Pagellone 2022, A-L: Ayuso, Carapaz, De Lie, Evenepoel, Ganna, Girmay, Hindley, Jakobsen, Küng, Laporte e tanti altri

Con il 2022 ormai agli sgoccioli e con la stagione agonistica terminata da più di un mese, è giunto il momento di tirare le somme e di valutare i risultati ottenuti nel corso di quest’anno dai corridori del gruppo. In ordine alfabetico dalla A alla Z, la redazione di SpazioCiclismo darà quindi come di consueto un proprio voto ai protagonisti (sia in positivo che in negativo) di questa annata, che ha visto il ritorno alla normalità dopo un 2020 e un 2021 resi complicati dalla pandemia di coronavirus. Il Pagellone 2022 ci permetterà così di tracciare un bilancio di quanto è accaduto in questi mesi ricchi di emozioni e colpi di scena, dalle prime gare di fine gennaio alle ultime di ottobre (qui la seconda parte, con i corridori dalla lettera M alla Z).

LETTERA A

Pascal Ackermann (UAE Team Emirates), 5: Qualche problema fisico in primavera e un po’ di sfortuna complicano un po’ la prima stagione del 28enne con la formazione emiratina, che si chiude con solo due vittorie, ben lontano quindi dai fasti del 2018, 2019 e 2020. Il successo alla Bredene Koksijde Classic e in una tappa al Giro di Polonia non bastano comunque per promuovere l’annata del velocista tedesco, che in una Vuelta a España nella quale si presentava al via come uno degli sprinter più forti non riesce mai ad alzare le braccia al cielo, chiudendo sul podio in tre occasioni ma senza riuscire a dare l’impressione di potersi giocare fino in fondo il successo di giornata.

Edoardo Affini (Jumbo-Visma), 6: Il cronoman mantovano si sacrifica molto per i compagni di squadra, cosa che compensa ampiamente la mancanza di risultati in prima persona, pur andando comunque vicino alla vittoria in una tappa del Giro d’Italia dopo una fuga da lontano. L’unica soddisfazione personale di una stagione nella quale non riesce a cogliere grandi risultati nelle crono (se non l’argento nella staffetta mista ai Mondiali di Wollongong) arriva alla Vuelta a España, dove indossa per un giorno la Maglia Rossa di leader.

Julian Alaphilippe (Quick-Step Alpha Vinyl), sv: Ingiudicabile la stagione del campione transalpino, vittima di diverse cadute nel corso dell’anno, la più grave delle quali avviene alla Liegi-Bastogne-Liegi e, alla fine, lo costringe a saltare il Tour de France. Nonostante questo, riesce comunque a trovare due vittorie, ma l’impressione è che ogni volta che sta per arrivare il suo momento, gli succeda qualcosa. Davvero tanta sfortuna.

Vincenzo Albanese (Eolo-Kometa), 7: Il classe 1996 si conferma un corridore in crescita. Dopo un buon 2021, il corridore campano alza ancora un po’ l’asticella trovando finalmente la tanto sospirata vittoria, una tappa al Tour du Limousin con un bel colpo da finisseur, e numerosi piazzamenti, alcuni anche piuttosto prestigiosi (undicesimo posto alla Sanremo, terzo nella tappa di Jesi del Giro d’Italia alle spalle di Girmay e Van Der Poel). Una stagione dunque parecchio solida, con la speranza di fare il definitivo salto di qualità il prossimo anno.

Giovanni Aleotti (Bora-hansgrohe), 6: In una formazione imbottita di tanti corridori di peso per le gare a tappe, il 23enne non riesce a trovare molto spazio, dovendosi quasi sempre sacrificare per i leader designati. Proprio con un ruolo di supporto partecipa al vittorioso Giro d’Italia del compagno di squadra Hindley, mentre in estate trova gli unici successi della sua annata, due tappe e la classifica finale del Sibiu Tour (come lo scorso anno). Fa quel che può nelle altre gare, cogliendo anche una top-10 ai campionati italiani e un bel settimo posto nel duro GP di Montreal.

Joao Almeida (UAE Team Emirates), 7,5: La sfortuna ci mette lo zampino durante un bel Giro d’Italia, dove è costretto al ritiro in una delle ultime tappe mentre era in lotta per il podio. Un parziale riscatto arriva poi alla Vuelta a España con il quinto posto finale che ne avvalora la solidità e la costanza sulle tre settimane, pur essendo poco appariscente. Il tutto condito da diversi piazzamenti e tre vittorie, compreso uno dei due arrivi in salita della Volta a Catalunya.

Andrey Amador (Ineos Grenadiers), 5: Stagione un po’ anonima quella del costaricano, che quasi mai riesce a dare quel contributo alla squadra al quale ci aveva abituato negli scorsi anni. A livello personale spicca solamente per le fughe al Tour of the Alps, dove sfiora la vittoria nella terza frazione. Non sorprende, dunque, che cambi squadra nel 2023.

Alex Aranburu (Movistar), 6: Sono solo due le vittorie stagionali, una tappa e la classifica finale del Tour du Limousin, ma i numerosi piazzamenti che coglie durante l’anno contribuiscono a portare punti preziosi alla squadra, che riesce così a restare comodamente nel WorldTour.

Thymen Arensman (Team DSM), 8: Il 22enne neerlandese è sicuramente tra le grandi rivelazioni dell’anno. Nonostante la giovane età, dimostra di possedere un’ottima costanza, che gli permette di trovare piazzamenti dalla Tirreno-Adriatico di marzo fino alla Vuelta a España di settembre. Proprio nel GT spagnolo si mette in evidenza conquistando il tappone di montagna sulla Sierra Nevada e chiudendo al sesto posto finale dopo aver sfiorato nuovamente la vittoria nella penultima frazione. Anche al Giro d’Italia sfiora per due volte il successo, che trova invece in una crono del Giro di Polonia, rivelandosi così un corridore completo. Tra i pezzi pregiati del CicloMercato, non stupisce che alla fine sia la Ineos Grenadiers ad accaparrarselo.

Kasper Asgreen (Quick-Step Alpha Vinyl), sv: Infortuni e problemi fisici si fanno sentire, anche se durante la primavera, che nel 2021 l’aveva visto grande protagonista, trova i risultati migliori, con un terzo posto alla Strade Bianche e un sesto all’Amstel Gold Race. La sua annata si chiude con grande anticipo al Tour de France a causa della sindrome da affaticamento.

Juan Ayuso (UAE Team Emirates), 9: Già tra gli juniores e tra gli Under-23 si era capito che il classe 2002 era un grande talento, ma salire sul podio finale nel primo Grande Giro disputato, a nemmeno 20 anni, forse non se lo aspettava neppure lui. Dopo una prima parte di stagione già positiva, con piazzamenti interessanti alla Volta a Catalunya e al Giro di Romandia, coglie il primo successo tra i professionisti al Circuito de Getxo, ma è alla Vuelta a España che il gioiellino spagnolo brilla, correndo con intelligenza per tutte e tre le settimane, senza strafare e gestendosi come un corridore più esperto. Alla fine chiude terzo alle spalle di un altro grande talento, Remco Evenepoel, e di Enric Mas, ma se queste sono le premesse ci sarà da divertirsi nei prossimi anni.

LETTERA B

Andrea Bagioli (Quick-Step Alpha Vinyl), 7: Continua il suo processo di crescita e si fa trovare pronto anche nei confronti con i big. Si impone in una tappa della Volta a Catalunya, è spesso fra i protagonisti degli arrivi del Giro del Delfinato e arriva a meritarsi una maglia per il Mondiale. La prestazione migliore, anche se non è arrivata la vittoria, è stata probabilmente quella al GP Montreal, chiuso al terzo posto in un vero e proprio parterre de roi.

Davide Ballerini (Quick-Step Alpha Vinyl), 6,5: La qualità del gruppo Quick-Step gli lascia pochi spazi per mettersi in mostra. Lui comunque riesce a lasciare il segno, imponendosi alla Coppa Bernocchi e portando a casa qualche buon piazzamento, senza far mancare mai il suo contributo all’economia di squadra.

Carlos Barbero (Lotto Soudal), 5: Arriva a maggio alla Lotto Soudal ma è fondamentalmente non pervenuto per tutto il resto della stagione.

