Inchiesta Picnic PostNL, Warren Barguil difende il team: “Se la gestione fosse stata tossica, non sarei mai tornato”

Proseguono le reazioni dopo l’inchiesta sul Team Picnic PostNL in cui ci sarebbe una “cultura del terrore”. La formazione neerlandese, che ha vissuto un’annata difficile dal punto di vista dei risultati, ha dovuto fare i conti negli ultimi giorni anche con quanto emerso nell’inchiesta di NOS e In De Waaier, andando a prendere le distanze da quanto pubblicato. Tra le reazioni c’è stata quella dell’ex corridore Nicolas Roche che ha sottolineato come “Non apprezzavano quando io esprimevo la mia opinione”, ma anche quella opposta di Warren Barguil, uno dei corridori più rappresentarvi della squadra, che la ha invece difesa dalle accuse.

In un posto pubblicato su Instagram, Barguil ha così analizzato il momento del team: “Una stagione complicata per me e per tutta la squadra. Fortunatamente, il finale di stagione ci ha concesso un po’ di respiro, grazie soprattutto alle splendide vittorie di Frits e Pavel, che ci hanno proiettato con ottimismo verso il 2027. Purtroppo, un recente articolo ci ha colpito duramente, proprio in un momento già delicato in cui stiamo lottando per il futuro del team e per la ricerca di nuovi sponsor”.

La testimonianza del francese verte sul suo grande Tour de France 2017, sull’addio al team per passare alla Arkéa Samsic e sul successivo ritorno alla Picnic: “Non sono qui per giudicare quell’articolo, ma per raccontarvi la mia storia con questa squadra. Sono diventato professionista qui nel 2013, dopo aver firmato già nel 2011. Il team mi ha dato tutto il tempo necessario per farmi le ossa tra i dilettanti prima del grande salto. Ho scoperto una struttura all’avanguardia, pioniera, in particolare, nell’organizzazione dei treni per le volate. Nel 2017, prima del Tour de France, ho rescisso il contratto che mi legava alla squadra per il 2018. Eppure, nonostante fossi infortunato e in procinto di cambiare squadra per la stagione successiva, il team ha riposto in me piena fiducia, permettendomi di essere al via. All’epoca, Iwan mi disse: «Tornerai». E sono tornato. Se la gestione fosse stata tossica, non sarei mai tornato“.

Per questo per Barguil la dura fotografia del team emersa dall’inchiesta con corrisponde alla realtà: “Come in ogni azienda, esistono regole e doveri. Possono piacere o meno, ma non siamo al Club Med in vacanza. Per quanto mi riguarda, questo contesto e queste richieste mi hanno aiutato a crescere come uomo. So bene quanto Iwan, Marloes e tutto lo staff lavorino duramente, 24 ore su 24, per darci l’opportunità di vivere della nostra passione. Purtroppo, oggi, sono sempre i momenti difficili a finire sotto i riflettori, mentre si parla troppo poco di tutto ciò che viene fatto di buono. Volevo solo dirvi che vedo la mia squadra impegnarsi al massimo ogni giorno. Corridori e staff, tutti noi vogliamo lasciarci alle spalle questa stagione e ripartire insieme su nuove basi per il futuro”.

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