Tour de France Femmes 2026, la direttrice Marion Rousse traccia il bilancio: “Questa edizione è stata magnifica. Non sono a favore di un’escalation delle difficoltà”

La direttrice Marion Rousse traccia il bilancio del Tour de France Femmes 2026. La corsa a tappe più importante del calendario femminile si è conclusa con l’appassionante duello vinto da Demi Vollering (FDJ United-Suez) nei confronti di Kasia Niewiadoma (Canyon//SRAM), oltre al podio ottenuto dalla campionessa italiana Elisa Longo Borghini (UAE Team L’IMAD). Una corsa che ha attirato un grande interesse, sia in termini di pubblico presente sulle strade, che di spettatori in tv, con ascolti record, oltre all’impatto social. Un progetto che continua a crescere di anno in anno e anche per il futuro potrebbero esserci ulteriori modifiche, anche se andranno ben calibrate per evitare di compromettere lo spettacolo.

Questa edizione è stata magnifica da seguire dal punto di vista sportivo – ha sottolineato Rousse a RMC Sport – Le concorrenti hanno saputo sfruttare al meglio tutte le difficoltà presenti sul percorso. Ogni giorno è successo qualcosa, è incredibile. Si ha l’impressione di superare un traguardo ogni anno. Ci si chiede addirittura dove arriveremo, è pazzesco il ritmo con cui la gara si sta evolvendo. Era solo la quinta edizione. Si nota un grande successo di pubblico lungo il percorso. È eccezionale perché partiamo da molto, molto lontano”.

Il grande riscontro mediatico è stata la conferma del successo e anche il collocamento in calendario si è rivelato vincente: “Gli ascolti hanno funzionato per tutta la settimana. C’era comunque una piccola sfida, con cinque giorni tra l’arrivo degli uomini e la partenza del nostro Tour de France. Ci chiedevamo se avrebbe funzionato altrettanto bene. E invece ha funzionato ancora meglio, quindi è fantastico”.

Diversi addetti ai lavori hanno chiesto un percorso più esigente per la prossima edizione, aumentando il numero di tappe e le difficoltà altimetriche, ma su questo punto Rousse frena: “Si potrebbe rendere il percorso più difficile e le concorrenti sarebbero perfettamente in grado di affrontarlo, ma non sono a favore di un’escalation delle difficoltà. È un punto di vista personale. Ho anche esperienza grazie al mio ruolo di consulente. A volte, quando si organizzano tappe troppo difficili, in realtà si uccide la suspense perché tutte si guardano. Una tappa come quella di sabato è magnifica da seguire: si inseriscono due salite nel finale ed è fantastico. Non si ha necessariamente voglia di renderla più difficile”.

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