Jayco AlUla, Michael Matthews sul sistema a punti dell’UCI: “Per me sta uccidendo il ciclismo”

Michael Matthews e le problematiche del ciclismo moderno; la più grande, a suo parere, è il sistema di punteggio UCI. Nel podcast Roadman, il ciclista australiano ha espresso senza mezzi termini la propria opinione su alcune delle questioni più rilevanti del ciclismo attuale. Quello che Matthews considera il cambiamento più significativo, in senso negativo, è proprio il meccanismo delle classifiche a punti UCI. Il corridore australiano, già vincitore in questa stagione del GP Castellón, non si è però limitato a questo tema, soffermandosi anche sull’evoluzione del ruolo del velocista e sulle dinamiche di dominio dei grandi campioni di questa epoca, come Tadej Pogacar e Mathieu van der Poel.

Onestamente, per me sono proprio questi punti a uccidere il ciclismo – ha dichiarato il 35enne – Oggi vedi tantissime squadre, non solo la Astana, ma molte altre, che costruiscono il proprio organico in modo da avere il maggior numero possibile di corridori che corrono uno contro l’altro, e questo che tipo di ambiente si crea in squadra?”. E aggiunge come oggi gli incentivi a “provarci” da parte delle squadre esistano ancora, ma siano profondamente cambiati, proprio a causa del sistema di punteggio visto che “ora il loro obiettivo è avere il maggior numero possibile di corridori nei primi dieci”.

Un impatto che, secondo l’australiano, non resta confinato all’interno del gruppo, ma si ripercuote anche su chi il ciclismo lo guarda da fuori: “Cerchi di far capire ai tifosi che il ciclismo è uno sport di squadra, ma poi al traguardo vedi tre velocisti della stessa squadra che sprintano uno contro l’altro. Per me (il sistema a punti) sta distruggendo il ciclismo. Su questo sono in totale disaccordo, al cento per cento”.

Ma le problematiche non si fermano a questo: il classe ‘90 ha infatti riflettuto anche sul cambiamento del ruolo del velocista. “Ormai le volate non sono più le stesse – analizza, riflettendo sul fatto che essere veloci non sia più l’unico fattore – Per vincere uno sprint, per come la vedo io, devo essere il corridore più in forma alla fine di una corsa dura. In una volata di gruppo non batterò mai gente come Philipsen e corridori di quel tipo. Devo quindi passare da una corsa più selettiva ed essere io quello più forte, con le gambe migliori nel finale”.

Parlando delle volate di gruppo aggiunge: “Sinceramente, le volate di gruppo non mi piacciono più. Devi avere un treno molto forte, altrimenti vieni risucchiato nel gruppo… ed è solo caos”. Definisce infatti il velocista puro come “una razza in via d’estinzione” dal momento che, quelli che trovano attualmente maggiore spazio sono quelli più resistenti, capaci di trovare più occasioni nelle volate delle tappe dei Grandi Giri sempre più caratterizzate da ritmi costantemente elevati.

Riferendosi infine al dominio dei grandi campioni dell’epoca attuale, Matthews cita un episodio del Giro delle Fiandre in cui Fred Wright era riuscito a restare alle ruote di Mathieu van der Poel e Tadej Pogacar, senza però essere mai realmente considerato dai due fuoriclasse: “Non gli importa nemmeno che io sia lì, quindi non mi considera nemmeno un fattore. Neanche ti guardo, perché non ti considero una minaccia”. In questo contesto attribuisce un ruolo anche alle piattaforme di allenamento come Strava, dove i grandi campioni stupiscono con i loro allenamenti record: “Basta guardare i tempi su Strava. Lo usano come una spinta in più per loro stessi, ma anche per far vedere agli altri: ‘Sto volando’”.

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