Pagelle Volta a Catalunya 2021: una Ineos formato Sky e alcuni vecchi leoni tornano a ruggire

Ineos Grenadiers, 10 e lode: Dominano la corsa in maniera davvero impressionante. A questi livelli non è facile vedere un podio monopolizzato dalla stessa formazione. Il controllo sulla corsa da parte degli uomini della formazione britannica non lascia spazio per nessuno, almeno per quanto riguarda gli altri, presunti, rivali. Una settimana perfetta, a partire dal vincitore Adam Yates (10) che conquista la sua prima affermazione con la nuova squadra. Il britannico fa il vuoto nella terza frazione a Valter 2000 andandosi a prendere la maglia di leader che porterà sul podio di Barcellona. Podio sul quale sale anche Richie Porte (9) che si prende la rivincita sulla sfortuna che lo aveva messo subito ko alla Parigi-Nizza e fa da fido scudiero al compagno di squadra. Terzo gradino del podio per Geraint Thomas (9) che ritrova un’ottima forma quando in molti lo davano già per finito. Anche il gallese fa parte di un meccanismo di squadra davvero perfetto. Decisivi per il risultato dei propri compagni anche Rohan Dennis (9), ancora una volta un preziosissimo uomo squadra (oltre che vincitore della cronometro di Banyoles), e Richard Carapaz (8) che alla prima corsa stagionale si mette a disposizione dei compagni, mettendosi in testa al gruppo a tirare su praticamente tutte le salite della corsa catalana oppure correndo con generosità e spirito di sacrificio.

Alejandro Valverde (Movistar), 8,5: Eterno Embatido. Quando tutti si preparavano a celebrarne l’addio, l’iridato di Innsbruck 2018 si dimostra tra i più pimpanti sulle salite della corsa catalana. Sempre nel vivo dell’azione, spesso è proprio lui a movimentare la gara, andando a caccia del podio fino all’ultima tappa. Contro lo strapotere della Ineos c’era poco da fare, ma questo quarto posto ha un grande valore. Se la sua forma sarà questa ci aspettiamo di vederlo protagonista nelle amate Ardenne.

Esteban Chaves (Team BikeExchange), 8,5: Una splendida vittoria di tappa e un sesto posto finale che valgono molto più di quello che sono. Dopo anni difficili, in questa settimana lo scalatore colombiano è sembrato forse per la prima volta davvero tornato al livello dei migliori. Gli manca ancora qualcosa per poter tornare quello che a distanza di pochi mesi saliva sul podio di Giro e Vuelta, ma le prestazioni mostrate in questi giorni lo hanno visto giocarsela a viso aperto con i big, dimostrandosi nuovamente tra i migliori grimpeur in circolazione.

Wilco Kelderman (Bora-hansgrohe), 8: Non necessariamente appariscente, ma comunque concreto, il neerlandese ottiene un buon piazzamento finale al termine di sette tappe in cui non ha eccelso, pur restando costante. Nel suo percorso di avvicinamento verso una Grande Boucle in cui vuole un ruolo da protagonista, è un buon segnale, soprattutto considerando il fatto che era alla prima gara stagionale dopo l’infortunio di gennaio.

Lennard Kämna (Bora-hansgrohe), 8: Sempre propositivo, dopo il piazzamento della prima frazione riesce a portarsi a casa l’agognato successo con uno splendido assolo verso Manresa. Quando va all’attacco ormai fa sempre più paura a coloro che si trovano con lui…

Peter Sagan (Bora-hansgrohe), 7,5: Si presenta in Spagna cambiando programma in extremis per la necessità di accumulare chilometri e cercare di fare la gamba in vista delle amate classiche del Nord, per le quali ha bisogno di risposte. Quella che arriva è sotto forma della prima vittoria stagionale, sostanzialmente nell’unica occasione utile. Un successo che non deve far illudere, ma mostra che è sulla buona strada.

Thomas De Gendt (Lotto Soudal), 7: Un lunghissimo digiuno quello che il  belga riesce a interrompere all’ultimo giorno utile, in una tappa impegnativa e non necessariamente ideale per le sue caratteristiche.

Joao Almeida (Deceuninck-QuickStep), 7: Leader dopo la buona prestazione a cronometro, in salita fa fatica, non riuscendo a seguire il ritmo il dei migliori. Non era probabilmente la corsa più adatta a lui, quindi il risultato resta comunque incoraggiante, ma forse ci si aspettava qualcosina in più. Probabilmente anche la squadra, che sacrifica completamente per lui un Fausto Masnada (7) che altrimenti avrebbe potuto anche avere qualche libertà.

