice in gergo. E sono già arrivate entrambe…

Ora passi professionista con la MBH Bank CSB Telecom Fort. Di quale tra i risultati che hai ottenuto finora vai più fiero?
Penso il terzo posto alla Firenze-Viareggio. Per me era la gara di casa, l’avevo preparata bene ed è arrivato un buon risultato. Poi arrivavo da un infortunio, è stato un momento importante.

Hai già un’idea del tuo programma di questa stagione?
Per ora no, ne parleremo nel ritiro insieme alla squadra.

A te quali corse piacerebbe fare?
Non essendo nelle prime 40 squadre al mondo, non possiamo fare le corse WorldTour, quindi non ho una preferenza particolare nella scelta. In generale, in futuro mi piacerebbe correre le Strade Bianche e la Milano-Sanremo. Quest’anno magari mi piacerebbe correre di nuovo la Coppa Sabatini a settembre.

Se potessi vincere una corsa in carriera, quale sceglieresti?
La Milano-Sanremo.

Cosa ti aspetti da questo primo anno da professionista? Passare con la squadra con cui sei cresciuto ti aiuta a sentire meno la differenza?
Sì, si sente un po’ meno la differenza. Sono in un ambiente a me familiare. Questo ha un po’ attutito l’effetto del passaggio da professionista. Mi aspetto di crescere tanto ma anche che sia un anno in cui non devo farmi aspettative troppo alte. Un conto è correre tra i dilettanti, ma tra i professionisti è più difficile avere lo stesso rendimento. Se riuscissi a piazzarmi nei 10 in alcune gare sarebbe già un buon risultato.

Vivendo a Lucca, con che corridore ti alleni?
Mi alleno con Federico Savino della Soudal Quick-Step Development e con Marcus Galletti della Maltinti Banca Cambiano.

In squadra hai già avuto modo di ricevere qualche consiglio da corridori un po’ più esperti?
Non tanto, per ora li ho incontrati soltanto in un ritiro a ottobre in cui però non avevamo ancora la bicicletta. Nel prossimo ritiro faremo molte ore in sella e avremo più occasioni di confrontarci. Finora li ho conosciuti ma non abbiamo parlato di bici.

C’è un messaggio che vuoi dare agli appassionati di ciclismo o ai giovani che sognano di vivere quello che stai vivendo tu?
Ai giovani direi di lavorare molto duramente, perseverare nei momenti difficili e credere in quello che si sta facendo. A volte ci potranno essere dei momenti in cui ti chiedi perché lo stai facendo e se stai sbagliando, invece bisogna perseverare, non mollare mai e andare oltre i propri limiti. Spesso questo può portare a dei bei risultati.

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