Morte Marco Pantani, la mamma Tonina Belletti: “Resto convinta che c’era qualcuno quella mattina. I soldi sono la chiave”

Sono passati più di 22 anni dalla morte di Marco Pantani e ancora la sua famiglia aspetta delle risposte. La tragica morte del grande campione, il cui corpo è stato ritrovato il 14 febbraio 2004 nella stanza D5 dell’Hotel Le Rose di Rimini, ha finora trovato un’unica risposta: fu una scelta drastica del corridore. I genitori di Marco Pantani, con l’aiuto degli avvocati Fiorenzo e Alberto Alessi, hanno sempre cercato di trovare prove per dimostrare che loro figlio, invece, sia stato vittima di un omicidio. Al momento è in atto una terza inchiesta da parte della Procura di Rimini, che per il momento non ha trovato nuovi elementi utili che possano dare riscontro a questa ipotesi. Eppure Tonina Belletti, mamma del campione, non si rassegna.

In un’intervista rilasciata a Il resto del Carlino, la donna ha dichiarato: “Io ero e resto convinta che c’era qualcuno quella mattina con Marco. E che Marco sia stato aggredito dopo una lite, scoppiata per una questione di soldi legata alla droga“. Insomma, dietro alla morte del Pirata ci sarebbe un movente economico: “I soldi sono la chiave di tutto – insiste Tonina Belletti – Sono il motivo per cui qualcuno, quella mattina, è andato da Marco”. La madre del grande campione racconta che quel giorno il figlio “aveva fatto dei prelievi” e quindi “aveva parecchi contanti con sé”, quantificabili intorno ai 20mila euro. Per questo la donna resta convinta che “I soldi sono il vero movente“.

Inoltre Tonina Belletti insiste su un dettaglio logistico non irrilevante. Nell’hotel in cui Marco Pantani ha perso la vita, infatti, era presente un ingresso dal lato del mare, come confermano anche gli atti del processo. Dunque la mamma del campione sottolinea che “era possibile arrivare alla camera dove si trovava Marco anche senza passare dall’ingresso principale”. Insomma, non è detto che sia stata accertata tutta la verità su quella tragica notte del 14 febbraio. E Tonina Belletti resta convinta: “Non mi rassegnerò fino a quando non sarò certa che sarà stata scritta tutta la verità“.

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