UAE, Alex Carera svela la soluzione di Pogačar per evitare i tifosi in allenamento: “Ha ricevuto una maglia di colore diverso, così le persone perdono tempo a riconoscerlo e quando succede lui è già lontano”
Alex Carera rivela un escamotage di Tadej Pogačar per non essere riconosciuto facilmente dai fan durante gli allenamenti. I corridori, durante le sessioni di allenamento, devono far fronte a una serie di problematiche che possono mettere a rischio la loro sicurezza e, oltre al traffico aperto, che inevitabilmente rappresenta una delle principali cause di incidente, negli ultimi tempi sta emergendo anche la questione legata al comportamento (talvolta poco rispettoso) di alcuni fan, che con le loro azioni finiscono per mettere in pericolo i corridori professionisti. Basti pensare alla recente vicenda che ha coinvolto Jonas Vingegaard (Visma | Lease a Bike), caduto durante una sessione di allenamento in Spagna mentre cercava di distanziare un amatore che lo stava seguendo.
“Sì, questo è un grande problema nel ciclismo oggi – ha dichiarato Carera a Domestique – Non durante la gara, ma sicuramente durante l’allenamento. Perché gli altri atleti, i calciatori, i giocatori di basket o di rugby, quando devono allenarsi sono nello stadio, dove c’è sicurezza. Nel ciclismo è impossibile perché bisogna andare su strada“. Per questo motivo il fenomeno sloveno e la sua squadra hanno dovuto adottare specifiche precauzioni, con il campione del mondo che deve essere sempre accompagnato durante gli allenamenti, come già svelato nelle scorse settimane dal DS della UAE Jotxean Matxin: “L’abbiamo deciso dall’anno scorso e siamo stati d’accordo con la direzione della squadra e con Mauro Gianetti”, ha confermato l’agente di Pogačar.
Ma non solo. Dato che al classe 1998 basta poco per staccare tutti, è nata l’idea di una soluzione che renda più difficile riconoscerlo, così che lui abbia già preso il largo nel momento in cui qualcuno riesce ad accorgersi della sua presenza: “Tadej ha ricevuto una maglia diversa, di colore diverso, con gli stessi sponsor UAE, ma in rosso, blu e giallo. Perché? Perché le persone perdono 10 o 20 secondi per riconoscerlo e in quel momento lui è già troppo lontano“, ha raccontato l’agente del 27enne.
Carera, tuttavia, non è certo che tutto ciò possa bastare e ammette che potrebbero essere necessarie ulteriori misure: “Non so cosa succederà in futuro, ma forse la possibilità di avere qualcuno che segua gli atleti per garantire più sicurezza potrebbe essere il prossimo passo“.
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