Visma|Lease a Bike, Richard Plugge pone l’accento sulla sicurezza dopo la morte di Finlay Tarling: “I corridori devono essere certi di poter gareggiare su un percorso sicuro”
Richard Plugge riporta l’attenzione sulla sicurezza dopo la morte di Finlay Tarling, avvenuta durante una tappa della Volta a Portugal. Il direttore della Visma | Lease a Bike ritiene che il ciclismo non debba semplicemente andare avanti dopo un altro incidente mortale avvenuto durante una gara. In un’intervista rilasciata a Wielerflits, il team manager ha espresso la sua opinione sui provvedimenti che potrebbero essere presi per evitare che tragedie del genere possano ripetersi, riflettendo anche sulle sfide future che potrebbero prospettarsi nei prossimi anni in termini di sicurezza.
“Andiamo semplicemente avanti. Quello che mi delude enormemente è che tutti dicano che è terribile, ma che poi arrivi immediatamente un ‘ma’. Io direi che tutto ciò che viene dopo il ‘ma’ dobbiamo lasciarlo perdere. Questo non deve succedere. È questo l’atteggiamento che dobbiamo assumere come mondo del ciclismo”, ha spiegato Plugge a Wielerflits. Poi ha aggiunto: “Abbiamo già detto agli enti competenti, agli organizzatori e alle squadre che se non è più possibile disputare una gara ciclistica su strada da A a B per 200 chilometri, allora dobbiamo correre su circuiti di 15, 20 o 25 chilometri, se è possibile mettere in sicurezza al cento per cento quei percorsi. Alla fine, si tratta semplicemente dei nostri corridori. Devono essere certi di poter gareggiare su un percorso sicuro”.
Plugge ha portato l’esempio dell’ultimo tragico caso, quello di Finlay Tarling. “Questo ragazzo si è trovato davanti un’auto durante una discesa. Riuscite a immaginare che una cosa del genere accada durante la Formula 1 a Zandvoort? Che all’improvviso un’auto percorra il circuito nella direzione opposta? Naturalmente tutti dicono che a Zandvoort non succederebbe. Ma questo accade in una gara ciclistica”.
Plugge ha poi riflettuto sul futuro del ciclismo e sulle possibili soluzioni per rendere le gare più sicure: “Siamo qui alla partenza della Vuelta a España a Monaco. La zona di Nizza e Monaco è piena di traffico. Dobbiamo ora riflettere su come poter organizzare ancora una gara ciclistica qui tra cinque anni. Come sarà il nostro sport tra cinque anni? Potremo ancora percorrere 200 chilometri da A a B? Probabilmente no, perché a quel punto servirebbero mille addetti alla gestione del traffico. Mentre, se corri su circuiti di 20 chilometri… Tutti sono entusiasti del Mondiale di ciclismo che si disputa su un circuito. E giustamente! Perché almeno quello può essere messo in sicurezza”.
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