Tour du Rwanda 2026, ipotesi accorciamento a 5 giorni per evitare sovrapposizioni e attirare le grandi squadre

Il ciclismo africano è in fermento dopo i Mondiali di Kigali 2025 e l’UCI vorrebbe provare a cavalcare l’onda. L’evento, che per la prima volta ha visto la rassegna iridata svolgersi in Africa, ha segnato una pietra miliare storica per il continente. Con oltre un milione di spettatori lungo le strade e una copertura mediatica globale che ha illuminato le “mille colline” rwandesi, l’evento è stato un successo di pubblico e i trionfi di Remco Evenepoel e Tadej Pogačar sono arrivati in mezzo a una splendida cornice che ha convinto tutti gli osservatori. Risultati che l’Unione Ciclistica Internazionale vorrebbe provare a sfruttare per aumentare l’appeal delle corse locali, come spesso successo anche in altri paesi, che hanno creato corse cavalcando i grandi eventi precedenti.

Secondo quanto appreso dalla nostra redazione, il primo step sarebbe quello di modificare il formato del Tour du Rwanda con l’obiettivo di rendere l’evento più snello, più attraente per il calendario internazionale e per le squadre europee, provando così a sfruttare l’entusiasmo generatosi con la rassegna iridata. Nato nel 1988 come competizione regionale e diventato dal 2009 un appuntamento UCI di categoria 2.1, l’evento ha saputo in questi anni attirare anche squadre professionistiche, tanto che nelle varie edizioni si sono viste al via TotalEnergies, Israel – Premier Tech, Lotto, Team Novo Nordisk, Burgos, Euskaltel, Q36.5, ma anche le tre italiane, nonché alcune formazioni WorldTour (come Soudal QuickStep, Astana e UAE) pur quasi sempre con le loro formazioni development.

Attualmente prevista su otto giorni di corsa, dal 22 febbraio al 1° marzo, la gara nell’idea dell’UCI potrebbe scendere a cinque tappe per corrispondere meglio alle esigenze delle grandi squadre, che potrebbero così inserirla meglio nel proprio programma globale (evitando ad esempio la sovrapposizione con l’UAE Tour, ma anche Volta ao Algarve e Vuelta a Andalucia e Clasica de Almeria). Al momento tuttavia le discussioni preliminari con le varie parti in causa starebbero trovando reazioni abbastanza fredde. Le grandi squadre, che lo scorso anno si sono allontanate dalla corsa temendo problemi di sicurezza per questioni geopolitiche, avrebbero mostrato un entusiasmo tiepido, visto comunque che in quel periodo ci sono già anche corse in Francia, Italia (con il ritorno del Giro di Sardegna) e, soprattutto, Belgio, con l’apertura del calendario proprio nel fine settimana conclusivo (data che ovviamente resterebbe). Anche una lunga trasferta non sembra necessariamente vista di buon occhio in quel periodo dell’anno per i big.

Anche ASO, che secondo quanto abbiamo appreso, sarebbe stata quantomeno interpellata sulla questione, non sembra particolarmente interessata. Dopo aver prestato la sua esperienza soprattutto per la logistica e la gestione TV nella rassegna iridata, la società francese sembra comunque voler privilegiare i suoi asset europei ed eventualmente mediorientali, con i quali ha rapporti importanti ormai da un decennio. Al fianco della federazione nazionale, che attualmente è titolare dell’evento, potrebbe entrare in gioco eventualmente Golazo, organizzatore belga già partner del Mondiale 2025 e che sta stringendo legami sempre più forti con l’Africa dove ha da tempo un ufficio, non solo per il ciclismo, a Nairobi, aprendo una nuova sede da quest’anno proprio a Kigali. Ma per il momento anche su questo scenario non ci sono certezze.

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