Visma|Lease a Bike, Jonas Vingegaard parla della caduta in allenamento per distanziare un amatore: “Se mi alleno da solo è perché voglio stare da solo”
Jonas Vingegaard parla per la prima volta della caduta che ha segnato il suo inverno. Finito a terra in discesa a fine gennaio nei pressi di Malaga per distanziare un amatore che lo seguiva, il danese aveva dovuto di conseguenza saltare l’UAE Tour, aprendo un dibattito importante che poi nei giorni successivi aveva portato la Visma | Lease a Bike a chiedere il rispetto dei propri corridori nel corso delle loro sessioni di allenamento. La questione si era poi ampliata ulteriormente nel momento in cui anche Tadej Pogacar aveva avuto un diverbio con un appassionato, tanto che da allora è seguito da una moto.
Una opzione che anche il danese ha preso in considerazione: “In quel momento, quando l’incidente era appena avvenuto, ho anche pensato che se si continua così, andando avanti, le cose andranno a finire così. Finiremo per avere una moto o una sorta di guardia del corpo personale, almeno le persone non potranno avvicinarsi affatto. Sarebbe molto peggio, ma dobbiamo prenderci cura di noi stessi. Quando siamo al limite e le persone ci seguono, allora dobbiamo fare qualcosa al riguardo”.
Finora Vingegaard, notoriamente schivo a parlare di sé, non era intervenuto, ma lo ha fatto ai microfoni di TV2 Sport per spiegare la sua versione e motivare le sue scelte. “Penso che la persona che ha pubblicato il post abbia raccontato bene la vicenda – ammette – È andata proprio così. Lui mi stava seguendo e io ho semplicemente preso una curva troppo veloce. Non avrei dovuto farlo. Poi sono caduto, ma non è stato niente di grave”.
Il punto tuttavia non è come è successo, ma perché. “Forse lui sa chi sono, ma noi non ci conosciamo – aggiunge – E il fatto che mi stia incollato a ruota, penso sia un po’ al limite, quando sono fuori a passeggiare non mi metto a seguire le persone. Quindi per me è un po’ al limite che le persone mi seguano in quel modo […] Penso che sia giusto che le persone si avvicinino e chiedano una foto, ma poi ci lascino fare l’allenamento che dobbiamo fare… È il mio lavoro”.
Lo scalatore danese spiega infatti che la presenza di qualcuno alla sua ruota è anche una questione di responsabilità. “Anche se potresti pensare che non dovrei, devo comunque essere rispettoso nei confronti della persona dietro di me. Se devo frenare bruscamente, rischio che mi venga addosso da dietro. Se ho il naso che cola, non posso semplicemente soffiarmelo perché rischio di colpirlo. Quindi devo essere rispettoso nei confronti di qualcuno in ogni momento. C’è un motivo per cui mi alleno da solo. È perché voglio stare da solo“.
Il classe 1996 capisce il punto di vista degli appassionati e degli amatori, o comunque di una persona che potrebbe essere affascinata dalla presenza delle star dello sport, ma sottolinea anche che bisogna rispettare il fatto che stiano lavorando in quel momento. “È chiaro che probabilmente per loro è un evento importante vedere un corridore come me o Tadej – aggiunge – Ma bisogna accettare che stiamo lavorando, piuttosto che mettersi alla nostra ruota o pedalare al nostro fianco e parlarci. Potrei essere impegnato in un intervallo, quindi non ho né il tempo né l’energia per sedermi e parlare. In questo senso, penso che dovrebbero darci un po’ più di privacy”.
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