Romain Bardet (Team DSM), 7,5: Torna su livelli cui non si vedeva da tempo. La sfortuna, sotto forma di malanni, lo elimina da un Giro d’Italia in cui era pienamente in corsa per il podio e poteva – chissà – anche pensare a qualcosa in più. Vince il Tour of the Alps, è protagonista al Tour de France fino all’ultimo e chiude la stagione con buoni piazzamenti in corse di primissimo piano. Ritrovato.

Warren Barguil (Arkea-Samsic), 7: Stagione di buon livello quella del 31enne francese, che riesce a imporsi in due occasioni, una tappa alla Tirreno-Adriatico al termine di una fuga da lontano e il GP Indurain, e che trova diversi piazzamenti interessanti durante tutto l’anno. Sfortunato solo al Tour de France, costretto ad abbandonare per la positività al covid.

Filippo Baroncini (Trek-Segafredo), sv: Qualche buono spunto in una stagione condizionata dalla sfortuna. Da segnalare il doppio quinto posto, a crono e in linea, ai campionati italiani.

Samuele Battistella (Astana Qazaqstan) 6,5: La vittoria non arriva, ma si dimostra un gran lottatore andando spesso a cercarsela. È terzo al Campionato italiano e, nell’ambito di una stagione grigia per l’Astana, è uno dei pochi a farsi vedere spesso in testa alle varie gare affrontate, soprattutto alla Vuelta.

Phil Bauhaus (Bahrain Victorious), 6,5: Timbra il cartellino da velocista con due vittorie (una alla Tirreno-Adriatico) e con tanti piazzamenti. Sembra uno dei nomi in maggiore crescita nel parco degli uomini da volate.

Sjoerd Bax (Alpecin-Deceuninck), 6,5: È arrivato tardi al grande ciclismo, ma manifesta notevoli qualità. Il sigillo alla Coppa Agostoni è di gran classe e le varie buone prestazioni sfoderate nel 2022 lo portano a firmare un nuovo contratto con la UAE, una delle squadre più importanti del lotto.

Cesare Benedetti (Bora-hansgrohe), 6: Poco spazio da ritagliarsi sul piano personale, è uomo-cardine della Bora-hansgrohe che porta a casa il Giro d’Italia con Jai Hindley.

George Bennett (UAE Team Emirates), 5,5: Buoni piazzamenti in corse non di primissimo piano, poi deve chiamarsi fuori – non per suoi demeriti – dal Tour de France nel momento meno indicato. Non incide comunque nel complesso come sperato al servizio del team.

Sam Bennett (Bora-hansgrohe), 7: Il suo ritorno alla Bora-hansgrohe avviene quando oramai la squadra è più che mai determinata a concentrarsi sulla classifica generale dei Grandi Giri e le occasioni per lui di mettersi in mostra come velocista sono poche, ma il più delle volte sfruttate bene. Dopo il secondo posto nella frazione inaugurale dell’UAE Tour, il primo successo stagionale arriva solo al GP di Francoforte. Alla fine il classe 1990 riuscirà a conquistare anche due frazioni alla Vuelta a España (salvo poi essere costretto ad abbandonare la corsa per covid), oltre a tanti altri buoni piazzamenti.

Tiesj Benoot (Jumbo-Visma), 7,5: Il belga si distingue come gregario di lusso al fianco di Wout Van Aert, ma è in grado di togliersi grosse soddisfazioni anche in prima persona, come dimostrano i podi a Dwars door Vlaanderen, Amstel Gold Race (queste ultime disputate in assenza del suo capitano, rallentato dal Covid) e Clasica San Sebastian. La sua stagione finisce troppo presto per colpa di una caduta in allenamento.

Egan Bernal (Ineos Grenadiers), sv: Poco da dire sul corridore colombiano, che dimostra comunque grande grinta e amore per la vita e il suo sport con il sorprendente recupero che dopo il terribile incidente di gennaio lo riporta in gruppo già ad inizio agosto.

Alberto Bettiol (EF Education-EasyPost), 6: Ancora tanta sfortuna per il corridore toscano, che spesso viene rallentato nei momenti migliori della stagione. Emblematico lo stop dovuto al covid nella fase di preparazione delle classiche dopo un inizio anno convincente. Il classe 1993, comunque, non si demoralizza, e dall’estate in poi lotta come un leone: la vittoria non arriva, ma ci sono tanti piazzamenti di prestigio che convincono Daniele Bennati a nominarlo capitano della Nazionale ai Mondiali di Wollongong. In terra australiana appare tra i più in forma, anche se è un po’ rallentato dallo sviluppo tattico della corsa.

Pello Bilbao (Bahrain Victorious), 7,5: Altra stagione di grande solidità e costanza per il classe 1990, come dimostrano i podi a UAE Tour e Giro di Polonia, oltre al quinto posto al Giro d’Italia. Il suo 2022 si chiude con tre vittorie, tra le quali la più bella è sicuramente la prima: il portacolori della Bahrain Victorious si toglie infatti la soddisfazione di battere il campione del mondo Julian Alaphilippe davanti ai tifosi di casa al Giro dei Paesi Baschi.

Stefan Bissegger (EF Education-EasyPost), 7: Il titolo europeo conquistato ad agosto conferma che l’elvetico, a cronometro, è tra i migliori e che nei prossimi anni non può che crescere ancora. L’unico passaggio a vuoto della sua stagione è stato al Tour de France, dove ha faticato a mettersi in mostra.

Edvald Boasson Hagen (TotalEnergies), 5: Il norvegese si vede a sprazzi, ma troppo poco per come aveva abituato i suoi tifosi, anche se riesce ad agguantare il terzo posto nella tappa del pavé al Tour. L’impressione è comunque che per il classe 1987 gli anni migliori siamo oramai inevitabilmente alle spalle.

Cees Bol (Team DSM), 5,5: Dopo aver mostrato una buona crescita nel 2020 e nel 2021, il velocista neerlandese fa un passo indietro in questo 2022. Al Giro, dove era co-capitano per le volate assieme a Dainese, non riesce mai a incidere, e lo stesso accade nel resto dell’anno, chiuso con una sola vittoria al Tour of Britain.

Niccolò Bonifazio (TotalEnergies), 6: Qualche piazzamento nella prima parte di stagione e una vittoria alla Route d’Occitanie. Poi, nella seconda parte dell’anno corre poco per le conseguenze di un incidente in allenamento.

Franck Bonnamour (B&B Hotels-KTM), 6,5: Anche quest’anno il francese mette in strada tutta la sua aggressività agonistica. La grinta mostrata per tutta la stagione e la vittoria a La Polynormande ne fanno uno dei corridori migliori della sua squadra.

Nacer Bouhanni (Arkéa-Samsic), sv: La sua stagione dura troppo poco per essere valutata: il suo 2022 iniziato già tardi termina dopo appena due mesi per una brutta caduta al Giro di Turchia.

Koen Bouwman (Jumbo-Visma), 7,5: Dopo cinque anni di digiuno, lo scalatore neerlandese si porta a casa ben due vittorie di tappa al Giro d’Italia al termine di altrettante fughe, provandoci anche in altre tre occasioni. La sua Corsa Rosa è trionfale dato che sale anche sul podio finale con la maglia dei GPM. Nel finale di stagione riesce a lasciare il segno in un’altra occasione, conquistando una tappa al Giro di Slovacchia.

Emanuel Buchmann (Bora-hansgrohe), 6: Stagione molto complicata per il tedesco della Bora-hansgrohe. Anche se raccoglie poco in prima persona (da sottolineare, però, il settimo posto al Giro d’Italia), il classe 1992 è comunque sempre pronto a mettersi a disposizione della squadra, facendo un ottimo lavoro.

Santiago Buitrago (Bahrain Victorious), 7: Giovane talento colombiano in crescita, quest’anno dà prova di ottime doti da scalatore. Dopo aver ottenuto la prima vittoria in carriera nella seconda tappa del Saudi Tour, il classe 1999 si sblocca e si ritaglia un ruolo da protagonista quando la strada sale. Dopo aver conquistato una frazione alpina al Giro d’Italia si ripete anche nella giornata inaugurale della Vuelta a Burgos. Per lui sembrano esserci ancora margini di miglioramento.

Mathieu Burgaudeau (TotalEnergies), 7: Tanti piazzamenti e una stupenda vittoria nel 2022 del francese. Il classe 1998 riesce infatti a sorprendere il gruppo nella sesta tappa della Parigi-Nizza, presentandosi sul traguardo a braccia alzate. Corridore grintoso e generoso è tra le note positive di un team sempre presente.

