Tudor Pro Cycling, Julian Alaphilippe ripercorre la sua carriera: “Preferivo perdere dieci volte attaccando che vincere una perché il d.s. mi dice come devo correre”
Julian Alaphilippe rivive gli anni magici della sua carriera nel suo addio al ciclismo. Il corridore della Tudor Pro Cycling ha confermato in questi giorni la sua decisione di lasciare il ciclismo professionistico con effetto immediato, senza un vero e proprio addio in gara. La sua ultima competizione, infatti, è stato il Tour de France 2026, nel quale il francese non aveva però fatto trapelare la propria intenzione di non proseguire la propria esperienza da pro’. Il due volte campione del mondo e vincitore della Milano-Sanremo 2019, oltre a sei tappe al Tour de France, una al Giro d’Italia, una alla Vuelta e tantissimi altri successi, ha scelto di sorprendere tutti ancora una volta, anche nelle modalità dell’annuncio, arrivato con un semplice comunicato stampa condiviso dalla squadra.
Al suo interno, lo stesso Alaphilippe ripercorre la sua carriera, tra ricordi, vittorie e delusioni. E non può che ricordare con grande piacere il 2019 e i due successi ai Mondiali: “Il 2019 è stato più grande di me. Le Strade Bianche, la Milano-Sanremo e poi quel Tour… Quando ho indossato la maglia gialla a Épernay ho pensato: due giorni, forse tre. È durato quattordici giorni. Le statistiche diranno che ho perso quel Tour. In realtà, rimane uno dei miei ricordi più belli. Imola è il giorno più personale. Ho tagliato il traguardo e indicato il cielo, mio padre. E Leuven, un anno dopo, è stata la festa che non ho potuto fare a Imola per il Covid. Quel muro di gente in Belgio… Il Belgio è diventata la mia seconda casa. Grazie”.
Ovviamente, non sono mancati i momenti difficili, come quelli successivi alla terribile caduta alla Liegi-Bastogne-Liegi 2022: “Un polmone perforato, costole rotte, una placca nella spalla. E poi due anni durante i quali tutti quanti avevano un’opinione sui miei risultati. A volte ha fatto più male della caduta. Ma sapete cosa ricordo di quel periodo? Le persone che sono rimaste. I compagni che hanno continuato a correre, i fan che facevano ancora il tifo per me quando scollinavo in quindicesima posizione. È facile essere supportato quando vinci. Essere supportato quando perdi è qualcosa di raro“.
Dopo due anni difficili, il successo di tappa al Giro d’Italia 2024, nell’arrivo di Fano, ha portato nuovo ossigeno: “La vittoria di tappa al Giro 2024 è stato un momento importante per me. Ho fatto 150 km in fuga e sono arrivato da solo a Fano. Non era la mia risposta alle critiche, ma a me stesso. Era la prova che la fiamma stava ancora bruciando. Poi negli ultimi due anni alla Tudor ho avuto l’opportunità di restituire qualcosa al ciclismo, aiutando i corridori più giovani a leggere la corsa e insegnando tutto quello che sono stato fortunato di imparare in 16 anni. Essere ascoltato e rispettato dalla generazione più giovane è un privilegio. Sono anche molto grato alla Tudor per il supporto e la fiducia che mi hanno dato negli ultimi mesi”.
Dovendo scegliere un rimpianto, Julian Alaphilippe non ha alcun dubbio: “La Liegi 2020, quando ho festeggiato troppo presto, a braccia alzate. Mi è costata una Monumento. Ma è anche ciò che sono. Ho corso con il cuore, con gli errori che questo comporta. Preferisco perdere dieci volte attaccando che vincerne una perché il d.s. mi dice come devo correre“. Per la verità, in quell’occasione Lulù fu poi declassato in quarta posizione per aver cambiato traiettoria in volata e ostacolato Marc Hirschi. Ma la giuria avrebbe preso la stessa decisione anche se non fosse stato infilato da Primoz Roglic nell’ultimo metro? Una domanda a cui non avremo mai una risposta.
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