UAE Emirates-XRG, il ds Matxín sul programma dell’iridato Brandon McNulty: “Senza dubbio avrà libertà e i suoi spazi”

Brandon McNulty avrà la possibilità di lasciare il segno in maglia iridata nella prossima stagione, secondo il suo direttore sportivo Joxean Fernández Matxín. Lo statunitense ha conquistato nell’ultima corsa della stagione, la Veneto Classic, la prima vittoria con la maglia di campione del mondo e in molti si chiedono quante opportunità avrà di ripetersi nel 2027. Infatti la concorrenza nella UAE Team Emirates-XRG è notoriamente molto alta e con il rientro in corsa del capitano Tadej Pogačar, l’americano potrebbe tornare a svolgere spesso dei compiti da gregario. Nonostante questo il ds sottolinea come il suo ruolo di supporto nei Grandi Giri non precluderà la possibilità di avere chance importanti per mettersi in mostra e conquistare risultati importanti a livello personale.

“Senza dubbio avrà libertà e i suoi spazi – il commento di Matxín durante una lunga intervista con Eurosport Spagna – Ora si parla di Brandon McNulty come Campione del Mondo, ma già negli ultimi anni è stato spesso leader o co-leader in molte delle corse in programma. Abbiamo anche provato a vedere fin dove potesse arrivare in un Grande Giro. Ma per una ragione o per l’altra, e non credo affatto che gli manchi il potenziale per i Grandi Giri, le circostanze non sono mai state del tutto favorevoli. Al Giro d’Italia dello scorso anno, ad esempio, avevamo due leader, Adam Yates e Juan Ayuso, con Brandon McNulty e Isaac del Toro come seconde opzioni. Alla fine, Del Toro si è rivelato un corridore solido e costante, ma anche McNulty avrebbe potuto tranquillamente avere la sua occasione”.

Matxín ha poi analizzato la vittoria a sopresa di McNulty al Mondiale, sottolineando come l’andamento tattico della gara si sia rivelato perfetto per le sue caratteristiche: “È stato un Mondiale più aperto. Un corridore come Tadej, già solo con la sua presenza, tende a determinare l’andamento della corsa. Lo abbiamo visto alla Milano-Sanremo: quando è caduto prima della Cipressa, la gara è rimasta sostanzialmente in una fase di stallo finché non è rientrato. Brandon ha vinto il Mondiale, ma va anche detto che, se Pidcock avesse colmato quel divario di sei secondi su una breve salita, se lo avessero ripreso, forse oggi staremmo parlando di una vittoria di Jorgenson. Brandon ha colto l’attimo, possiede quella capacità di resistere. È un cronoman, un corridore di indubbie qualità e con la mentalità giusta per conquistare vittorie. Quando ci poniamo degli obiettivi precisi, raramente fallisce il bersaglio”.

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