Pagelle Freccia Vallone 2026: Paul Seixas è già un campione, Ben Tulett sorprende – Romain Grégoire e Lenny Martinez mancano nel momento decisivo

Paul Seixas (Decathlon CMA CGM), 10: Era alla sua prima partecipazione, ma in realtà è sembrato già un veterano di questa gara. Assieme alla sua squadra fa tutto perfettamente nell’approccio al Mur de Huy, che si fa interamente in testa imponendo il proprio passo e poi accelerando per scremare pian piano il gruppo fino a piazzare l’allungo decisivo a 200 metri dal traguardo e lasciare lì tutti quanti. Diventa il più giovane di sempre a conquistare la corsa, ma soprattutto diventa ancora più il candidato principale a detronizzare il dominatore degli ultimi anni, Tadej Pogačar. È già un campione, ma sarà presto un fenomeno.

Mauro Schmid (Team Jayco AlUla), 9: Quando inizia la salita finale è un po’ indietro, ma risale velocemente posizioni ed è poi sempre lì a giocarsela con i migliori, anche se sembra andare in difficoltà quando Seixas dà la botta decisiva. Trova però le energie per reagire e nel finale compie una gran rimonta che gli permette di superare Tulett e Cosnefroy e di andare a cogliere un secondo posto di grande qualità, che è anche una conferma della sua ottima prima parte di stagione.

Ben Tulett (Visma | Lease a Bike), 9: Probabilmente la più grossa sorpresa di giornata. In una Visma che deve fare i conti con diverse assenze importanti, il britannico aveva il difficile compito di provare a cogliere un piazzamento, cosa resa ancor più difficile dal fatto di non essere lui stesso al meglio per via di una caduta avvenuta un paio di settimane fa al Giro dei Paesi Baschi. Il 24enne è invece perfetto, approcciando il Mur de Huy nelle primissime posizioni e restandoci praticamente fino alla fine, per andare conquistare il suo primo podio in una gara WorldTour.

Benoît Cosnefroy (UAE Team Emirates XRG), 7,5: Il 30enne, che aveva il non facile compito di fare le veci di Pogačar, ci prova a tenere la ruota del più giovane connazionale e lotta fino all’ultimo per un posto sul podio, perdendolo solo negli ultimi metri. Conclude quarto, come due anni fa, ma la sua campagna delle Ardenne continua a essere molto positiva.

Ion Izagirre (Cofidis), 7: A 37 anni e all’ultima stagione da professionista, lo spagnolo è ancora lì davanti a battagliare con corridori ben più giovani di lui. Con grande esperienza, conquista quello che è il suo miglior piazzamento di sempre in questa gara, un settimo posto che conferma l’ottima gamba vista nelle ultime settimane e che porta anche punti UCI preziosi alla sua squadra.

Andreas Leknessund (Uno-X Mobility), 7: In una corsa che ormai da anni non esce dai soliti binari della volata finale in salita, il norvegese e gli altri attaccanti di giornata hanno quantomeno il merito di provare a disegnare uno scenario diverso, anche se alla fine l’epilogo è sempre il solito. Buona prova, comunque, del 26enne, ultimo fuggitivo a essere ripreso, a poco più di sette chilometri dal traguardo.

Alex Baudin (EF Education-EasyPost), 6,5: Il 24enne francese prosegue la sua serie di piazzamenti in top-10 in questo inizio di stagione. Non ne ha abbastanza per seguire i migliori quando arriva il tratto più duro, ma si gestisce con grande intelligenza e chiude sesto.

Mattias Skjelmose (Lidl-Trek), 6,5: Dopo due edizioni di fila senza raggiungere il traguardo di Huy, il danese riesce quest’anno a essere là davanti e a centrare un bel quinto posto, confermando di avere una bella gamba dopo il secondo posto dell’Amstel. Peccato solo che inizi la salita finale davvero troppo indietro: vista la rimonta fatta, se fosse stato più avanti avrebbe potuto sicuramente lottare per un posto sul podio (e forse anche di più).

Christian Scaroni (XDS Astana), 6: Ben posizionato all’inizio del muro finale, il bresciano non riesce a seguire i migliori quando il gioco si fa duro, ma non crolla neppure, chiudendo all’undicesimo posto e come migliore italiano di giornata.

Kévin Vauquelin (Ineos Grenadiers), 6: Secondo nelle ultime due edizioni, il 13° posto odierno imporrebbe quindi una bocciatura, ma bisogna considerare che ha fatto tutto il finale con la bici del compagno Axel Laurance dopo aver avuto un problema meccanico alla sua, oltre al fatto che domenica era anche caduto all’Amstel.

Romain Grégoire (Groupama-FDJ United), 5,5: Come già avvenuto all’Amstel Gold Race, anche oggi è mancato qualcosa nel momento decisivo al 23enne transalpino, che in un finale adatto alle sue caratteristiche non è riuscito a fare la differenza e ha concluso nono, peggiorandosi di due posizioni rispetto agli ultimi due anni.

Lenny Martinez (Bahrain Victorious), 5,5: Quarto lo scorso anno, lo scalatore transalpino non aveva nascosto di puntare a migliorarsi quest’anno e di salire sul podio, ma alla fine si peggiora e chiude ottavo nonostante fosse ben posizionato all’inizio del tratto duro dell’ascesa conclusiva.

Lennert Van Eetvelt (Lotto Intermarché), 5,5: Lo si vede fare a sportellate nelle posizioni di testa all’inizio del Mur de Huy, ma poi non riesce a cambiare passo nel momento in cui bisognava farlo e scivola progressivamente indietro fino a concludere al di fuori della top-20. A sua parziale giustificazione, probabilmente non è ancora al meglio dopo i problemi fisici delle scorse settimane.

Valentin Paret-Peintre (Soudal Quick-Step), 5: La salita finale avrebbe potuto ben adattarsi alle sue caratteristiche di agile scalatore, ma il 25enne non arriva neppure a farla con il gruppo di testa, perdendo contatto già sulla precedente Côte de Cherave.

Marc Hirschi (Tudor Pro Cycling Team), sv: Prosegue il periodo sfortunato per l’elvetico, che, già caduto all’Amstel Gold Race, si ripete qui finendo a terra a circa 20 chilometri dal traguardo e dovendosi poi ritirare a causa di una frattura della clavicola.

Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), sv: Caduto a una quarantina di chilometri dalla conclusione, il norvegese si è ritrovato a inseguire a lungo, inizialmente anche con la bici di un compagno di squadra, prima di riuscire a rientrare in gruppo dopo aver ripreso la propria bici. Ha quindi speso tante energie preziose che sono ovviamente mancate nel finale, dove per la formazione scandinava si è però messo in evidenza e ha colto un bel risultato Andreas Kron (voto 6,5), decimo.

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