Cofidis, lo storico ds Roberto Damiani chiude la carriera: “Ho sempre fatto del mio meglio per ripagare la fiducia dimostrata. Dagli inizi ad oggi il ciclismo è cambiato in modo irriconoscibile”

Roberto Damiani termina la lunga carriera da direttore sportivo, lasciando all’età di 67 anni il proprio ruolo alla Cofidis, che ha guidato per nove anni. La sua ultima corsa in ammiraglia è stato il Giro del Veneto, che ha chiuso l’annata conclusiva con il team francese, in cui ha portato la grandissima esperienza acquisita attraverso il lavoro in squadre che hanno segnato la storia del ciclismo moderno, partendo dalla Mapei e passando tra le altre da Fassa Bortolo, Liquigas, Lampre e Lotto.

“In nove anni ho visto molti cambiamenti all’interno del team, sia tra i corridori che nello staff – le parole di addio di Damiani nell’annuncio di Cofidis – Anche il nostro approccio alle corse e al lavoro si è evoluto. Ma una cosa è rimasta sempre costante: il sostegno incrollabile di Cofidis. Mi sono sentito davvero parte del gruppo, un collaboratore dell’azienda a tutti gli effetti, esattamente come chiunque altro. È un vero privilegio aver potuto contare sul supporto costante di un unico sponsor per così tanto tempo, restando sempre ai massimi livelli. Ho sempre fatto del mio meglio per ripagare questa fiducia e dimostrarne la meritata stima”.

Un’ultima stagione in ammiraglia positiva per il team, che ha saputo risollevarsi al meglio: “Ci siamo presi il tempo di guardarci negli occhi, di porci domande difficili e di impegnarci per costruire un collettivo dall’atteggiamento impeccabile. Naturalmente, dopo la stagione complessa dell’anno precedente, l’obiettivo non poteva che essere quello di migliorare. La squadra ha però dimostrato grande determinazione e impegno per tutto l’arco della stagione. Possiamo ritenerci soddisfatti di queste 18 vittorie e, soprattutto, dello spirito di squadra che abbiamo mostrato dall’inizio alla fine”.

Damiani ha anche avuto il merito di portare in squadra un approccio differente, uno stile italiano della figura del ds: “Ho uno stile italiano e anche un po’ di orgoglio italiano. Come direttore sportivo, è fondamentale sapere verso quale direzione andare e cosa trasmettere ai corridori. Anche quando le proprie idee divergono da quelle degli atleti, bisogna mantenere la rotta, mettendo sempre la squadra al primo posto. Ho sempre fatto tutto il possibile per mettere la mia esperienza e le mie energie al servizio del collettivo”.

In oltre due decenni in ammiraglia, ha potuto assistere a grandi cambiamenti nel mondo del ciclismo: “Tra i miei primi giorni come direttore sportivo, nel 1999, e oggi, il ciclismo è cambiato in modo irriconoscibile. Uno dei cambiamenti principali è che abbiamo meno tempo per confrontarci di persona con i corridori. Oggi utilizziamo una quantità crescente di canali di comunicazione: messaggi, gruppi WhatsApp e video. Inoltre, il numero di figure coinvolte è aumentato notevolmente: allenatori, nutrizionisti, osteopati… Tutto ciò ci ha permesso di migliorare il supporto offerto ai corridori e di incidere concretamente sulle loro prestazioni. Allo stesso tempo, è fondamentale garantire che la comunicazione con tutti sia ben coordinata e fluida. È proprio questa coesione, essenziale, a permetterci, in ultima analisi, di ottenere dei risultati”.

Per quanto riguarda i corridori che hanno lasciato il segno nella sua avventura alla Cofidis, Damiani cita: “Mi viene subito in mente Benjamin Thomas. Mi ha emozionato profondamente vedere un corridore della nostra squadra vincere ai Giochi Olimpici, per di più in casa. Un italiano così commosso per la vittoria di un francese… di solito non succede! Benjamin è una persona meravigliosa e un capitano su strada eccezionale. Penso anche a Elia Viviani e Simone Consonni, così come ad Anthony Pérez e Stéphane Rossetto. Apprezzo i corridori dotati di personalità, schietti e onesti».

Infine il momento che resterà più impresso nella mente del ds italiano è quello avvenuto “nel maggio 2018, al Tour de Yorkshire. Ci tenevo moltissimo a esserci: per raggiungere l’Inghilterra avevo viaggiato in nave da Francoforte. E poi c’è stata l’ultima tappa, in cui Stéphane Rossetto è rimasto in fuga per oltre 120 chilometri. Si è creata una sinergia fortissima: lui in sella, io a fare tutto il possibile per aiutarlo a resistere e a mantenere il vantaggio. È stata un’impresa incredibile, indimenticabile».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pulsante per tornare all'inizio
Chiudi

Adblock rilevato

Ciao!   Per favore, potresti disattivare il tuo adblocker su SpazioCiclismo? :)   Sappiamo che la pubblicità invasiva è fastidiosa e lavoriamo sempre per cercare di limitarne l'utilizzo. Recentemente abbiamo apportato importanti modifiche proprio in questo senso, cambiando partner per ottimizzare la necessaria raccolta pubblicitaria, che permette al nostro sito di andare avanti da oltre dieci anni, e bilanciarla con la giusta fruibilità del sito.   Altrimenti, puoi abbonarti alla nostra versione AdFree. Il primo mese è gratis, clicca qui per provarla!