LETTERA C

Jonathan Caicedo (EF Education-EasyPost), 5: Un terzo posto ai campionati nazionali e un quarto alla Vuelta Castilla y Leon non bastano per salvare il bilancio stagionale. Raccoglie poco e si vede poco anche al servizio dei compagni di squadra, proseguendo sulla tendenza negativa del 2021.

Lilian Calmejane (Ag2r Citroën), 5: Prosegue l’involuzione, sul piano dei risultati, del 29enne transalpino, che da ormai tre stagioni non riesce a trovare la vittoria, cogliendo solo qualche top-10 sparsa. Chiude il biennio all’Ag2r senza particolari sussulti.

Victor Campenaerts (Lotto Soudal), 6,5: Prosegue la trasformazione del belga da cronoman a uomo da classiche. Prova a salvare la sua squadra dalla retrocessione dal WorldTour vincendo il Tour of Leuven e piazzandosi spesso (quinto alla Omloop Het Nieuwsblad e terzo al Circuit Franco-Belge), ma non è abbastanza. Il suo, però, ha provato a farlo mettendoci come sempre impegno e sacrificio.

Richard Carapaz (Ineos Grenadiers), 7,5: Il secondo posto al Giro d’Italia è duro da mandar giù, visto come è maturato. Ma è pur sempre un secondo posto in un Grande Giro, oltre a essere per lui il quarto podio in una corsa di tre settimane. Si presenta poi alla Vuelta con l’obiettivo-tappe, conseguito alla perfezione: arrivano tre successi e, come bonus, anche la maglia di Miglior Scalatore.

Giovanni Carboni (Gazprom-Rusvelo/Equipo Kern Pharma), 6,5: Condizionato dalla vicenda-Gazprom, riesce comunque a mettere il suo sigillo (il primo della sua carriera tra i professionisti) alla Adriatica Ionica Race, corsa con la maglia della nazionale italiana. Da settembre alla Equipo Kern Pharma, inizia a mettere chilometri nelle gambe in vista del 2023.

Simon Carr (EF Education-EasyPost), 5: Protagonista di una buona Settimana Coppi e Bartali, chiusa al quarto posto, deve poi ritirarsi a metà Giro d’Italia. Da lì in poi, sostanzialmente, sparisce, correndo poco e piazzandosi ancora meno.

Hugh Carthy (EF Education-EasyPost), 5: Probabilmente una delle grandi delusioni della stagione. Al Giro d’Italia resta quasi sempre in seconda fila, pur entrando in qualche fuga nel corso dell’ultima settimana, cose che gli consente di chiudere al nono posto della generale. Alla Vuelta non incide e salva i “numeri” della sua annata con il secondo posto al Tour de Langkawi.

Damiano Caruso (Bahrain Victorious), 6: Partenza eccellente, con la vittoria al Giro di Sicilia, un positivo Romandia e un brillante Delfinato (quarto nella generale). Il grande obiettivo di stagione era però il Tour de France, dove le cose non vanno come sperato, con il siciliano che è poi costretto al ritiro a poche tappe dal termine a causa del covid, non riuscendo poi più a incidere nel finale di stagione.

Mattia Cattaneo (Quick-Step Alpha Vinyl), 6: Tanto lavoro per la squadra, qualche fuga al Tour e un paio di ottime cronometro, fra cui quella ai campionati italiani (secondo). Il fatturato individuale, però, è in un po’ in calo rispetto a un 2021 di alto livello.

Remi Cavagna (Quick-Step Alpha Vinyl), 6: Si piazza spesso, soprattutto a cronometro, ma gli manca quell’acuto che lo aveva contraddistinto nelle stagioni precedenti. Importante, però, la presenza a fianco di Evenepoel nella vittoriosa Vuelta.

Mark Cavendish (Quick-Step Alpha Vinyl), 7: La squadra non lo porta al Tour de France e lui ci resta male. Da quel momento corre poco e non trova più la vittoria, ma i suoi successi li aveva già trovati nella prima parte dell’anno. Il 37enne lascia il segno in cinque occasioni, compresa quella in terra ungherese al Giro d’Italia. Piazza il suo sigillo anche alla Milano-Torino e vince in maniera pazzesca il campionato nazionale britannico, dimostrando di poter ottenere ancora grandi risultati.

Jefferson Cepeda (Drone Hopper-Androni Giocattoli/EF Education-EasyPost), 5,5: Brilla al Giro di Sicilia, chiuso al secondo psoto, e si fa vedere in altre brevi corse a tappe. Al Giro d’Italia non si nota, poi, a metà stagione, cambia squadra e da lì sparisce dai radar.

Clement Champoussin (Ag2r Citroën Team), 5,5: Il transalpino si fa vedere spesso con alcuni buoni piazzamenti, ma manca l’appuntamento con la vittoria e fatica a mettersi in mostra nei palcoscenici più importanti: dopo un bel 2021, in molti si aspettavano una crescita più importante del classe 1998.

Anthon Charming (Uno-X Pro Cycling Team), 6,5: Il norvegese è tra i corridori che danno maggior visibilità alla sua squadra. Il classe 1998 apre subito bene la stagione con alcuni buoni piazzamenti al Saudi Tour, prima di vincere una tappa al Tour of Oman chiuso in quinta posizione. Nel resto della stagione otterrà altri buoni risultati, come il secondo posto allo Sazka Tour.

Esteban Chaves (EF Education-EasyPost), 6: Forse il corridore che nel 2016 incantò tutti con il suo sorriso e la sua leggerezza in salita non tornerà più, ma il cambio di squadra porta ad alcuni buoni piazzamenti. In particolare il colombiano brilla a giugno, quando chiude in settima posizione il Giro del Delfinato e in seconda il Mont Ventoux Denivele Challenge. Alla Vuelta, invece, soffre per tutta la corsa prima di ritirarsi dopo due settimane, ma nel finale di stagione riesce a cogliere alcuni piazzamenti nelle corse italiane.

Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), 7: Dopo la crisi sul Blockhaus, la montagna di casa, l’abruzzese è bravo a reinventarsi un nuovo Giro d’Italia: abbandonata ogni velleità di classifica, infatti, l’azzurro va in caccia di una vittoria di tappa che arriva subito a Cogne nella prima frazione alpina (sarà poi anche terzo nella tappa del Fedaia). Qualche problema di salute lo rallenta nella prima parte di Tour de France, ma anche alla Grande Boucle si lancia coraggiosamente in fuga per cercare un successo parziale e la Maglia a Pois: in terra transalpina, però, la concorrenza è decisamente più alta.

Davide Cimolai (Cofidis), 6: Complici anche alcuni problemi fisici, si vede poco in prima persona, anche perché spesso si mette al servizio dei compagni di squadra, come avviene (senza successo però) alla Vuelta con Coquard.

Simon Clarke (Israel-Premier Tech), 7: L’highlight della sua stagione è ovviamente la vittoria conquistata nella quinta tappa del Tour de France, quella con il pavé della Roubaix, al termine di una fuga da lontano nella quale si gestisce con esperienza. Per il resto, arriva qualche buon piazzamento, soprattutto a inizio anno.

Sonny Colbrelli (Bahrain Victorious), sv: È ovviamente ingiudicabile la stagione del bresciano, che in tutto corre quattro giorni (con comunque due secondi posti) prima di essere colpito da un arresto cardiaco al termine della prima tappa della Volta a Catalunya. Rianimato e poi operato per impiantare un defibrillatore sottocutaneo, il 32enne è costretto a mettere fine alla sua carriera, ma la sua corsa più importante, quella per la vita, l’ha vinta. In bocca al lupo per il futuro.

Simone Consonni (Cofidis), 6,5: Il 28enne dimostra grande costanza da febbraio a ottobre. Sono infatti tantissimi i suoi piazzamenti nei primi dieci durante la stagione, anche se a un certo punto la vittoria sembra proprio non voler arrivare. Alla fine invece arriva, la prima dopo più di quattro anni, alla Paris-Chauny di fine settembre, mettendosi alle spalle fior di velocisti.

Valerio Conti (Astana Qazaqstan), 5,5: Piuttosto complicata l’unica annata del corridore romano con la maglia della formazione kazaka (che lascerà con un anno di anticipo per accasarsi alla Corratec). Quasi mai in evidenza, si deve ritirare dal Giro d’Italia a causa di alcuni problemi alla schiena, non correndo poi quasi più per il resto della stagione.

