© GP Liberazione Pink

Gp Liberazione 2018, tutto pronto per l’appuntamento del 25 aprile

Siamo ormai prossimi all’appuntamento con il Gran Premio della Liberazione under 23 e il Gran Premio della Liberazione Pink per donne elite. Mercoledì 25 aprile, infatti, il circuito romano di Caracalla ospiterà le due sfide che, da oltre settant’anni per gli uomini e dal 2016 per le donne, regalano l’emozione di un successo importante, che rimane nella storia del ciclismo. Dal 1946 Roma e il Liberazione hanno regalato immagini indimenticabili con i giovani protagonisti che da tutto il mondo si sono sfidati in una gara dall’altissimo valore civile per il nostro Paese, come sottolinea Luca Lotti, Ministro per lo Sport.

“Il 1946 è l’anno in cui l’Italia muoveva i primi decisivi passi di rinascita dopo i drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale – spiega Lotti –  Il Paese tornava così a sperare anche grazie al sacrificio di staffette e partigiani che, in sella alle loro biciclette, avevano sfidato ogni pericolo per contribuire alla lotta di Liberazione e per consegnare ai posteri una Nazione libera e in pace”.

In questo contesto di grande fermento si colloca l’esordio di quello che nel tempo è stato definito il “mondiale di Primavera”. Il GP Liberazione, giunto alla sua 73esima edizione, ha permesso anno dopo anno di pedalare nella storia tra i luoghi simbolo di un periodo unico e importante. Il ciclismo simboleggia in quel momento la determinazione di lasciarsi alle spalle i fantasmi del conflitto e la volontà di andare incontro al futuro. Gli italiani, soprattutto i romani, poterono così ritrovarsi per gioire e incoraggiare quei dilettanti che sulle due ruote gareggiavano lungo un percorso iconico e carico di significato.

Grazie all’encomiabile impegno del patron Eugenio Bomboni questa competizione è diventata un appuntamento irrinunciabile per tanti giovani ciclisti inserita nel panorama sportivo internazionale. Proprio a seguito della partecipazione a questa manifestazione è iniziata una brillante carriera di atleti entrati nella storia come Francesco Moser, Gianni Bugno, il compianto Michele Scarponi, scomparso prematuramente lo scorso anno e sempre onorato dalla grande famiglia delle due ruote. Sono orgoglioso di aver potuto offrire un sostegno concreto alla realizzazione di questa gara storica che ha visto, negli anni, una crescente e sentita partecipazione della cittadinanza e delle tante promesse del ciclismo italiano e straniero. Una vera e propria festa di Libertà e Sport che merita di essere celebrata e valorizzata ogni anno”.

Valori espressi anche da Giovanni Malagò, Presidente del CONI: “Una gara nella gara, perché in bicicletta si fatica e tutto ciò che conquisti te lo devi sudare; così come nella storia d’Italia, la libertà ha avuto un prezzo altissimo, il cui ricordo va sempre alimentato per non disperdere i nostri valori di comunità. Sport, memoria, ma anche bellezza, con il fascino unico di un circuito che si dipana nella nostra splendida città, attraversando le Terme di Caracalla, le mura di Porta Ardeatina, la Piramide Cestia e Porta San Paolo, simbolo della Resistenza a Roma. Un circuito non solo riservato ai migliori Under 23 provenienti da tutto il mondo, ma anche alle donne élite impegnate da tre anni nel Liberazione Pink. Un valore aggiunto, nel ricordo delle biciclette partigiane diventate un simbolo, un’arma contro il nazifascismo. Una vetrina prestigiosa per quei giovani talenti che sognano di diventare professionisti, sulle orme dei grandi campioni che lungo questo tracciato hanno mosso i primi passi della loro carriera. Una manifestazione unica nel suo genere, che racchiude quei valori che da sempre lo sport è in grado di trasmettere: coraggio, senso di appartenenza, rispetto, integrazione, e solidarietà”.

Valori che si esprimono in una gara che non è semplice da organizzare, come spiega Renato Di Rocco, presidente della FCI: “La tradizione continua, nonostante la suspense che ogni tanto caratterizza la vigilia lasciando con il fiato sospeso, finché l’accordo degli organizzatori e l’intervento delle istituzioni non sciolgono le riserve. Anche quest’anno è stato decisivo l’intervento del Ministro dello Sport, consapevole che il Liberazione di Roma ha un valore speciale, direi unico, per la Capitale e per l’intero movimento dilettantistico internazionale. Nel suo albo d’oro figurano molti giovani che dal circuito delle Terme di Caracalla hanno preso slancio per approdare alle nazionali giovanili dei rispettivi paesi e poi alle glorie del professionismo. Ma ciò che rende del tutto unico e speciale il Gran Premio di Liberazione di Roma, al di là della caratura spettacolare e tecnica, conseguenza di una partecipazione straordinaria, è senza dubbio il contesto, la quantità e qualità di rimandi storici e culturali, di emozioni e sentimenti concentrata nei sei chilometri del suo circuito. Le ruote dei ciclisti corrono attraverso i secoli, dalle Terme di Caracalla, retaggio della Roma imperiale, alla Piramide Cestia, da Porta San Paolo dove è ancora viva l’eco della battaglia di resistenza all’occupazione nazista, al viale Giotto nel rione San Saba, il “piccolo Aventino”, con la basilica medioevale, modello insuperato di gestione urbanistica del primo Novecento che purtroppo non ha avuto seguito.  Nella Capitale intorno al Gran Premio della Liberazione si celebra anche il revival della bicicletta, che in una città oberata e ferita del traffico assume il significato di volontà di riscatto dall’inquinamento e dal degrado urbano. Negli ultimi tre anni, ad amplificare il valore sportivo e civile della giornata, si è aggiunto il Liberazione Pink dedicato alle donne. Sacrosanto riconoscimento alla forte crescita del settore ed al contributo che le donne hanno dato alla Resistenza. Segno che l’evento non solo prosegue nel solco della sua grande tradizione, ma acquista nuove e feconde prospettive di crescita negli anni a venire”.

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