Bilancio Squadre 2026: Decathlon CMA CGM – Stagione memorabile con Seixas, Gall, Kooij e tanti giovani sempre più convincenti
La Decathlon CMA CGM aveva l’ambizione di diventare, in breve tempo, una delle squadre più importanti del panorama internazionale e, numeri alla mano, la missione è già stata compiuta. La formazione francese, diretta da Julien Jurdie, ha chiuso al quarto posto della classifica mondiale, raccogliendo nel corso dell’anno la notevolissima cifra di 33 vittorie, punto più alto toccato nella storia della squadra dal 1999 a oggi. Oltre ai successi, alcuni molto pesanti, la realtà francese ha saputo essere protagonista in larga parte di tutto il calendario, dai Grandi Giri alle Classiche, portando a casa anche la prima Monumento del suo ormai lungo percorso sportivo. La sfida ora sarà confermarsi su questi livelli e provare anche a fare meglio, ben sapendo che buona parte delle fortune passano dalle gambe di un unico corridore…
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Paul Seixas era il più atteso ad inizio stagione e non ha deluso le aspettative, confermando a pieno tutto il suo talento. Il classe 2006 ha aperto l’annata centrando subito la prima vittoria da professionista nella seconda tappa della Volta ao Algarve e poi non si è più fermato, mettendo in successione una serie di risultati davvero eccezionali considerando l’età e trascinando la squadra ai vertici mondiali. La prima vittoria in una corsa di un giorno è arrivata a fine febbraio alla Faun-Ardèche Classic, poi il gran secondo posto alle Strade Bianche dietro solo a Tadej Pogačar. Ad aprile il domino assoluto al Giro dei Paesi Baschi e poi le classiche delle Ardenne, con il grande colpo sul Mur de Huy con cui si è preso la Freccia Vallone e poi un altro secondo posto alla Liegi, alle spalle del fuoriclasse sloveno. La grandissima attesa dei francesi era però tutta per vederlo in azione al Tour de France. Chi si aspettava di vederlo subito lottare al debutto per la Maglia Gialla con Pogačar non è stato acconentanto, visto che Seixas non è mai stato in lotta per il primato, ma ha comunque fatto una prestazione solidissima nel corso delle tre settimane chiudendo al quarto posto in classifica. A fine stagione dopo la delusione per il Mondiale terminato con i crampi, ha saputo subito reagire in modo eccezionale, conquistando la prima storica vittoria del team in una Classica Monumento, imponendosi in solitaria al Lombardia. Un talento puro, che può diventare il grande protagonista dei prossimi anni e infatti il team sta facendo di tutto per trattenerlo a lungo, anche creando una formazione a sua misura.
Le prodezze del talento francese hanno in parte eclissato quanto fatto da Felix Gall, che è riuscito a salire sul podio in due Grandi Giri, confermandosi una certezza a livello di rendimento come uomo classifica. L’austriaco ha fatto uno step di crescita importante, riuscendo ad ottenere un eccellente secondo posto al Giro d’Italia e poi un terzo alla Vuelta a España, dove ha sperato anche di fare il colpaccio dopo l’uscita di scena di Pogačar. L’assenza dal Tour de France per dare completo spazio al compagno di squadra però forse non è stata gradita dall’austriaco, che infatti ha scelto di cambiare team per la prossima stagione. Il congedo è stato però ottimo, visto che oltre ai GT ha sempre fatto bene in tutte le altre corse a tappe disputaste: quinto all’UAE Tour, sesto al Catalogna e poi vittorioso alla Vuelta a Burgos compreso una tappa. Un corridore quindi ha fatto al meglio il suo compito e rappresenterà una perdita importante nella prossima stagione.
