Tadej Pogačar (UAE Team Emirates – XRG): Ormai è così, quando parte il campione del mondo la corsa è finita. Allora forse è un bene che lo sloveno oggi abbia scelto di attaccare solo negli ultimi due chilometri del Col du Haag, per non mettere in difficoltà il compagno Isaac Del Toro. Questo è il fatto della giornata, perché un fenomeno come lui si può permettere di scegliere tranquillamente quando e come muoversi, avendo dentro di sé la certezza di poter fare il vuoto anche in pochi chilometri. L’ennesima dimostrazione di una superiorità netta, che sembra destinata a proseguire incontrastata nel prosieguo di questa Grande Boucle.
Paul Seixas (Decathlon CMA CGM) : Il diciannovenne francese cresce tappa dopo tappa e oggi è arrivato un ulteriore step. Corre con una personalità e una qualità che sono davvero difficili da ritrovare in un corridore della sua età e all’esordio in un Grande Giro. Ha avuto la forza e la lucidità di forzare negli ultimi metri della salita per riprendere Jonas Vingegaard e poi nel finale di seguire a ruota Isaac Del Toro, centrando un altro terzo posto. Oltre a questo ha anche tirato forte nel falsopiano per provare a guadagnare il più possibile e l’obiettivo è stato centrato, visto che va a vestire la Maglia Bianca, superando Juan Ayuso.
Richard Carapaz (EF Education – EasyPost): Ancora una volta l’ecuadoriano ha il merito di tentare il tutto per tutto per resistere allo strapotere di Pogačar. La sua determinazione è esemplare, perché anche oggi ha tenuto viva la possibilità che andasse in porto la fuga, così come era già avvenuto nella tappa del Massiccio centrale. Da sottolineare anche come la sua squadra sia stata nuovamente una delle più attive nel spingere la fuga, visto il grande lavoro del compagno Ben Healy. Nel finale ha pagato un po’ lo sforzo ed è stato ripreso da Tobias Halland Johannessen (Uno-X Mobility), anche lui brillante all’attacco, ma ormai il gruppo dei big era alle spalle e valeva la pena tentare l’azzardo.
Juan Ayuso (Lidl-Trek): Lo spagnolo sembrava essere tornato ad alti livelli in questa edizione, ma oggi ha avuto una pesante battuta d’arresto. Appena la UAE Team Emirates – XRG ha alzato in modo netto il ritmo in salita, è andato in difficoltà, faticando a restare aggrappato alle ultime posizioni. Nel finale è riuscito comunque a contenere i danni, chiudendo sesto. Al di là del piazzamento il problema è che perde la Maglia Bianca, venendo superato da Paul Seixas nella relativa classifica per tre secondi. Seppur di poco questo sorpasso potrebbe pesare nella psicologia del corridore, che più volte è andato in calando proprio nei momenti clou dei Grandi Giri.
Netcompany INEOS: Scegliamo di bocciare l’intera squadra perché il punto debole non sono sembrate tanto le prestazioni dei singoli corridori, ma proprio la condotta tattica di gara nella tappa odierna. Infatti il team britannico aveva piazzato in fuga ben quattro corridori: Egan Bernal, Thymen Arensman, Tobias Foss e Kévin Vauquelin. La squadra ha scelto di controllare la fuga, annullando i primi tentativi di anticipare, ma poi non è riuscita a piazzare nemmeno un corridore nel tentativo giusto, con Arensman che, complice anche una foratura, ha perso l’attimo. Sarebbe stato meglio sprecare meno energie per inseguire gli altri e concentrarsi di più sulla propria corsa.
Lenny Martinez (Bahrain Victorious): Dopo un avvio positivo di questa Grande Boucle ci poteva aspettare il definitivo salto di qualità del francese, che invece sta calando con il passare delle tappe al posto che crescere. Infatti nell’ultima salita è andato in difficoltà molto presto, staccandosi addirittura sulla prima accelerazione della UAE con Felix Großschartner e venendo riportato sotto dai compagni Damiano Caruso e Antonio Tiberi. Il distacco al traguardo è di 1’41” da Pogačar, che lo allontana ancora di più dalla top5 e l’obiettivo ora rischia di diventare solo quello di resistere per restare almeno in top10.
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