Tour de France 2026, Top/Flop del giorno

La nostra consueta rubrica che traccia il bilancio della giornata appena conclusasi al Tour de France 2026.

  • Tadej Pogačar (UAE Team Emirates – XRG): Proprio quando sembra impossibile che possa sorprenderci ancora, lo sloveno tira fuori dal cilindro un’altra prestazione senza logica. Forse anche in questa capacità di attaccare contro ogni saggezza tattica risiede la grandezza di un atleta di cui parleremo per sempre, non solo in virtù dei risultati ma proprio per questo modo di correre. Là dove avrebbe potuto limitarsi ad amministrare, attacca poco dopo l’inizio della salita, polverizza il record sull’Alpe d’Huez e dimostra, una volta di più, che sa correre di cuore e d’istinto anche quando è il dominatore assoluto. Stiamo vivendo l’epoca di Tadej Pogačar: godiamocela.
  • Lenny Martinez (Bahrain Victorious): Il francese centra la fuga di giornata, intuendo l’importanza di farsi trovare davanti in una giornata come questa. Brillante fin dall’inizio, spende nel migliore dei modi i suoi compagni di squadra e riesce a rimanere fresco fino allo sforzo brutale sull’Alpe d’Huez, dove risponde colpo su colpo alle accelerazioni di uno scalatore puro come Carapaz. Alla fine la vittoria di tappa non arriva, ma il suo coraggio viene premiato con un bel balzo in avanti in classifica generale, dove adesso può godersi una bella top 5. E dire che era arrivato a Barcellona con l’idea di lasciarsi sfilare e lottare per la maglia a pois…
  • Remco Evenepoel (Red Bull – BORA – hansgrohe): L’ennesima impresa di quell’extraterrestre in maglia gialla, forse, allontana la lente d’ingrandimento da un’altra prestazione superlativa del belga. Nella prima settimana abbiamo sottolineato le sue difficoltà sulle salite lunghe, ma sull’Alpe d’Huez sfodera un’altra prestazione di grandissima qualità. Alzi la mano chi, a inizio Tour, avrebbe scommesso di vederlo davanti a tutti gli scalatori puri (Pogačar a parte) al termine di questa diciannovesima tappa, su un arrivo così impegnativo. Chissà di cosa staremmo parlando, se non fosse nato nell’epoca sbagliata.
  • Juan Ayuso (Lidl – Trek): Il tonfo più rumoroso, oggi, è il suo. Arrivato al Tour de France con l’ambizione di lottare per il podio e dimostrare di meritare il ruolo di capitano in un team di primissima fascia, lo spagnolo conferma le difficoltà di queste ultime tappe e si stacca non appena inizia l’Alpe d’Huez. Da lì inizia un lungo calvario che lo porta a tagliare il traguardo a 6’26” dal vincitore e a circa 4 minuti dagli uomini di classifica, compreso il compagno di squadra Skjelmose, sicuramente meno quotato alla vigilia.
  • Visma | Lease a Bike: Niente da dire sulla condotta tattica della corsa, che permette alla squadra di avere ben tre uomini di valore in fuga. Armirail corre in maniera impeccabile, permettendo alla fuga di giocarsi le sue chance sulla salita finale. Se però, anche in una giornata così, il risultato che esce fuori è il quarto posto, significa che qualcosa davvero non ha funzionato. Con una coperta così corta, portare (quasi) la stessa squadra a Giro e Tour non ha funzionato. Con Vingegaard fuori per la caduta, né Kuss né Piganzoli sembrano avere la benzina per salvare una barca ormai più a fondo che a galla. E davvero serviva togliere il Piga dalla lotta per la top 10?
  • La gestione dell’Alpe d’Huez: La bellezza del ciclismo è nei tifosi e nella possibilità di stare a pochi metri dai campionissimi che ci fanno sognare. Purtroppo, però, è una medaglia a due facce e la faccia meno bella è rappresentata da quello che succede ormai troppo spesso sulle salite iconiche. Il tantissimo pubblico accorso anche in previsione del doppio arrivo sull’Alpe d’Huez non è stato gestito nel modo migliore: corridori costretti a frenare per il pubblico o per far passare i mezzi, moto bloccate che rallentano l’azione di Evenepoel e, purtroppo, il triste episodio del ritiro di Einer Rubio causato dall’impatto con l’ammiraglia dell’UAE Team Emirates – XRG, costretta a inchiodare in salita proprio perché bloccata dai tifosi. Una serie di problemi tutto sommato prevedibili quando è stato annunciato il percorso: l’impressione è che (anche questa volta) non si sia fatto abbastanza per prevenire.

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