Alpecin-Premier Tech, il GM Philip Roodhooft sulla fame di vittorie Van der Poel: “È merito dello stesso Mathieu. Ma è anche importante trovarsi in un ambiente che lo stimoli”

"Mathieu è arrivato da noi da ragazzo e l'abbiamo visto crescere come persona - ha aggiunto - Era una persona completamente diversa. Ma è cambiato anche il modo in cui gestisce le giornate di gara e la pressione"

Philip Roodhooft parla di Mathieu Van der Poel, del suo legame con la Alpecin-Premier Tech e di come questo abbia portato entrambi al successo. Il general manager della formazione belga si è espresso in un’intervista rilasciata a In de Leiderstrui dopo la vittoria del fenomeno neerlandese ai Mondiali di Ciclocross di Hulst, che non solo lo ha incoronato per l’ottava campione mondiale, ma gli ha consentito di raggiungere il record assoluto di vittorie nella rassegna iridata, superando Erik De Vlaeminck. Roodhooft ha raccontato l’evoluzione di Van der Poel in questi anni, di come sia cambiato nell’approccio alla gara e di come abbia saputo trasmettere la propria mentalità vincente anche all’interno del team, che d’altra parte gli ha offerto l’ambiente ideale per crescere e inseguire i propri obiettivi.

“Molto meglio di così sarà difficile fare”, ha dichiarato Roodhooft commentando l’ottavo titolo mondiale di Van der Poel. Ripercorrendo la storia del proprio pupillo, il belga ha raccontato la grande evoluzione del fenomeno neerlandese: “È evidente sotto tutti gli aspetti: basta guardare le foto dell’atleta che era nel 2015. Era una persona completamente diversa. Ma è cambiato anche il modo in cui gestisce le giornate di gara e la pressione”.

Secondo Roodhooft si tratta di “un’evoluzione logica”, da un ragazzo di 19 anni a un uomo di 31: “Per questo motivo Mathieu riesce a lavorare ogni anno ancora più duramente, perché come atleta continua a diventare più forte. Il dominio con cui ha vinto le gare negli ultimi anni è di conseguenza sempre più marcato. Nel 2019, a Bogense, c’era ancora una vera sfida; oggi invece se ne va da solo ed è finita“. E riguardo alla sua fame di vittorie nonostante un evidente dominio assoluto aggiunge: “È merito dello stesso Mathieu. Ma è anche importante trovarsi in un ambiente che lo stimoli. Non è che come squadra ci accontentiamo facilmente, ma quando un atleta a un certo punto è sazio, l’ambiente non può più fare molto per aiutarlo”.

Il titolo iridato di Van der Poel è stato accompagnato da tanti altri successi per l’Alpecin-Premier Tech ai Mondiali di Hulst. Tibor Del Grosso ha infatti conquistato l’argento nella prova élite maschile, mentre sabato Ceylin del Carmen Alvarado e Puck Pieterse hanno conquistato l’argento e il bronzo nella prova femminile. Come ciliegina sulla torta, il trionfo tra gli Under-23 di Aaron Dockx. Il ricco raccolto ha naturalmente portato grande soddisfazione, ma alla domanda se Van der Poel sia pronto a passare il testimone nel ciclocross, il team manager ha risposto prontamente: “Non dobbiamo parlare troppo presto di una sua successione, se di successione non si può ancora parlare. Mathieu ora avrà qualche giorno di riposo e poi l’attenzione tornerà immediatamente sulla stagione su strada: è così semplice”.

Il successo è arrivato anche grazie alla crescita esponenziale del team su strada, capace di trasferire poi la propria struttura e organizzazione anche nelle gare di ciclocross: “Siamo riusciti a crescere dal ciclocross verso la strada. Ora siamo a livello WorldTour, con squadre che hanno tutto ben organizzato in termini di performance, struttura, supporto e materiale. Da lì abbiamo riportato il modello verso il ciclocross, copiando e incollando ciò che facciamo anche sulla strada. Per questo abbiamo un vantaggio sulle classiche squadre di ciclocross, che sono quasi sempre più piccole come struttura e talvolta addirittura individuali. È questo che fa la differenza”, ha spiegato il team manager, che ha poi aggiunto: “Come organizzazione possiamo certamente rivendicare i nostri meriti: abbiamo costruito una struttura che sappiamo funzionare. Se inseriamo qui dei talenti motivati a lavorare, c’è una probabilità quasi certa che i risultati arriveranno”.

Adesso che la stagione su strada è alle porte, Roodhooft si mostra fiducioso ma cauto: “Nessuno può essere sicuro che anche la prossima primavera sarà un successo, nemmeno noi. Bisogna esserne consapevoli e per questo godersi anche questi momenti. Ma domani si torna subito a pensare a quello che verrà dopo”. Riguardo a Van der Poel, aggiunge: “Ho la sensazione che abbia iniziato a trovare più piacere nel duro lavoro. Credo che tragga sempre più soddisfazione dalla preparazione e dal percorso che porta ai risultati. Non si può dire che ci sia stato un momento preciso in cui questo è cambiato: è stato semplicemente un processo. Mathieu è arrivato da noi da ragazzo e l’abbiamo visto crescere come persona. Di conseguenza, il rapporto tra noi è cambiato, perché ora è un adulto”. Pensando al futuro in termini più ampi si sofferma sui ragazzi, sottolineando che i giovani talenti possono ispirarsi a Van der Poel, ma “non devono necessariamente fare esattamente quello che fa Mathieu, ma devono essere pronti a volerlo fare“.

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