Tour de France 2026, gli organizzatori rispondono alle critiche per la patina bianca sulle strade: “Una miscela che riflette la luce. Le cadute? Non siamo su un circuito di Formula 1”

Le strade del Tour de France 2026 percorse dal gruppo in questi giorni presentano spesso una patina bianca, che sembra sovrapporsi all’asfalto. Durante la decima tappa, diversi corridori sono caduti nella discesa dal Pas de Puyol, che presentava questa patina e si è acceso quindi subito un dibattito sulla sicurezza. A finire a terra sono stati Matteo Jorgenson (Visma|Lease a Bike), Chris Harper (Pinarello-Q36.5), costretto al ritiro e che ha subito la perdita di parte del pollice, e il compagno di squadra Tom Pidcock. Il britannico nel dopo tappa aveva subito dato la colpa alle condizioni della strada: “Colpa di quella schifezza bianca che spargono sull’asfalto”. Anche altri corridori avevano sottolineato le cattive condizioni dell’asfalto, ma questa patina bianca non avrebbe nulla a che fare con quanto accaduto.
A spiegare nel dettaglio cosa sia questo composto è stato André Bancala, responsabile della manutenzione stradale di ASO, l’organizzatore del Tour de France 2026. Si tratta di una miscela di acqua e calce che viene sparsa sulle strade per mantenere la temperatura dell’asfalto più bassa ed evitare il deterioramento durante queste ondate di caldo: “Stendiamo questo liquido che, asciugandosi, lascia una pellicola bianca sul terreno – le sue parole a RTBF – Questa pellicola riflette la luce. L’obiettivo è mantenere una temperatura inferiore ai 50 gradi, che è una temperatura critica per alcune superfici”.
Questa soluzione non è utilizzata esclusivamente per il Tour, ma è una pratica che sta diventando abituale in Francia e che viene potenziata nel caso di passaggio della corsa: “Lo stiamo utilizzando sempre di più sulle strade. Ha il vantaggio di essere più ecologico rispetto all’uso dell’acqua. Non lo facciamo solo per il Tour de France; lo facciamo per l’uso quotidiano. Sta diventando sempre più comune e contribuisce a mantenere le strade relativamente stabili. La decisione spetta ai dipartimenti, che effettuano ispezioni e individuano le aree potenzialmente problematiche. Non si tratta di chilometri, ma principalmente di curve, tratti insidiosi per il ciclista medio e, ovviamente, per il passaggio di un gruppo di ciclisti”.
Per quanto riguarda le cadute avvenute nella discesa dal Pas de Puyol, Bancala esclude quindi che la calce bianca sia stata responsabile, sottolineando come sia una strada di per sé difficile: “Non è un composto scivoloso. Siamo su strade insidiose; la discesa da Puy Mary non è facile. I corridori non devono pensare di essere su un circuito di Formula 1. Quando uno o due corridori cadono, possiamo presumere che la loro traiettoria non fosse ideale. Non abbiamo assistito a una caduta di massa”.
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