Bryan Coquard (Cofidis), 6: Tre vittorie e diversi piazzamenti salvano l’annata del velocista transalpino, che però, come spesso accadutogli in carriera, stecca negli appuntamenti importanti, mettendosi in mostra soprattutto sulle strade di casa. I suoi risultati portano comunque punti preziosi alla squadra nella lotta salvezza.

Magnus Cort (EF Education-Easy Post), 7,5: Tra i corridori maggiormente in evidenza per il team statunitense, il danese porta a casa due vittorie, una tappa alla O Gran Camiño e, soprattutto, una al Tour de France. Proprio alla Grande Boucle è grande protagonista nelle prime tappe, quelle corse sulle strade danesi, dove manda in visibilio il pubblico di casa andando sempre in fuga per indossare la Maglia a Pois. In precedenza, il 29enne era stato piuttosto brillante anche al Giro d’Italia, dove aveva colto alcuni piazzamenti nonostante una forma non ideale a causa di una caduta alla Tirreno-Adriatico, che l’aveva costretto a saltare tutte le classiche del Nord.

Benoit Cosnefroy (Ag2r Citroën Team), 7: Il classe 1995 continua a crescere, anche se forse gli manca ancora un piccolo step per poter competere con costanza con i migliori. In un modo o nell’altro, comunque, alla fine riesce a portare a casa anche quest’anno una vittoria di ottimo livello, il GP de Quebec, dopo averla già sfiorata in primavera all’Amstel Gold Race, battuto per questione di millimetri da Kwiatkowski.

Alessandro Covi (UAE Team Emirates), 7: Stagione divisa in due quella del classe 1998, poco appariscente nella seconda metà ma brillante nella prima parte, quando conquista due successi (i primi della carriera) a febbraio in Spagna e, soprattutto, la vittoria sulla Marmolada al Giro d’Italia al termine di un attacco solitario di più di 50 chilometri.

LETTERA D

Alberto Dainese (Team DSM), 7,5: Vittoria di tappa al Giro d’Italie e podio al Tour de France nello stesso anno sono un bottino di tutto rispetto per un velocista in forte crescita e che probabilmente meriterebbe di avere maggiori spazi all’interno di un team che comunque non manca di dargli sostegno e opportunità. Classe 1998, può giocarsela con i grandi specialisti proseguendo su questa strada.

Nicholas Dalla Valle (Giotti Victoria-Savini Due), 7: Due vittorie e una lunga serie di piazzamenti che lo hanno visto, per costanza e numero di vittorie, come il miglior della formazione italo-rumena. Il passo indietro di categoria gli è servito per darsi lo slancio e ottenere una nuova opportunità il prossimo anno, tornando nella categoria professional con quel pizzico di esperienza e fiducia in più che può permettergli un esito migliore.

Dries De Bondt (Alpecin-Deceuninck), 7: Tanti piazzamenti e uno splendido successo di tappa al Giro per l’ex campione belga, che conferma la sua affidabilità e generosità nel corso della sua quarta stagione con la formazione belga, con la quale approderà meritatamente l’anno prossimo nel WorldTour, avendone vissuto da dentro e comunque da protagonista la sua rapida ascesa.

Thomas De Gendt (Lotto Soudal), 7: Un solo piazzamento nei 30, cronometro escluse, ma il colpo grosso è al Giro d’Italia, con uno splendido successo di tappa che lo riporta in auge come uno dei migliori cacciatori di tappa del gruppo. Oltre a quello, il consueto grandissimo lavoro per il team, anche se quest’anno i suoi sforzi vengono capitalizzati molto meno dai suoi capitani.

David De La Cruz (Astana Qazaqstan), 5: Cambia squadra per trovare più spazio e cercare di lasciare maggiormente il segno, ma la stagione non gli riesce per niente. Le sue due partecipazioni ai GT, Giro e Vuelta, lo vedono quasi anonimo e anche nel resto dell’anno non si vede molto, con un solo podio al Tour of the Alps che rappresenta decisamente troppo poco, anche considerando che il suo contributo al team non resta a sua volta impresso.

Arnaud De Lie (Lotto Soudal), 9: Primo anno tra i grandi con i fiocchi per il giovanissimo talento belga, che sfiora la doppia cifra e si dimostra già un corridore di grande affidabilità, con uno spunto veloce invidiabile e una buona resistenza sulla quale cominciare a costruire il nuovo corso di un team che a tratti si carica sulle spalle. Il bilancio finale è dunque di nove vittorie, ma anche 29 top10 in 54 giorni di gara.

Alessandro De Marchi (Israel-Premier Tech), 5,5: Ad immagine della stagione sfortunata del suo team, il corridore friulano ci mette come sempre tutta la sua generosità e dedizione, ma le cose non vanno mai per il verso giusto, con rari lampi fortunati in un anno storto.

Tim Declercq (Quick-Step Alpha Vinyl), 7: Complici alcuni problemi di salute, tra covid e cuore che fa le bizze, si vede meno rispetto agli altri anni, ma quando c’è offre sempre il suo grandissimo contributo senza tirarsi indietro, permettendo ai compagni di tirare il fiato per lunghi tratti di gara. Si conferma il gregario che tutti vorrebbero e che i rivali invidiano alla corazzata belga.

John Degenkolb (Team DSM), 5: Pochi piazzamenti e solo qualche raro sprazzo del suo talento per il corridore che fa ritorno alla squadra che lo aveva lanciato. Umilmente, non si tira indietro quando si tratta di lavorare per i compagni, mettendo al loro servizio la sua grande esperienza, ma non erano queste le aspettative (né su né della squadra).

Arnaud Démare (Groupama-FDJ), 8: I primi difficili mesi vengono spazzati via dai tre trionfi al Giro d’Italia, che gli consegnano anche la sua seconda maglia ciclamino. Molto consistente anche il suo finale di stagione, con tre vittorie e dieci podi in 14 giorni di corsa, confermando di essere un corridore sul quale fare affidamento ad ogni livello. Gli manca forse qualcosa per essere al livello dei migliori, ma è un corridore che sa dare costanza e affidabilità.

Rohan Dennis (Jumbo-Visma), 5,5: La prima stagione nella corazzata neerlandese non va proprio come sperato, con la cocente delusione del Giro di Romandia simbolo di un anno non proprio riuscito. I due trionfi a cronometro, ai campionati e ai giochi del Commonwealth, non bastano a modificare un bilancio che non lo vede neanche riuscire a dare il suo consueto contributo alla causa della nuova squadra.

Nico Denz (Team DSM), 6: Il successo al Giro di Svizzera, terzo in una carriera di grande generosità al fianco dei compagni e al servizio del team, è la conferma delle sue qualità e possibilità.

Stan Dewulf (Ag2r Citroën), 5,5: Dopo un 2021 in crescita e di grande consistenza, il belga quest’anno si prende il suo primo successo in carriera, ma non sembra riuscire a dare continuità alle sue prestazioni e i piazzamenti ottenuti non bastano per corrispondere alle aspettative.

Emil Dima (Giotti Victoria-Savini Due), 7: Tanti piazzamenti e la vittoria al campionato nazionale in linea per una stagione di buon livello per il corridore rumeno, che prosegue il suo percorso di crescita assieme al suo team, ritagliandosi ogni anno le sue piccole-grandi soddisfazioni.

Joe Dombrowski (Astana Qazaqstan), 5: Reduce da una buona stagione in cui torna era tornato a mostrare sprazzi del talento che fu, il corridore statunitense arriva nella sua nuova squadra con grandi ambizioni, ma la stagione non ingrana e non trova mai la gamba giusta.

Sandy Dujardin (TotalEnergies), 6,5: Buona stagione d’esordio per il 25enne transalpino che parte subito bene al Tour du Rwanda per poi vivere una discreta primavera con qualche altro buon piazzamento in alcune corse di discreto livello del calendario nazionale. dopo una estate più tranquilla, riemerge in autunno con altri piazzmenti importanti, che ne confermano le qualità nelle corse di un giorno.

Tom Dumoulin (Jumbo-Visma), sv: La decisione di salutare il gruppo si fa progressivamente strada in lui, fino ad un ritiro ormai inevitabile, che ci priva di uno dei corridori più umani e sensibili del gruppo. Oltre che uno dei massimi esponenti della sua generazione, fra i migliori corridori da GT degli ultimi anni, sacrificando forse troppo da un punto di vista umano al suo talento.