Due stagioni eccellenti, seppur solo a metà a causa di problemi di salute per i due velocisti di riferimento, ovvero Olav Kooij e Tobias Lund Andresen. Il neerlandese, grande colpo dello scorso CicloMercato, si è confermato uno dei migliori velocisti del circuito, pur non riuscendo a migliorare l’annata precedente a causa di un virus contratto a gennaio che lo ha costretto a saltare in blocco tutte le corse di inizio anno. Rientrato a maggio ha subito vinto alla Boucles de la Mayenne, poi si è ripetuto al Giro del Belgio per poi debuttare al Tour de France e riuscire a conquistare una tappa a Pau, oltre piazzarsi in tutti gli altri sprint. A fine stagione è poi tornato ad esultare al Tour of Britain, per poi conquistare Sparkassen Münsterland Giro e Grand Prix d’Isbergues. Il prossimo anno sarà chiamato a tornare protagonista anche nelle classiche primaverili. Per quanto riguarda Andresen invece il copione è stato opposto, visto che è partito forte ad inizio stagione, vincendo in Australia al Santos Tour Down Under e alla Cadel Evans Great Ocean Race. Poi il danese ha saputo lasciare il segno nelle classiche del Nord, tra cui il secondo posto alla In Flanders Fields, inframezzate dalla vittoria di tappa alla Tirreno-Adriatico. Risultati che sembravano lanciarlo al meglio verso il Giro d’Italia, dove però dopo un secondo posto nella tappa inaugurale non ha più fatto risultato. Il motivo lo ha scoperto solo in seguito, risultando positivo al virus della mononucleosi e dovendo così terminare in anticipo la stagione.
Il grande exploit della stagione è stato quello di Noa Isidore, che ha fatto il definitivo salto di qualità dopo la precedente annata di ambientamento nel professionismo. Il classe 2004 francese si è rivelato un velocista resistente di assoluto livello, mostrando i primi segnali al Giro di Catalogna e poi lasciando il segno nella seconda parte di stagione nelle corse francesi, con una serie di ottimi piazzamenti, tra GP du Morbihan, Boucles de la Mayenne, Tour de l’Ain e La Polynormande. La prima vittoria da professionista è arrivata al Tour du Limousin, in cui si è preso anche la classifica generale e poi il grande colpo alla Coppa Bernocchi, che ha certificato come nei prossimi anni potrà dire la sua in modo netto nelle semiclassiche.
Restando in tema di giovani francesi che hanno fatto bene, è stata sicuramente positiva la prima stagione da professionista di Antoine L’Hote, che ha vinto una tappa e la generale del Région Pays de la Loire Tour, oltre a cogliere diversi altri buoni piazzamenti nelle brevi corse a tappe nel corso dell’anno. Prestazione convincente anche per Léo Bisiaux, che è salito tre vole sul podio nelle semiclassiche francesi: Classic Grand Besançon Doubs, Tour du Jura e Mercan’Tour Classic, oltre alla top10 a San Sebastian e il terzo posto di tappa al Tour Auvergne – Rhône-Alpes e diversi piazzamenti alla Vuelta, dove ha corso in supporto a Gall, chiudendo 12° nella generale e confermando quindi il potenziale come scalatore. Conferme importanti nelle corse francese anche dal giovane Pierre Gautherat, capace di vincere la Paris – Camembert e chiudere secondo alla Classique Dunkerque, quarto alla Tro-Bro Léon e quinto alla Paris-Chauny, oltre che cogliere qualche buon piazzamento parziale nelle brevi corse a tappe.
Ottima stagione anche per un altro corridore francese,ma più esperto dei connazionali citati in precedenza, ovvero Paul Lapeira. Il 26enne si è confermato infatti un corridore in grado di fare la differenza su percorsi mossi, vincendo il Tour des Alpes-Maritimes ad inizio stagione e la Coppa Bernocchi alla fine. Proprio la parte conclusiva dell’anno lo ha visto più spesso protagonista, con risultati di rilievo a Bretagne Classic, sesto, GP de Québec, settimo, GP de Wallonie, quinto, e Parigi-Tours, sesto. Risultati che complessivamente hanno portato un bottino di punti considerevole, così come ha fatto Matthew Riccitello. Il giovane statunitense arrivava dal quinto posto in classifica alla Vuelta, ma con il cambio squadra i suoi compiti sono cambiati, facendo il gregario per i capitani nei Grandi Giri. Nelle corse in cui ha avuto i gradi di capitano invece sono arrivati buoni risultati, con la vittoria al Tour de la Provence ad inizio anno e le top10 a Algarve, Catalogna e Svizzera, a cui si aggiunge la vittoria al Tour du Jura. Non ha fatto quindi il grande salto, ma ha comunque offerto prestazioni incoraggianti.
