Tour de France 2026, Richard Carapaz: “Mi concentrerò su tappe e Maglia a pois – Pogačar favorito numero 1, ma non possiamo dire che è già tutto deciso”

Richard Carapaz non proverà a fare alta classifica al Tour de France 2026. Nonostante la bella prestazione offerta al recente Giro di Svizzera, che lo ha visto concludere al secondo posto alle spalle dell’inarrivabile Tadej Pogačar, lo scalatore ecuadoriano ha annunciato che non punterà a un risultato importante nella generale alla prossima Grande Boucle, ma si concentrerà sul cercare di conquistare i successi parziali. Il portacolori della EF Education-EasyPost ha spiegato nel corso del podcast Escapa che, a causa di diverse importanti assenze nel team per infortunio, non avrebbe il supporto necessario per poter ambire al podio e per competere contro le squadre più forti.

Ovviamente mi piacerebbe lottare per la classifica generale, ma quando sono da solo è impossibile – le parole di Carapaz – Quando si partecipa al Tour, è necessario che tutti siano al 100%. Al momento, non è così. Dobbiamo essere realistici”. L’obiettivo del 33enne sarà quindi quello di provare a replicare quanto fatto due anni fa, quando vinse una tappa e la Maglia a Pois: “Penso che proveremo a fare qualcosa di simile. Abbiamo molte opportunità di vincere delle tappe. È su questo che mi concentrerò. Anche la maglia dei GPM è qualcosa che mi motiva molto“.

All’ecuadoriano, però, non dispiacerebbe tornare a vestire la maglia di leader della corsa in una delle prime tappe, come accaduto sempre due anni fa: “Se avrò la possibilità di conquistare la Maglia Gialla, ovviamente ci proverò. Dopodiché, potrebbe esserci una giornata in cui dovremo rallentare il ritmo e valutare le opportunità che si presenteranno”. Una volta uscito di classifica, Carapaz ha già le idee abbastanza chiare su quali tappe puntare: “Quella dell’Alpe d’Huez è una tappa che mi piace molto. È molto dura e lo sanno tutti. Significherebbe molto per me. Ma durante il Tour tutto può cambiare. Bisogna essere intelligenti, sapere in quale fuga inserirsi e sfruttare le opportunità che si presentano“.

L’ecuadoriano ha poi parlato del Giro di Svizzera, che assieme al GP Gippingen ha rappresentato il suo rientro alle corse dopo due mesi e mezzo di stop a causa di un infortunio, con conseguente operazione, che lo aveva costretto a saltare il Giro d’Italia: “Il Giro di Svizzera è stato davvero speciale. Mi ha permesso di ritrovare me stesso e di lottare per il podio. Ha confermato che ci eravamo preparati bene. È stata la migliore prova che potessimo fare prima del Tour“.

In Svizzera, il campione olimpico di Tokyo ha avuto la possibilità di vedere da vicino Pogačar: “Oggi è impossibile mettere in difficoltà Pogačar. È di gran lunga superiore a tutti gli altri. È l’unico corridore in grado di competere con Mathieu van der Poel in una Classica o alla Parigi-Roubaix, per poi vincere gare come la Freccia Vallone, la Liegi-Bastogne-Liegi, Il Lombardia, la Strade Bianche o il Tour”. Secondo il 33enne, però, la vittoria del fenomeno sloveno al prossimo Tour non è così scontata: “In teoria, è chiaramente il favorito numero uno. Ma non possiamo dire che il Tour sia già deciso. È pur sempre una gara e tutto può succedere”.

In conclusione, Carapaz ha parlato del suo futuro, lasciando intendere che il suo ritiro potrebbe avvenire tra non molto tempo: “Ho ancora un paio d’anni con la squadra. Quando compirò 35 anni, potrei semplicemente dire: ‘Appendo la bici al chiodo e torno a casa’. Non voglio trascinare troppo a lungo questa storia né concludere malamente. Voglio andarmene in bellezza“.

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