Eddie Dunbar (Ineos Grenadiers), 6,5: Non trova molto spazio, ma quando ha l’occasione si fa trovare pronto. Conquista così due brevi corse a tappe che gli valgono la chiamata per un ruolo molto più importante il prossimo anno in una squadra che è pronta a dargli le sue possibilità anche in palcoscenici più importanti.

LETTERA E

Pascal Eenkhoorn (Jumbo-Visma), 6,5: La conquista del titolo nazionale neerlandese, con un parterre comunque di alto livello e una prova di spessore, basta a rendere positiva la sua stagione. Nel resto dell’anno lavora con grande dedizione per i compagni di squadra.

Odd Christian Eiking (EF Education-EasyPost), 5,5: Dopo un 2021 di grande crescita, il primo anno con la nuova formazione non porta i risultati sperati. Qualche piazzamento (con il secondo posto alla Coppa Sabatini come miglior risultato) non basta a salvare la stagione del norvegese, che lo scorso anno era riuscito a dare fastidio ai big, mostrando grandi qualità e solidità.

Kenny Elissonde (Trek-Segafredo), 6: Il piccolo scalatore francese si sacrifica spesso per i compagni di squadra più titolati, ma quando gli viene dato il via libera prova a giocarsi le proprie carte. Nel corso della stagione, infatti, ha raccolto alcuni piazzamenti, tra Giro di Sicilia, Vuelta Burgos e Vuelta a Espana, confermando la sua verve offensiva.

Remco Evenepoel (Quick-Step Alpha Vinyl), 9,5: La stagione del belga è praticamente perfetta. Ad aprile regala spettacolo vincendo la prima classica monumento della sua carriera, la Liegi – Bastogne – Liegi, ma è tra agosto e settembre che dà il meglio di sé. Dopo essere stato respinto dalle lunghe salite nei mesi precedenti, infatti, arriva alla Vuelta a España al meglio della condizione e forte del bis ottenuto alla Clasica San Sebastian. Il classe 2000 indossa la Maglia Rossa nella sesta tappa e non la molla più, alternando giornate all’attacco ad altre sulla difensiva; la festa è completata dalla conquista di due frazioni. Neanche il tempo di godersi la Roja, che il nativo di Aalst si veste subito con i colori dell’iride distanziando di oltre due minuti tutti i rivali nel circuito mondiale con una azione delle sue.

Caleb Ewan (Lotto Soudal), 5,5: Sette vittorie quasi tutte in corse minori (fa eccezione solo la terza tappa della Tirreno – Adriatico) non sono abbastanza per un velocista del suo calibro. Certo anche la sfortuna fa la sua parte, ma il bilancio è inevitabilmente insufficiente in termini di qualità e quantità.

LETTERA F

Matteo Fabbro (Bora-hansgrohe), 6: Completamente sacrificato alle logiche di una squadra che si vuole convertire in una corazzata per i GT, il giovane scalatore italiano non trova spazio, raccogliendo davvero poco in una stagione poco fortunata a livello personale.

Alessandro Fancellu (Eolo-Kometa), 6,5: Il 22enne azzurro è uno degli elementi più attesi per il futuro del team italo-spagnolo e quando ha l’occasione prova a farsi vedere, raccogliendo qualche discreto piazzamento. A livello di team si vede ancora poco, ma tra i pari categoria riesce ad emergere maggiormente, segno di una crescita graduale che bisogna rispettare per vederlo raggiungere i risultati attesi e sperati.

Yevgeniy Fedorov (Astana Qazaqstan), 6,5: Tre successi con la maglia della nazionale, ma tutti di grande prestigio visto che il classe 2000 conquista prima il titolo continentale a cronometro, poi quello in linea mondiali tra gli under23. Un bel modo per capitalizzare la tanta esperienza che il team gli consente di fare, schierandolo in molte corse di primo piano, dal pavé ai GT, passando per le Ardenne.

Fabio Felline (Astana Qazaqstan), 6,5: Da qualche anno a questa parte l’ex velocista e tuttofare torinese si è trasformato in un gregario perfetto per i propri capitani, sempre pronto a mettersi al loro servizio grazie alla sua completezza ed esperienza di lungo corso. Lo fa ancora una volta, partecipando a due GT e alcune classiche di spessore. Nel mezzo raccoglie anche qualche piazzamento sparso, a conferma che quando ne ha l’occasione si getta volentieri nella mischia.

Ruben Fernandez (Cofidis), 6: In una stagione in cui la squadra è chiamata a raccogliere punti importanti per non retrocedere fa quel che può nelle opportunità che gli sono concesse, prendendosi qualche discreto piazzamento che fa comodo. Nei grandi appuntamenti si vede poco, tanto in prima persona quanto in supporto al team, confermando comunque che le grandi aspettative dei suoi primi anni ormai sono lontane, ma è un onesto faticatore che merita il suo posto.

Valentin Ferron (TotalEnergies), 7: Una bella vittoria al Giro del Delfinato che gli vale chiaramente la stagione, alla quale aggiunge un paio di altri podi e bei risultati in corse di discreto livello. A 24 anni continua il suo percorso di crescita, dimostrando di potersi ritagliare spazio in una squadra che vede di buon occhio i corridori con il suo profilo, con buone doti in salita e il coraggio di provarci.

Erik Fetter (Eolo-Kometa), 6: Dopo aver conquistato la sua prima vittoria fra i professionisti lo scorso anno, forse dal giovane corridore ungherese ci si aspettava qualche risultato in più nella sua evoluzione. Prova comunque a farsi vedere anche in corse importanti, continuando il suo percorso di apprendistato.

Filippo Fiorelli (Bardiani CSF Faizanè), 7: Sfortunatissimo al Giro d’Italia, che era il suo grande obiettivo stagionale, il corridore palermitano trova comunque modo di conquistare la sua prima vittoria professionistica in estate, ciliegina sulla torta di una stagione in cui ottiene oltre venti piazzamenti nei dieci tra gennaio e settembre, con il quinto posto alla Bretagne Classic a conferma di un talento che può permettergli di raccogliere molto.

Davide Formolo (UAE Team Emirates), 6,5: Complici alcuni problemi di salute, si vede meno rispetto ad altri anni, non riuscendo mai a trovare la giornata giusta per vincere, ma non ci va comunque lontano, specialmente nel finale di stagione. Non manca inoltre il suo consueto contributo alla squadra. Da lui ci si aspetta sempre molto viste le grandissime qualità.

Lorenzo Fortunato (Eolo-Kometa), 6: Dopo la splendida vittoria dello scorso anno sullo Zoncolan era inevitabile provare ad alzare l’asticella. Purtroppo non riesce a superarla, tuttavia la stagione non è per questo un fallimento, riuscendo comunque a cogliere un 15° posto in un Giro di grandi insegnamenti, oltre a numerosi piazzamenti nel corso dell’anno, che per uno scalatore come lui non sono così semplici da ottenere. La bella prestazione al Giro dell’Emilia, chiuso in sesta posizione battagliando a viso aperto con i big, è la conferma delle sue qualità anche ad alti livelli.

Tobias Foss (Jumbo-Visma), 6: Al netto di qualche problema fisico, che lo condiziona soprattutto nella prima parte di stagione, la valutazione sulla sua annata sarebbe insufficiente se non fosse per l’inatteso successo nella prova a cronometro dei Mondiali di Wollongong. Exploit o sarà in grado di confermarsi?

Omar Fraile (Ineos Grenadiers), 5: Un anno pratiacmente senza risultati, con le uniche fiammate che arrivano al Tour of Britain. Corridore capace di brillare nelle grandi corse, specialmente nei GT, quest’anno non riesce neanche a trovare il livello per prendervi parte, sempre scartato dal suo team della selezione finale.

Chris Froome (Israel-Premier Tech), 5,5: Il britannico è ancora una volta lontanissimo dal livello a cui lo conoscevamo, con il suo fisico che non ne vuole sapere di dargli tregua. Quanto le conseguenze della terribile caduta di cui è rimasto vittima ormai tre anni fa ancora in qualche modo lo condizionano o piuttosto ormai deve confrontarsi con l’età che avanza è difficile saperlo, ma quel terzo posto sull’Alpe d’Huez in mezzo a tanta sofferenza e sfortuna resta uno spiraglio per lui e per i suoi tifosi.