Tra i gregari ha trovato l’acuto Stan Dewulf, con il grande quarto posto all’E3, oltre a quello in classifica alla 4 Giorni di Dunkerque. Brillante anche Cees Bol, vincitore di una tappa al Tour of Britain e poi piazzato a UAE Tour, Parigi-Nizza e Tour of Guangxi, oltre alla top10 alla Kuurne – Brussel – Kuurne. Qualche buon piazzamento anche per Daan Hoole, che ha ottenuto il quarto posto generale al Tour of Britain oltre ad una top15 alla Parigi-Roubaix. Prima nonchè ultima stagione nel team positiva poi per Gregor Mühlberger, che è stato un gregario fondamentale per Gall sia al Giro che alla Vuelta, mentre il guizzo al Giro d’Austria, con due tappe e la classifica generale è arrivato invece con la maglia della nazionale e non con i colori della squadra francese.
Tiesj Benoot era uno dei corridori più attesi dopo il cambio di maglia dello scorso inverno. Il belga ha iniziato il suo nuovo percorso in ritardo a causa di un’ernia, ma poi si è calato molto bene nel ruolo di “capitano di strada”, mettendosi a disposizione dei compagni più giovani e arrembanti e mantenendo alto il suo livello di affidabilità. Da vedere se nella prossima primavera avrà spazio anche per sé, cosa in cui potrebbe sperare anche il danese Rasmus Søjberg Pedersen, che ha ci ha messo un po’ a carburare, ma che è poi andato in crescendo nell’arco del 2026, ottenendo risultati di spessore fra Giro di Danimarca, Tour du Poitou-Charentes, Tour de Vendée e Parigi-Tours. Rimanendo in tema nordico, più che buono il rendimento del norvegese Tord Gudmestad, che è stato supporto importante per i capitani di volata e che, quando ha dovuto far le cose in proprio, non si è tirato indietro: il quarto posto in una prova qualificata come la Copenhagen Sprint è un risultato notevole per un corridore che non rappresenta, almeno sulla carta, una prima scelta.
Nel ramo del lavoro di squadra si è mosso anche Nicolas Prodhomme, che ha sfoderato azioni pro-Seixas di notevole spessore, tanto da guadagnarsi anche l’attenzione specifica (non desiderata, probabilmente) di Tadej Pogačar. Per lui non ci sono state occasioni di gloria personale, ma il rendimento, soprattutto nelle corse più importanti e meglio qualificate, è stato sicuramente rilevante. Rispetto al 2025, si è visto meno Jordan Labrosse, che ha provato a consolidarsi come cacciatore di risultati su percorsi complicati: tutto sommato, visto l’11esimo posto alla Strade Bianche e due Top 10 alla Vuelta a España, oltre a qualche altro piazzamento sparso qua e là, il piatto di fine stagione è abbastanza pieno.
+++ Paul Seixas
++ Felix Gall
+ Noa Isidore
FLOP
In una stagione in cui ha funzionato quasi tutto alla perfezione, nella parte negativa del bilancio ci finiscono anche corridori che, tutto sommato, non hanno poi demeritato o che hanno faticato a raccogliere soddisfazioni per motivi fisici. Quello che ha rallentato Johannes Staune-Mittet, ovvero la stenosi di un’arteria iliaca, è emerso però solo a stagione più che inoltrata, dopo che il norvegese, da tempo atteso a un salto di qualità, aveva faticato parecchio nelle gare affrontate. Da vedere come riuscirà a superare un problema che, negli ultimi tempi, è stato particolarmente critico nello sviluppo delle carriere di diversi colleghi.
L’evoluzione di Stefan Bissegger sembra invece esserci cristallizzata. Lo svizzero, nonostante la sua predilezione per la specialità, ha affrontato due solo cronometro individuali nell’arco dell’anno (secondo ai Nazionali, addirittura 28esimo al Mondiale), mentre il suo punto più alto è coinciso, come già avvenuto nel recente passato, con la Parigi-Roubaix; l’ottavo posto al Velodromo è risultato non trascurabile, ma è di fatto rimasto l’unico acuto della sua stagione.
In netto calo, rispetto alle annate passate, il rendimento di Aurélien Paret-Peintre. Lo scalatore francese ha probabilmente dovuto dedicarsi maggiormente a far funzionare le strategie di squadra, ma non è riuscito a sfruttare i momenti di “libertà”, fatta eccezione per quanto fatto al Tour de la Provence, all’alba della stagione, e al Giro del Lussemburgo, al tramonto di questa. In emtrambe le occasioni sono maturati dei quarti posti nella generale, comunque risultati non trascendentali.
