Tom Boonen dopo il ritiro: “Ho vissuto 17 anni fuori dalla realtà, il ciclismo mi ha reso l’uomo che non volevo essere”
Tom Boonen rivela di aver dovuto affrontare problemi di salute mentale dopo il ritiro. Tra i ciclisti di riferimento per oltre un decennio, con successi di primissimo piano che ne hanno fatto una grande star in tutto il mondo, ma ovviamente in primis nel suo Belgio, dove i campioni della bicicletta sono da sempre tra gli sportivi più seguiti e amati, lo storico corridore della Quick-Step si lascia andare ad alcune rivelazioni su come il ciclismo gli abbia ovviamente dato moltissimo, ma gli abbia anche causato alcuni problemi, prima e, soprattutto, dopo la fine della sua straordinaria carriera.
L’attenzione che riceveva, soprattutto nelle sue Fiandre, a volte era troppo per lui, che ha dovuto convivere anche con episodi non proprio edificanti. Sempre sotto la luce dei riflettori, ha così dovuto vedere sbattute in prima pagina anche le sue debolezze umane, che lo hanno portato a due positività alla cocaina, tre revoche della patente per eccesso di velocità, oltre a problemi per aver guidato sotto l’effetto di sostanze.
Ma dopo il ritiro le cose sono andate anche peggio, come rivela durante il Talk Show nazionale Happy Hour. “Per 16 o 17 anni ho vissuto in un mondo che non è reale, ma in cui comunque dai il massimo e fai di tutto al suo interno”, spiega, aggiungendo che una volta appesa la bici al chiodo ha avuto “bisogno di un po’ di tempo per riprendermi da tutto questo”.
In particolare bisognava ricostruire la propria identità, nel quotidiano, ma anche rispetto agli altri perché dopo anni di professionismo anche nelle relazioni tutto era diverso e lo aveva formato e segnato. “Il ciclismo mi aveva trasformato in qualcuno che non ero e che non volevo essere – ammette – È una vita così estrema, fatta di alti e bassi. Nel mondo del ciclismo, tutto viene fatto per te e all’improvviso diventi un eroe per molte persone. Sono sempre riuscito a mantenere la giusta prospettiva, ma ciò nonostante mi ha lasciato alcune cicatrici che ho dovuto superare”.
Per questo, non nasconde di esseri rivolto a un terapeuta: “Sono andato circa 25-30 volte a sedute che duravano da 1 a 2 ore ciascuna. Alla fine, i risultati si vedono. Aiuta davvero, e lo consiglio a tutti”. Un percorso che lo ha portato a trovare una sua nuova strada e serenità: “Sono Boonen 2.0 adesso? No, ma questo mi ha permesso di fare i conti con tutto ciò che non avevo ancora elaborato. Ero già una persona calma, ma ora lo sono ancora di più”.
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