Jakob Fuglsang (Israel-Premier Tech), 5: Fallito malamente l’obiettivo classiche in primavera, si ritrova in estate verso il Tour de France, con la voglia di riscattarsi che emerge con il trionfo alla Mercan’Tour e il terzo posto finale al Giro di Svizzera. Alla Grande Boucle tuttavia le cose non vanno per il verso giusto e sin dai primi giorni non è al meglio, non riuscendo mai ad esprimersi al livello sperato, finendo poi con il ritirarsi per una frattura ad una costola dopo due settimane senza acuti. Sparisce poi nuovamente dai radar nel finale di stagione.

LETTERA G

Davide Gabburo (Bardiani CSF Faizanè), 6,5: Un Giro d’Italia corso da protagonista, con una vittoria sfiorata, battuto solo da Thomas de Gendt, e altri tentativi di fuga, che gli hanno portato anche un quarto posto. In buona evidenza anche al Giro di Slovenia, ha incarnato alla perfezione lo spirito Bardiani.

Filippo Ganna (Ineos Grenadiers), 8: Una stagione da montagne russe. In strada non sono mancate le delusioni, come la mancata maglia gialla al Tour de France e il settimo posto alla crono iridata. Sei vittorie comunque sono arrivate, insieme all’argento iridato nella staffetta mista; il meglio però è originato in pista: protagonista ai Mondiali parigini, ha poi incantato nella prova del Record dell’ora, chiuso con una prestazione spaziale.

Ivan Garcia Cortina (Movistar), 6: Due terzi di stagione sotto traccia, anche se qualche piazzamento arriva. Il finale è notevole, con quel successo al Gran Piemonte che contribuisce allo splendido autunno della sua squadra, salvando anche il suo bilancio complessivo. Anche se da lui ci si aspettava chiaramente di più, specialmente in primavera.

Raul Garcia Pierna (Equipo Kern Pharma), 6,5: Il giovane spagnolo si prende il titolo di campione nazionale a cronometro in una stagione in cui continua il suo apprendistato, mettendosi anche in mostra con alcuni interessanti piazzamenti quando la squadra gli dà il via libera.

David Gaudu (Groupama-FDJ), 7,5: Ormai è a pieno titolo uno dei grandi capitani di una squadra che ha sempre creduto in lui, facendolo crescere con calma, ma dandogli sempre le sue occasioni. Incaricato di fare classifica al Tour de France per la prima volta con i galloni di capitano, non fallisce l’appuntamento, chiudendo in quarta posizione una corsa che lo vede correre con grande intelligenza. Nel corso dell’anno si conferma uno dei migliori scalatori del panorama internazionale, correndo con un piglio interessante e senza timori reverenziali.

Fernando Gaviria (UAE Team Emirates), 5: Ancora una stagione difficile. Se la sfortuna ci mette lo zampino in più occasioni, sembra tuttavia mancare anche la giusta grinta e determinazione per uscirne nel modo migliore e le due vittorie ad inizio stagione restano solo un ricordo e un rimpianto di quel che poteva essere. Una costante purtroppo negli ultimi anni.

Kevin Geniets (Groupama-FDJ), 6,5: Altro prodotto dell’infornata di giovani che la formazione transalpina mette in bella mostra nel corso dell’intera stagione. In prima persona, spesso provando a muoversi in controtempo, o al servizio del team, il campione lussemburghese conferma ottime qualità e margine di crescita ancora importante.

Tao Geoghegan Hart (Ineos Grenadiers), 5,5: Ancora lontano dai livello di due anni fa, quando sorprese tutti con il trionfo al Giro, il corridore britannico vive una stagione complicata, con la sfortuna che non manca di farsi sentire. Alla Vuelta a España comunque si fa trovare piuttosto pronto, finendo poi per sacrificarsi per il team con grande dedizione vista la situazione di corsa.

Elie Gesbert (Arkéa-Samsic), 6,5: La stagione parte bene, con un promettente risultato al Tour of Oman che sembra poterlo lanciare verso traguardi migliori e in primavera si conferma in discreta forma con alcuni buoni piazzamenti. Costretto al ritiro alla Liegi si ferma per un lungo infortunio, ma già dal suo ritorno in estate prova a dire la sua, correndo poi una discreta Vuelta offensiva, con qualche buon piazzamento. Manca ancora il salto di qualità, ha tuttavia le attenuanti del caso.

Simon Geschke (Cofidis), 6,5: Mette tutta la su grinta ed esperienza al servizio del team, sia cercando risultati in prima persona per la lotta ai punti che lavorando per i compagni grazie alle sue qualità di corridore completo. Alla fine non riesce a interrompere il lungo digiuno di successi, ma a 36 anni si conferma un cardine importante per il team.

Philippe Gilbert (Lotto Soudal), 6: L’ultima stagione della carriera di Roi Philippe è simile alle ultime due annate, nelle quali il classe 1982 ha faticato ad emergere. Nonostante tutto, però, il campione belga riesce a trovare qualche buon piazzamento e, soprattutto, le ultime due vittorie della sua straordinaria carriera, una tappa e la classifica finale della Quattro Giorni di Dunkerque.

Biniam Girmay (Intermarché-Wanty-Gobert), 8,5: La stagione della consacrazione di un nuovo grande corridore. L’eritreo mette la sua firma, storica, sulla Gand-Wevelgem e dà spettacolo al Giro d’Italia, duellando ad armi pari con Mathieu van der Poel e portando a casa anche una vittoria di tappa e tanti piazzamenti prima di “auto-eliminarsi” con il tappo di una bottiglia di spumante. Dopo un’estate di riposo, torna alla ribalta con le corse autunnali, ottenendo il podio al Gp Québec e al Gp Wallonie, confermandosi corridore completo e dai grandi numeri. E l’impressione è che il bello debba ancora venire.

Dylan Groenewegen (Team BikeExchange-Jayco), 7,5: Il cambio di squadra in extremis è la mossa giusta. Lo certificano i sette successi ottenuti, al netto di una stagione non priva di problemi, facendo meglio degli ultimi due anni in un colpo solo, ma soprattutto tornando a vincere al Tour de France dopo un lungo periodo difficile. Capire se è riuscito a tornare completamente quello di un tempo è difficile, in primis mentalmente, ma sicuramente il velocista neerlandese è nuovamente ai vertici della specialità.

Felix Grossschartner (Bora-hansgrohe), 5,5: Il suo ultimo anno nella formazione tedesca è caratterizzato da poca continuità e ancor meno lampi di quelle qualità che in passato ha più volte evidenziato, tanto per sé che in supporto ai capitani. Tolti i trionfi in patria, si vede effettivamente poco davanti.

Kaden Groves (Team BikeExchange-Jayco), 7: Stagione importante per lo sprinter australiano che conquista tre vittorie, di cui due nel WorldTour. Quella più preziosa è chiaramente alla Vuelta a España, mettendo il sigillo ad una stagione di forte crescita, che lo conferma come uno degli altri nascenti nelle volate. Da vedere se il cambio di squadra pagherà, ma nel team australiano rischiava ormai di essere troppo chiuso.

Ruben Guerreiro (EF Education-EasyPost), 6,5: La vittoria sul mitico Mont Ventoux è l’apice di una stagione che lo vede costante e regolare, conquistando numerosi piazzamenti, soprattutto nelle brevi corse a tappe. Risultati preziosi per sé e per una squadra che è rimasta a lungo sul ciglio della retrocessione. Poco appariscente, ma efficace.

LETTERA H

Jack Haig (Bahrain Victorious), sv: L’australiano arriva al Tour de France in grande crescita forte del quinto posto al Delfinato, ma la caduta nella tappa del pavé mette fine sul più bello alla sua stagione tutta costruita attorno alla Grande Boucle.

Lucas Hamilton (Team BikeExchange-Jayco), 5: Stagione anonima per il 26enne di Ararat che non riesce a fare molto né per la squadra né in prima persona. Il miglior risultato risulta così il settimo posto nella tappa di Genova al Giro d’Italia (corsa poi chiusa in tredicesima posizione, lontanissimo dalla lotta per le posizioni che contano).

