Trek-Segafredo, Vincenzo Nibali: “Giro appuntamento più importante, ma se dovessi scegliere un pensierino alla maglia iridata lo farei…”

Vincenzo Nibali strizza l’occhio alla maglia iridata. Il corridore della Trek, ospite di RadioCorsa, ha parlato dei suoi obiettivi alla ripartenza dopo il coronavirus, mettendo in cima alla lista il Giro d’Italia, ma ammettendo che non gli dispiacerebbe arricchire il suo già corposissimo palmarès con la vittoria del Mondiale di Aigle-Martigny. Una successo in maglia azzurra inseguito, ma mai raggiunto in questi anni complice la sfortuna, che gli permetterebbe di aggiungere un altro prestigioso tassello alla sua già ricca e nutrita bacheca. Come ci aveva spiegato Paolo Slongo nelle scorse settimane, per lo Squalo dello Stretto l’obiettivo è dunque arrivare alla rassegna iridata con una forma molto buona, un approccio graduale dopo i primi appuntamenti in cui comunque è pronto a ben figurare per un calendario confermato quasi interamente italiano. Prima degli obiettivi principali spazio dunque a Strade Bianche, Milano – Sanremo, Il Lombardia e Tirreno – Adriatico per affinare la gamba, con la possibilità ovviamente di lasciare il segno come sa fare.

“Sono due belle emozioni, ma diverse fra loro – racconta ai microfoni RAI  – La maglia rosa ho già avuto il piacere di indossarla e vincerla, portandola al traguardo. È una emozione unica, ma penso che vincere una gara singola come il mondiale, come lo è stato per le grandi classiche come la Sanremo, è una esplosione di emozioni veramente ineguagliabile, vincere una gara così importante è qualcosa di incredibile . Significa realizzare un sogno. Personalmente, ho realizzato due volte quello della Maglia Rosa, ma non ho mai realizzato quello del Mondiale. Se dovessi scegliere, quasi quasi un pensierino all’arcobaleno ce lo faccio“.

Ovviamente, un gioco di ipotesi che nulla toglie alla voglia del suo terzo Giro (che considera comunque “l’appuntamento più importante”), ma è evidente come raggiungere un traguardo mai conquistato abbia un sapore diverso quando così prestigioso. La difficoltà aggiuntiva di quest’anno è trovare il giusto equilibrio nella preparazione e nell’approccio in questo calendario “tutto in tre mesi, racchiuso in un blocco molto duro” al quale arrivi anche con alcune inevitabili incognite. “Non è semplice programmare l’obiettivo, avere tutta la potenza disponibile in quel giorno è molto difficile – sottolinea –  Serve un colpo solo, come un cecchino. In una corsa di tre settimane è diverso, c’è un modo diverso di vedere la corsa e l’interpretazione di gara”.

Agosto e settembre saranno dunque sopratutto visti in funzione di Mondiali e Corsa Rosa, anche se chiaramente uno come lui non sarà al via tanto per esserci, come ci aveva sottolineato il suo fidato coach Slongo ai microfoni di #SpazioTalk. Un “avvicinamento graduale” scelto per cercare di far corrispondere questa stagione a quella prevista, malgrado la grande assenza dei Giochi di Tokyo 2020, ma anche con la necessità di avere tempo e corse per mettersi alla prova e comprendere le necessità del proprio corpo.

“Ho scelto di optare per un calendario a crescita graduale e non andare al Tour che chiedeva di essere subito pronto – spiega il messinese – Lì dovevi anticipare tutta la preparazione adesso ed essere più potente del previsto. Poi, dopo il Tour non sai se esci più stanco o no, anche perché non avendo corso prima l’incognita rimane. Arrivi che stai bene nei primi dieci giorni, poi magari hai un calo. Oppure hai una crescita graduale, ma non avendo corso prima è tutto diverso, tutto è un po’ più difficile. Io sono abituato a fare sempre un certo tipo di avvicinamento verso la corsa e lo stesso equivale per me in questa ripartenza”.

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