Cofidis, Hugo Toumire spiega il ritiro a 23 anni: “Non ho lottato per proseguire, era troppo complicato con il problema all’arteria iliaca. Sono stato etichettato solo come un gregario”

Hugo Toumire spiega la scelta di ritirarsi dal ciclismo professionistico a soli 23 anni. Il corridore francese ha scelto di ritirarsi al termine della scorsa stagione, dopo aver corso quattro anni con la Cofidis. Le ultime due stagioni sono state particolarmente difficili per il normanno, con un serio problema fisico legato all’arteria iliaca che gli ha impedito di correre con continuità e di conseguenza di ottenere risultati. Toumire era considerato un talento interessante da giovane, visto il quinto posto al Tour de l’Avenir del 2021, ma anche il secondo alla Parigi-Roubaix tra gli Juniores. Il passaggio da professionista nel 2022 non ha però portato il salto di qualità sperato, visto che dopo un 17° posto in classifica generale al Tour of Oman, non sono più arrivati piazzamenti significativi. 

“Fin dall’inizio della stagione 2025, sapevo che sarebbe stata l’ultima – spiega Toumire in un’intervista a DirectVelo –  Volevo qualcosa di diverso, non ho più lottato per rimanere in questo sport. La stagione è stata lunga, ovviamente, e avrei preferito gareggiare più spesso, ma era troppo complicato con questo problema all’arteria iliaca”.

Una scelta quindi ben ponderata, con la volontà di non proseguire in un’attività agonistica che non era più sostenibile per lui: “Non mi identificavo con certe mentalità. Non volevo necessariamente continuare a praticare questo sport. In ogni caso, questo non offusca la mia carriera, ho avuto dei momenti fantastici, ho fatto quello che dovevo fare. Ho lavorato sodo, ho dato il massimo per molto tempo. Il problema all’arteria iliaca non mi ha aiutato. Ci ho dovuto fare i conti negli ultimi due anni, ed è per questo che è stato complicato, soprattutto perché ci sono stati altri imprevisti, malattie, cadute stupide come quella al Delfinato, dove ho urtato una borraccia al rifornimento il primo giorno. Ripensandoci, penso di aver comunque reso un buon servizio alla squadra in quei primi due anni. Mentirebbero se dicessero di non essere contenti di me nel 2022 e nel 2023. Stavo davvero andando bene. Non ho rimpianti”.

I ricordi più belli in bici restano però quelli da giovanissimo, con il secondo posto alla Parigi-Roubaix Juniores del 2019 che lo aveva fatto sognare in grande: “L’emozione più grande è stata la Parigi-Roubaix Juniores, dove sono arrivato secondo. Sono stato il primo a entrare nel velodromo e ho avuto la pelle d’oca. Non avevo mai provato quella sensazione prima. Dato che eravamo davanti ai professionisti, c’era già molta gente in velodromo, compresi la mia famiglia e i miei amici. È stato davvero incredibile. Indossavo la maglia della AG2R U19 e, a dire il vero, eravamo un gruppo di amici davvero affiatato. Mi hanno dato tanto quando ero più giovane. Ero davvero felice di condividere tutto questo con i ragazzi. E poi, a quella Parigi-Roubaix, per una volta ho seguito gli ordini di squadra”.

Il passaggio al professionismo però non è stato fatto con la AG2R La Mondiale, ma con un altra squadra francese, la Cofidis, ritenuta una soluzione migliore: “Ho avuto un anno negativo al CCF nel 2020, cercavo una soluzione e la Cofidis ha riposto la sua fiducia in me anche se ero ancora molto giovane. Non posso lamentarmi, devo dire che all’epoca era anche una scommessa per loro. Non ho esitato, sapendo che avrei avuto l’opportunità di trascorrere un altro anno da dilettante con il VC Rouen 76 per fare esperienza. È stata una vera consolazione, ho potuto affinare le mie capacità con calma prima di diventare professionista”. 

L’inizio con la Cofidis è stato promettente, ma poi con il passare del tempo il suo ruolo è diventato quello di un semplice gregario, una situazione che ha inciso anche sulla sua carriera: “All’inizio è andata bene, soprattutto al Tour of Oman, fin dal mio primo anno. Sono stato il corridore più giovane della squadra per i primi due anni. Spesso mi chiedevano di fare il lavoro per primo, e così facevo. Ripensandoci, forse sono stato un po’ troppo gentile, in realtà. Ero sempre lì, a fare il lavoro fin dall’inizio della gara. Tutta questa storia degli sport individuali gestiti come una squadra, non sempre l’ho capita bene, non sempre sono riuscito a separare le due cose. Immagino che, a poco a poco, possa avermi danneggiato, perché sono finito per essere etichettato come un gregario al 100%, e basta. Ma ripeto, non ho rimpianti. Ho trascorso quattro anni tra i professionisti, e questo mi basta”.

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