Ethan Hayter (Ineos Grenadiers), 7,5: Continua la crescita del corridore britannico che si scopre sempre più completo. In stagione conquista sei successi di cui uno WorldTour (la classifica generale del Giro di Polonia), ma colleziona anche tanti piazzamenti. Solo la sfortuna gli impedisce di lottare persino per una medaglia nella prova a cronometro dei Mondiali di Wollongong. Il classe 1998, però, non è bravo solo a finalizzare: all’occorrenza è pronto pure a mettersi a disposizione della squadra, confermandosi talento poliedrico.

Ben Hermans (Israel-Premier Tech), sv: Tanta sfortuna e molti problemi di salute, la maggior parte dei quali legati al long Covid, impediscono di valutare la stagione del belga che mette insieme soltanto 19 giorni di corsa.

Quinten Hermans (Intermarche-Wanty-Gobert), 7,5: Dopo tanti anni di apprendistato, per il belga arriva finalmente l’atteso salto di qualità su strada. Nonostante sia arrivato un solo successo (una tappa al Giro del Belgio), sono tanti i piazzamenti che rendono positiva la stagione del classe 1995, tra i quali spicca ovviamente il secondo posto alla Liegi-Bastogne-Liegi, superando in volata Wout van Aert.

Jesus Herrada (Cofidis), 7: La vittoria di tappa alla Vuelta basta di per sé a rendere positiva la stagione dello spagnolo che viene impreziosita anche da un altro successo, oltre a numerosi piazzamenti in altre corse per tutto l’anno, dando un contributo fondamentale alla causa del team nella lotta per non retrocedere.

Sergio Higuita (Bora-hansgrohe), 7: Arrivato alla Bora-hansgrohe con l’obiettivo di fare classifica nei Grandi Giri, le cose non vanno come sperato nelle corse di tre settimane. Per il resto, però, il suo 2022 è assolutamente positivo, con cinque vittorie (la più importante è la classifica generale alla Volta a Catalunya) e piazzamenti di prestigio: quinto alla Liegi-Bastogne-Liegi, secondo al Giro di Svizzera e quarto al Lombardia.

Jai Hindley (Bora-hansgrohe), 8,5: Dimostra che il successo sfiorato al Giro 2020 non era qualcosa di effimero. Meno pungente alla Vuelta a España, in cui comunque finisce per piazzarsi nei dieci, l’australiano riporta la sua nazione per la seconda volta della storia in cima ad un GT al termine di un mese di maggio di altissimo livello, confermandosi capace di crescere nell’arco di tre settimane fino a battere un corridore solido come Richard Carapaz.

Marc Hirschi (UAE Team Emirates), 7: Non è ancora ai suoi livelli migliori, ma è una buona stagione che inizia e chiude con una vittoria. Nel mezzo ne arrivano altre due e anche piazzamenti in corse importanti. Considerando che spesso si ritrova comunque a volte chiuso da ordini di scuderia, che esegue con diligenza, il bilancio è sicuramente positivo.

Jan Hirt (Intermarché-Wanty-Gobert), 7: Parte vincendo tappa e corsa al Tour of Oman, chiudendo così un digiuno di quasi sei anni, poi si ripete conquistando una tappa al Giro d’Italia, chiuso poi in sesta posizione con una ottima tenuta nella terza settimana. Risultati importanti per un corridore che si rilancia così dopo alcune stagioni non proprio entusiasmanti

Alvaro Hodeg (UAE Team Emirates), sv: Ancora alle prese con un lungo infortunio che gli impedisce di correre fosse anche un solo giorno quest’anno, il colombiano ha dovuto aspettare sino a novembre per tornare ad allenarsi in bici. L’augurio è di vederlo tornare al più presto anche in corsa.

Hugo Hofstetter (Arkéa-Samsic), 7: Il 28enne francese si conferma corridore regolare e affidabile, aiutando la squadra verso la promozione grazie alle sue oltre trenta top10 nel corso dell’anno. Corridore veloce e resistente, continua a crescere anno dopo anno e potrebbe prima o poi anche portarsi a casa un successo pesante.

Hugo Houle (Israel-Premier Tech), 7: Il commovente successo al Tour de France è l’apice di una stagione in cui si dimostra ancora una volta corridore solido e generoso, pronto a sacrificarsi per i propri compagni, ma anche capace di stringere i denti e lottare per sé quando ne ha l’occasione, come dimostra il piazzamento alla Parigi – Nizza, in cui corre da solo le ultime quattro tappe.

Damien Howson (Team BikeExchange-Jayco), 5: A ormai 30 anni compiuti, l’australiano sembra una promessa non mantenuta, fallendo l’appuntamento con il salto di qualità, che negli ultimi anni stava provando a far emergere, riuscendo comunque regolarmente a portarsi a casa qualche risultato interessante. Stavolta non ci sono grandi appigli, con una stagione anonima, in cui fa fatica anche a supportare i capitani.

LETTERA I

Daryl Impey (Israel-Premier Tech), 6: Pur andandoci vicino, gli manca il successo di peso per salvare una stagione comunque discreta. Chiude secondo una tappa della Vuelta e lascia comunque un sigillo al Giro di Svizzera.

Gorka Izagirre (Movistar), 5: Combina pochissimo, chiudendo quella che è a tutti gli effetti la sua peggior stagione da professionista.

Ion Izagirre (Cofidis), 6: Il suo buon inizio di stagione fra Parigi-Nizza e Giro dei Paesi Baschi, che rappresenta una buona dose di punti fondamentale nella stagione del suo team, gli vale la sufficienza, ma ci si aspettava sicuramente di più.

LETTERA J

Fabio Jakobsen (Quick-Step Alpha Vynil), 9: Completa la sua rinascita dopo il tremendo incidente del 2020, vincendo praticamente tutto quello che poteva. Nella sua stagione ci sono, fra le altre cose, il titolo europeo, una tappa al Tour de France (dove strappa applausi per essere rimasto, solitario, nel tempo massimo in occasione di una tappa durissima) e una frazione della Parigi-Nizza. Il conto di fine anno parla di 13 successi.

Anders Johannessen (Uno-X Pro Cycling Team), 6: Rallentato da una serie di problemi fisici, si fa vedere comunque in più di un’occasione, testimoniando qualità che potranno definitivamente sbocciare nei prossimi anni.

Tobias Johannessen (Uno-X Pro Cycling Team), 7: Dopo le meraviglie giovanili del 2021, parte alla grande nel 2022, trovandosi nel mazzo dei migliori in corse importanti come la Volta a Catalunya. Protagonista anche al Giro di Norvegia e al Delfinato, deve – come il fratello – fare poi i conti con diversi malanni.

Matteo Jorgenson (Movistar), 6,5: Guadagna considerazione all’interno della squadra con un Tour de France tutto all’attacco e con prestazioni di alto livello nelle brevi corse a tappe affrontate.

Bob Jungels (Ag2r Citroen), 6,5: Dopo tante stagioni difficili, lo si rivede a livelli importanti. La sua vittoria di tappa al Tour de France è probabilmente il punto più alto della stagione della sua squadra.

Christopher Juul-Jensen (Team BikeExchange-Jayco), 5,5: Un infortunio a inizio stagione ne condiziona la preparazione, nel resto dell’anno non trova mai lo spunto giusto.

LETTERA K

Lennard Kamna (Bora-Hansgorhe), 6,5: Dopo un 2021 da dimenticare il tedesco sembra essere tornato sulla giusta strada, come dimostrano le vittorie di tappa al Tour of the Alps e, soprattutto, al Giro d’Italia sull’Etna; inoltre il classe 1996 riesce a conquistare anche il titolo nazionale a cronometro e sfiora il successo a La Super Planche des Belles Filles (viene ripreso solo nelle ultime decine di metri dai big dopo una lunga giornata in fuga). La sfortuna, però, lo costringe a chiudere a luglio una stagione che sarebbe potuta essere migliore. Non manca comunque di dare il suo contribuito alla squadra: è suo il forcing che mette in difficoltà la Maglia Rosa Richard Carapaz nella ventesima tappa del Giro d’Italia, lanciando Jai Hindley verso il Trofeo Senza Fine.

Alexander Kamp (Trek-Segafredo), 6,5: Il classe 1993 non ha molte occasioni di mettersi in mostra in prima persona. Quando gli capita la possibilità si fa comunque trovare pronto, come alla Amstel Gold Race e alla Bretagne Classic, in cui si inserisce nella lotta per la vittoria e dimostra di meritare più spazio.