Oliver Naesen è da tempo un corridore di riferimento sul piano del lavoro oscuro e, a 36 anni compiuti, non ha avuto modo di regalarsi neppure una giornata di gloria, almeno parziale. Stesso discorso per il ben più giovane connazionale Gianluca Pollefliet, che ha chiuso il triennio in squadra senza particolari acuti e che si trova ora costretto a guardarsi in giro con la speranza di trovare un nuovo contratto per il futuro.
Senza particolari guizzi anche l’annata del giovane australiano Oscar Chamberlain, che avrà comunque la possibilità di provare a progredire sempre in questo ambiente anche nel 2027, specializzandosi magari nel lavoro di sostegno ai velocisti, che è ormai per definizione il settore di lavoro di Robbe Ghys, il quale non ha comunque sfruttato quelle occasioni “individuali” che il calendario gli ha messo a disposizione. Poco da segnalare, a parte qualche discreta cronometro su ribalte però non eccezionali, per Sander De Pestel, mentre Callum Scotson si è confermato gran pedalatore, portando a termine due Grandi Giri (Italia e Spagna), ma non riuscendo a uscire dalle posizioni meno visibili del gruppo.
– Aurélien Paret-Peintre
— Stefan Bissegger
— Johannes Staune-Mittet
Classifica UCI
La Decathlon CMA CGM ha chiuso il 2026 al quarto posto della Classifica UCI a squadre, ben tre posizioni più su rispetto all’annata precedente e aumentando anche tutte le cifre stagionali, dal numero di vittorie al totale di punti complessivamente raccolti, che sono 20663.32. Di seguito il dettaglio dei punti raccolti dai migliori 20 corridori in organico, quelli che concorrono al totale su cui viene poi stilata la classifica mondiale.
| CORRIDORE | NAZIONE | PUNTI |
| SEIXAS Paul |
FRA
|
5580.38 |
| GALL Felix |
AUT
|
3425 |
| LUND ANDRESEN Tobias |
DEN
|
2098 |
| KOOIJ Olav |
NED
|
1687.88 |
| LAPEIRA Paul |
FRA
|
1297 |
| BISIAUX Léo |
FRA
|
941.5 |
| RICCITELLO Matthew |
USA
|
811.88 |
| ISIDORE Noa |
FRA
|
768 |
| GAUTHERAT Pierre |
FRA
|
555 |
| DEWULF Stan |
BEL
|
432 |
| L’HOTE Antoine |
FRA
|
407 |
| HOOLE Daan |
NED
|
352.67 |
| MÜHLBERGER Gregor |
AUT
|
337 |
| GUDMESTAD Tord |
NOR
|
336 |
| BISSEGGER Stefan |
SUI
|
326.46 |
| LABROSSE Jordan |
FRA
|
283.33 |
| BOL Cees |
NED
|
281.17 |
| PEDERSEN Rasmus |
DEN
|
279 |
| PRODHOMME Nicolas |
FRA
|
234.67 |
| PARET PEINTRE Aurélien |
FRA
|
229.38 |
Miglior Momento
In questo caso la scelta è abbastanza semplice. La vittoria di Paul Seixas al Lombardia rappresenta un momento storico per la squadra francese, che in 34 anni di storia (attraverso diversi sponsor) non aveva mai conquistato una Classica Monumento. Almeno fino a quando quel giovane talento straordinario ha conquistato un successo storico sotto diversi punti di vista: il più giovane di sempre al Lombardia (a 20 anni e spicci), il più giovane in una Monumento dal 1944 e, appunto, il primo nella lunga storia della Decathlon CMA CGM. La cavalcata solitaria del francese, iniziata sul Civiglio togliendosi dalla ruota rivali del calibro di Remco Evenepoel e Isaac Del Toro e terminata sul lungolago di Como, resterà una traccia indelebile nella storia della squadra francese. E forse, tra qualche anno, ricorderemo questo Lombardia come il momento in cui la storia di Paul Seixas è iniziata.
Bilancio Decathlon CMA CGM 2026
Volate - 7.5
Classiche - 8.5
Grandi Giri - 8.5
8.2
Stagione da incorniciare per la compagine transalpina, che in questo 2026 è diventata una delle squadre migliori del mondo grazie anche a degli innesti azzeccati e alla crescita dei suoi giovani talenti. Protagonista su quasi tutti i terreni (con l'eccezione delle corse sul pavé, dove causa infortuni sono mancati gli uomini di punta), la squadra avrà ora il difficile compito di confermarsi ad alti livelli e, soprattutto, di provare a blindare il fenomeno Seixas, finito nel mirino di altri team.
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