Tour de France 2026, serpeggia il malcontento in gruppo per le modalità dei test: “Senza precedenti. Sembra di essere tornati al 1998”

Al Tour de France 2026 si continua a parlare dei numerosi controlli antidoping avvenuti in questi giorni. Il malcontento è iniziato domenica mattina, quando si è venuto a sapere che Jonas Vingegaard e Tadej Pogacar erano stati controllati rispettivamente alle due e alle cinque della notte precedente, in mezzo a due importanti tappe di montagna. La caduta del danese, costretto al ritiro per una frattura della clavicola, ha reso la situazione ancor più discussa e il tutto non è migliorato dopo la giornata di riposo, visto che nella serata di lunedì sono state controllate tutti i corridori ancora in gara, circa tra le 20 e le 22, creando dunque nuovamente qualche disagio, anche se stavolta si resta nella finestra consentita senza bisogno di autorizzazioni speciali, come quella servita per andare a controllare i due dominatori della Grande Boucle dal 2020 ad oggi.

Prima di loro, nei giorni precedenti, sempre alle cinque del mattino, peraltro era stato controllato anche Matej Mohoric, ma secondo quanto riporta il quotidiano francese Libération anche altre squadre hanno subito al stessa sorte in precedenza, in particolare prima della partenza della terza tappa, quindi in territorio spagnolo. Un dettaglio che conta visto che in Francia, per poter effettuare questi controlli serve l’autorizzazione di un giudice, che in tutti i casi citati l’ha concessa.

Al di là di questi controlli speciali e mirati, fa discutere anche quanto successo lunedì, perché sembra aver contribuito a creare un clima che in gruppo non sarebbe assolutamente apprezzato. Si tratterebbe infatti di qualcosa di “senza precedenti” e “mai visto”, secondo le parole di Jean-Pierre de Mondenard, ex medico di gara al Tour, che peraltro avrebbe richiesto uno sforzo importante all’ITA. E forse anche per questo si è svolta proprio in quel momento, visto che l’Agenzia Internazionale per i Test ha sede a Losanna, quindi molto vicino a dove è avvenuto il tutto.

Resta però lo stupore anche fra gli addetti ai lavori. Come riporta Libération, infatti, secondo un addetto stampa di lungo corso, “c’è l’impressione di essere di nuovo nel 1998 (l’anno del Caso Festina, ndr)” e che a questo punto “parleremo di doping per tutta la settimana”. Un altro portavoce di una squadra si interroga inoltre riguardo le modalità: “Non è che l’agenzia ci sta dando giù pesante per dimostrare che la lotta antidoping esiste ancora?“. Non è chiaro peraltro al momento “se stanno cercando un prodotto specifico”, come ipotizzato da Oliver Naesen, oppure se ci siano altri sospetti.

Di certo a molti non va giù questa modalità, senza peraltro che l’ITA spieghi realmente le sue ragioni. E anche se tutto avviene entro le regole, in molti ravvedono comunque una mancanza di rispetto e vorrebbero risposte, come fatto peraltro dalla stessa Visma | Lease a Bike. La formazione neerlandese, che ha sempre accettato ogni controllo senza protestare, vorrebbe infatti capire su quali basi è stato autorizzato il controllo del suo capitano.

D’altro canto, c’è anche chi vede comunque sempre di buon occhio controlli che possano aumentare la credibilità del ciclismo, come ha spiegato Jonathan Vaughters, concetto poi rilanciato dall’addetto stampa della EF Education – EasyPost. “I controlli ci sono sempre, è una routine“, spiega infatti un addetto stampa di un team transalpino al quotidiano francese, aggiungendo come il dibattito di quanto successo a Pogacar e Vingegaard non li riguarda: “I nostri corridori se ne fregano. Sono di sani principi e non è qualcosa che colpisce la nostra squadra”. Parere simile da parte di un suo collega, che spiega come si tratti di “un non argomento” perché “da noi non sbarcano di certo alle due del mattino“, così come da parte di una portavoce di un team belga: “Quel controllo notturno non è stato trattato da noi. Tutti i nostri corridori son stati testati lunedì sera, ma non c’è niente di scioccante. È normale“.

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