Wilco Kelderman (Bora-Hansgorhe), 6,5: Ancora una volta le gerarchie di squadra lo costringono a mettere da parte le ambizioni personali. Il lavoro svolto in supporto dei capitani è comunque positivo: anche lui fa parte del team che riesce a portare a casa il Giro d’Italia con Jai Hindley.

James Knox (Quick-Step Alpha Vinyl), 5: Come accaduto nelle ultime stagioni il britannico si vede poco o nulla e non porta a casa nessun risultato interessante (le sue uniche top 10 nel 2022 arrivano al Giro di Germania, non certo un palcoscenico di primissimo piano).

Olav Kooij (Jumbo-Visma), 7,5: 12 successi in stagione lanciano il giovane neerlandese tra i grandi del pianeta volate. Il classe 2001, infatti, si mette in mostra anche su palcoscenici importanti come UAE Tour e Tirreno-Adriatico, dove ottiene alcuni piazzamenti sul podio. La vittoria nella prima frazione del Giro di Polonia, invece, rappresenta la sua prima affermazione a livello WorldTour.

Victor Koretzky (B&B Hotels-KTM), 6: Stagione di apprendistato su strada per uno dei migliori biker al mondo. Il classe 1994 riesce a mettersi in mostra nel corso dell’anno, tanto da strappare un contratto per la WorldTour Bora – Hansgorhe una volta che la sua B&B Hotels – KTM ha chiuso i battenti.

Alexander Kristoff (Intermarché-WantyGobert), 7: Giunto in squadra per portare risultati ed esperienza, il norvegese adempie appieno alla sua missione, con cinque vittorie e un numero enorme di piazzamenti nel corso dell’intera stagione. Il giorno più bello del suo 2022 è sicuramente quello del successo alla Scheldeprijs, arrivato dopo un’azione solitaria di 8 chilometri.

Andreas Kron (Lotto Soudal), 5,5: Dopo un 2021 brillante, nel 2022 il danese raccoglie ben poco, ottenendo solo un paio di piazzamenti di prestigio. La sfortuna ci mette indubbiamente lo zampino, facendogli in qualche modo perdere una stagione in cui ce lo si aspettava ad un livello più importante (e anche la squadra puntava molto su di lui per la lotta ai punti).

Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma), sv: Tutta la sua stagione è costruita in funzione del Tour de France dove appare in grande crescita fino al giorno della caduta che lo costringe al ritiro.

Stefan Küng (Groupama-FDJ), 7,5: Stagione di alto livello per il corridore elvetico, che mostra una grandissima continuità e affidabilità nel corso della intera stagione, senza esitare a sacrificare le sue possibilità per la causa del team (come in occasione del Tour de France). Cronoman ormai tra i più temibili in gruppo, malgrado la beffa mondiale, è ormai anche uno degli outsider più quotati per le classiche del Nord, ma sta dimostrando anche una importante duttilità vista la resistenza in salita, come dimostrato al Giro di Svizzera. Non sarà mai uno scalatore, ma può diventare pedina fondamentale per il team e trovare anche nuove possibilità per colpire in prima persona.

Sepp Kuss (Jumbo-Visma), 5,5: Dopo aver abituato a grandi prestazioni in salita, quest’anno lo statunitense è meno appariscente del solito nel suo ruolo di ultimo uomo in montagna, tanto che raramente riesce a ricoprire questo ruolo.

Michal Kwiatkowski (Ineos Grenadiers), 6,5: Il trionfo alla Amstel Gold Race è un lampo nel buio di una stagione complicata, in cui gli infortuni lo costringono a saltare alcune delle corse più importanti per lui, vivendo così un finale di stagione complicato, avaro di soddisfazioni e risultati.

LETTERA L

Victor Lafay (Cofidis), 6,5: Si fa vedere in più di un’occasione, confermando le sue qualità di attaccante di spessore. Porta punti preziosi alla squadra, anche se gli resta la delusione di aver perso la generale della Arctic Race of Norway negli ultimi chilometri.

Yves Lampaert (Quick-Step Alpha Vynil), 7: Un picco, sorprendente ed entusiasmante, con la vittoria nella crono di apertura del Tour de France a Copenaghen, che gli consente di vestire per un giorno la Maglia Gialla. A questa si aggiunge un’altra affermazione a crono, al Giro del Belgio, mentre nella stagione delle Classiche del Nord era stato meno brillante del solito.

Mikel Landa (Bahrain Victorious), 7,5: Trova grande continuità, anche se gli manca l’acuto. Il terzo gradino del podio al Giro d’Italia al termine di tre settimane finalmente senza incidenti vale parecchio. Chiude sul podio anche la Tirreno-Adriatico e va a prendersi anche il terzo posto al Lombardia, probabilmente il risultato più sorprendente della sua annata. Sotto tono alla Vuelta, ma la stagione rimane comunque più che positiva.

Victor Langellotti (Burgos-BH), 7: Il monegasco è una delle sorprese della stagione: vince una tappa al Giro del Portogallo e indossa la maglia dei GPM alla Vuelta prima che una caduta lo metta fuori causa.

Christophe Laporte (Jumbo-Visma), 8: Uno dei corridori più continui e brillanti lungo tutta la stagione. Comincia lasciando il segno alla Parigi-Nizza, prosegue con una notevole campagna nelle gare del Nord (anche al servizio dei compagni) e pennella il suo capolavoro al Tour de France, vincendo una tappa con un’azione memorabile. Al Mondiale, poi, chiude secondo, battuto solo da un leggendario Evenepoel.

Pierre Latour (TotalEnergies), 6: Una buona partenza, nelle brevi corse a tappe francesi di inizio stagione. Poi si smarrisce, non riuscendo a dare un tocco di “nobiltà” alla stagione.

Axel Laurance (B&B Hotels-KTM), 7: Uno dei nomi nuovi del ciclismo francese chiude la stagione con un successo e con tanti piazzamenti di spessore, fra cui il secondo posto alla Bretagne Classic. Per la chiusura del team, il prossimo anno passerà in una squadra di prim’ordine, e il futuro è dalla sua parte.

Chris Lawless (TotalEnergies), 5: Un paio di piazzamenti in corse minori non invertono la sua fase calante, che dura ormai da parecchi anni. Nel 2023 ripartirà da una Continental, nel tentativo di ritrovare energie e spunti.

Andreas Leknessund (Team DSM), 7: Continua a crescere il 23enne norvegese, che ottiene il suo primo successo di peso nella seconda tappa del Giro di Svizzera al termine di 170 chilometri di fuga. Dopo un buon Tour de France (primo GT della carriera), dove si vede all’attacco in un paio di occasioni, replica all’Arctic Race of Norway prendendosi l’ultima tappa (coronando un’altra fuga) e la classifica finale. Corridore da tenere d’occhio per il futuro.

Emīls Liepiņš (Trek-Segafredo), 5,5: Si dà da fare per i compagni e prova a cercare gloria in autonomia, senza però particolari lampi. Il titolo nazionale in linea, il primo della carriera, non basta per raggiungere la sufficienza.

Giovanni Lonardi (Eolo-Kometa), 6,5: Vince già a gennaio, lasciando presagire una stagione in crescendo. Non riesce a ripetersi, ma quando si getta in volata riesce sempre a portare a casa buone cose.

Miguel Angel Lopez (Astana Qazaqstan), 6,5: Stagione tormentata (un’altra…). Alla fine, però, è uno dei pochi corridori della sua squadra a lasciare il segno, con una vittoria al Tour of the Alps e il quarto posto finale alla Vuelta. Con più serenità (e un pizzico di fortuna in più), potrebbe ottenere molto di più.

Juan Pedro Lopez (Trek-Segafredo), 7: Un Giro d’Italia da protagonista e da splendido combattente, che lo vede indossare la Maglia Rosa per dieci tappe e che gli vale anche la Maglia Bianca finale dopo il ritiro di Almeida. In precedenza si era ben difeso anche ai Paesi Baschi. La seconda parte di stagione, invece, è resa complicata da problemi fisici.

Alexey Lutsenko (Astana Qazaqstan), 7: Quando corre, il suo lo fa sempre. Dopo un buon inizio di stagione, che lo vede imporsi alla Clasica Jaen Paraiso Interior, un infortunio lo costringe a saltare tutta la campagna delle classiche. In estate chiude ottavo al Tour de France e si piazza più volte, accarezzando il capolavoro al Mondiale di Wollongong prima di venire piegato dallo scatenato Evenepoel.

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