Attila Valter a cuore aperto: “Il ciclismo mi aveva esaurito, una sorta di crisi di mezza età e carriera. Quando ti focalizzi su come migliorare, finisci sempre per sentire che ti manca qualcosa”

Attila Valter alla ricerca di risposte nella Freccia del Brabante 2026. Il corridore classe 1998 da questa stagione ha sposato il progetto Bahrain Victorious, sottoscrivendo un contratto della durata triennale con il suo nuovo team dopo aver difeso per tre stagioni i colori gialloneri della Visma|Lease a Bike (nel 2023 ancora Jumbo-Visma), nella quale si è distinto come una figura di supporto nelle dinamiche della squadra. L’inizio di stagione non è stato dei più esaltanti sotto il profilo puramente numerico dei risultati, ma il 27enne si dice assolutamente felice del nuovo capitolo, nel quale sembra aver ritrovato una serenità perduta in questi ultimi anni nella spasmodica ricerca del risultato e delle prestazioni.

“(Cambiare, ndr) È stato molto bello – spiega Valter ai nostri microfoni poco prima della partenza –  Penso che nella vita di ogni persona i cambiamenti siano sempre buoni, è qualcosa di necessario penso. Credo sia arrivato in un buon momento della mia vita, anche se ancora non si è visto nei risultati, perché non sono dove volevo essere, ma mi sto godendo sempre di più le mie giornate e la mia vita. Penso che questo porterà anche di nuovo potenza nelle gambe, ora sono felice”.

A che cosa sia dovuta questa mancanza, la risposta dell’ungherese è ben definita. “La parte mentale – spiega Valter – Il ciclismo mi aveva esaurito, ero stanco, mi concentravo troppo sul perdere peso, essere in forma, chiedendomi se fossi bravo abbastanza. A un certo punto ti fai domande su tutto e penso sia quello che mi sia successo, una sorta di crisi di mezza età o carriera, che forse nei ciclisti arriva prima. Ero sicuramente in quello stato e il mio corpo rispondeva in quel modo. Anche quando avevo buone sensazioni e provavo a fare del mio meglio, il mio corpo era come limitato. Sento che c’è voluto più tempo di quanto mi aspettavo per tornare da questo momento , ma può succedere a tutti”.

Una risalita più lunga del previsto ma con cambiamenti che hanno portato giovamento. “Alla fine ho provato un sacco di cose – racconta Valter – e forse alla fine la cosa migliore è non provarci più del tutto. Ho una buona carriera, sono fiero di me, ed ho un super supporto famigliare e molti buoni amici”. Una ricerca dunque del miglioramento snervante che può rivelarsi tutt’altro che proficua: “Quando ti focalizzi su come migliorare, finisci sempre per sentire che ti manca qualcosa. Sono giunto al punto di realizzare che non mi manca nulla – evidenzia l’ungherese – Ho tutto ciò che mi serve e che mi rende felice, quindi mi concentro su questo e sento la bici andare ogni giorno più veloce”.

Oltre alle gradite parole sulla situazione personale, un focus finale sulla gara odierna. “Abbiamo una strategia segreta – commenta sorridendo Valter – e io non sono ancora un leader, devo ancora dimostrarlo e penso sia logico. Normalmente in questa gara dovrebbe arrivare un piccolo gruppo di corridori alla fine per lo sprint”. La Bahrain Victorious si presenta al Brabante con un team molto giovane, con anche l’italiano Edoardo Zambanini. “Ci godremo la gara da squadra – spiega il magiaro – Il team è giovane, io sono il più vecchio e sono super felice di poter correre con un altro ungherese (Bálint Feldhoffer, ndr)”.

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