Antidoping, l’Agenzia internazionale vuole usare i dati degli allenamenti per i controlli – Alex Carera proprio non è d’accordo: “Una cosa stupida che può solo creare problemi”
L’Agenzia Internazionale Antidoping potrebbe ampliare il suo campo di osservazione nel mondo del ciclismo. Da qualche tempo si parla infatti dell’introduzione di norme che permettano all’organismo di controllo di utilizzare anche i dati degli allenamenti degli atleti, sfruttando in particolare le applicazioni da loro usate in questo ambito (una su tutte è Training Peaks) e dirigendo di conseguenza in maniera ancora più mirata gli esami da effettuare. Al momento è peraltro già in corso una fase di “sperimentazione” di questi controlli, con corridori che, su base volontaria, stanno fornendo i loro dati di allenamento all’ITA (acronimo di International Testing Agency).
Nel mondo del ciclismo, però, si stanno già facendo sentire voci in disaccordo con questa possibilità. Una di queste è quella di Alex Carera, agente di tanti corridori di primissimo piano, fra cui Tadej Pogačar: “So che c’è una commissione che vuole utilizzare i dati di Training Peaks e prendere delle decisioni con quelli – le parole di Carera raccolte da Road.cc – Io dico di no. Il nostro sport è cambiato tanto negli ultimi anni e ora è molto credibile. Forse 10-15 anni non lo era, ma adesso lo è e non dobbiamo andare a cercare cose stupide che possono solo creare problemi. Qualche tempo fa servivano cose che permettessero al ciclismo di riacquistare credibilità, come la reperibilità 24 ore su 24, ma adesso no”.
Carera aggiunge: “Oggi la mentalità è cambiata. Non abbiamo il problema del doping, che bisogno c’è di crearsi qualcosa di nuovo? Prendere i dati degli allenamenti e magari renderli pubblici non ha senso. Come se nel calcio il Barcellona dicesse al Real Madrid ‘oggi facciamo tre ore in campo, mentre domani ne facciamo solo due’. Non funziona così. Ogni squadra ha i suoi segreti per gli allenamenti. Altrimenti, perché dovrebbero spendere soldi in tecnologia e scienza, se poi le altre possono copiare quello che fanno loro? È importante che questa cosa venga discussa, altrimenti verrà fuori un casino”.
Sul tema si è espresso anche Adam Hansen, presidente dell’Associazione dei Corridori Professionisti: “Per adesso è una cosa volontaria, ma se diventerà obbligatoria cosa succederà se un corridore si rifiuta di fornire i dati dei suoi allenamenti? Lo obbligheranno? In che modo? E cosa succede quando un corridore ha il Garmin scarico o se ha il misuratore di potenza che non funziona? E se si allena, mettiamo, in mountain bike in un determinato giorno? Come possono pensare di tenere in considerazione tutto questo?”.
La lista di dubbi e domande di Hansen è lunghissima: “Come si può sapere se in un determinato giorno un corridore sta andando all’80 per cento delle sue forze e non al 100 per cento? Magari per una settimana va all’80 e poi la settimana successiva spinge al massimo secondo le indicazioni del suo allenatore. E magari la settimana ancora seguente fa attività che lo portano ad andare in alcuni momenti a un ritmo che sembra essere il suo 120 per cento? Gli ispettori come possono valutare queste cose? Magari pensano ‘Ehi, questo sta andando al 20 per cento oltre il suo limite’, ma non è così. E poi ci sono gli allenamenti fatti prima o dopo sessioni di acclimatamento, quelli in altura, quelli dopo attività in palestra…”.
Hansen ha un auspicio chiaro, molto simile a quello di Carera: “Credo proprio che sarà un sistema che non avrà successo – le parole dell’ex corridore australiano – E penso che verrà messo da parte. Ma dobbiamo vedere come si metteranno le cose in futuro”.
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