Hugh Carthy (EF Education-Nippo), 7: Dopo la buona apertura di stagione, in una corsa come questa ci si poteva forse aspettare qualcosa in più, soprattutto in salita. Invece non risulta ancora essere fra i più brillanti, soffrendo sia i cambi di ritmo che quando viene imposta una andatura serrata. Ottiene comunque un buon piazzamento che ne conferma il posto in gruppo.

Andreas Kron (Lotto Soudal), 7: Nella prima tappa pesca il jolly con uno splendido successo di tappa e la leadership della corsa. La sua corsa poi si interrompe il quarto giorno, ma la missione era già compiuta pienamente.

Remi Cavagna (Deceuninck-QuickStep), 7: La sua crescita è palese praticamente su ogni terreno. A crono solo Dennis riesce a batterlo, mentre nei giorni successivi si conferma tra gli attaccanti più generosi del gruppo, provandoci appena ne ha occasione, senza troppo stare a guardare se la strada sale, scende o se lo aspetta un lungo piattone.

Sepp Kuss (Jumbo-Visma), 6,5: Pur senza riuscire a fare la differenza, in salita comunque si dimostra tra i migliori. Sicuramente a penalizzarlo è soprattutto la cronometro, anche se resta un po’ la sensazione che abbia perso una occasione per farsi notare in prima persona.

Simon Yates (Team BikeExchange), 6: Non una grande prestazione, soprattutto se confrontata con quella del suo gemello che in questo primo confronto della loro carriera domina la scena. Tuttavia, considerando che ha un suo compagno davanti a sé in classifica e uno subito dietro, il gioco di squadra gli regala le attenuanti che gli concedono la sufficienza.

Mike Woods (Israel Start-Up Nation), 6: Nelle tappe adatte a lui è sempre davanti, provando anche ad attaccare, ma ovviamente paga le sue scarse propensioni a cronometro quando bisogna fare i conti per stilare la classifica generale. In vista delle Ardenne, i segnali sono dunque piuttosto positivi.

Brandon McNulty (UAE Team Emirates), 5,5: Bene a cronometro, ma in salita serve qualcosa in più per riuscire ad ottenere quei risultati che gli sembrano promessi e ai quali ambisce. Nelle due tappe decisive fa infatti parecchia fatica, perdendo progressivamente parecchie posizioni.

Nairo Quintana (Arkea-Samsic), 5,5: Rallentato da una allergia e da una cronometro che di certo non lo favorisce, fino all’ultima frazione è in lotta per un piazzamento. Nella tappa conclusiva arriva il tracollo, lontanissimo dai migliori.

Enric Mas (Movistar), 5: Dopo il bel 2020, dovrebbe essere lui a guidare la formazione spagnola, ma si vede poco o nulla in questa circostanza, sempre lontano dai big e senza mai realmente pesare sulla corsa. Discorso simile per il padrone di casa Marc Soler (5), che solitamente sulle sue strade trovava prestazioni di alto livello. Ma ancora una volta il team spagnolo si salva con il suo sempiterno leader, alleviando la delusione che arriva dagli altri.

Steven Kruijswijk (Jumbo-Visma), 5: Poteva essere la buona occasione per lasciare il segno, libero dall’ombra di Roglic, ma il corridore neerlandese non è ancora al meglio e si vede in una settimana in cui appare in costante sofferenza.

Chris Froome (Israel Start-Up Nation), sv:  Le condizioni del Keniano Bianco continuano ad essere tutt’altro che incoraggianti. A ormai oltre venti mesi dal terribile infortunio che lo ha fermato mentre la sua carriera era all’apice, il 35enne britannico continua il suo lavoro per cercare di tornare quello che era. Ma inevitabilmente dubbi e timori che possa realmente riuscirci continuano ad aleggiare…

Jai Hindley (Team DSM), sv: Arriva in Spagna dopo la delusione della Nizza, ma in realtà ci arriva non in perfette condizioni fisiche. Malato da qualche giorno, prima della quarta tappa lascia mestamente una corsa in cui non aveva avuto modo di mettersi in mostra.

Marc Hirsci (UAE Team Emirates), sv: La corsa d’esordio stagionale dopo il tanto chiacchierato trasferimento in extremis lo vede chiudere con un settimo posto nella settima tappa. Poco, ma considerato che la maggior parte del gruppo era già decisamente più avanti di condizione, sarebbe stato ingiusto chiedergli di ottenere qualcosa in più.

Giulio Ciccone (Trek-Segafredo), sv: Parte abbastanza bene, con la giusta verve, poi un problema al ginocchio lo costringe ad un sfortunato forfait.

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