Visma|Lease a Bike, il direttore Richard Plugge respinge le accuse di “ambiente troppo duro”: “Per noi è fondamentale che i corridori siano felici”

Con l’improvviso, e decisamente sorprendente, ritiro dall’attività di Simon Yates, la Visma|Lease a Bike ha subìto un colpo non indifferente. Oltre all’aspetto puramente agonistico, con la squadra che si è ritrovata senza uno dei corridori più importanti del suo organico da un momento all’altro, pochi giorni prima dell’inizio della stagione 2026, intorno all’ambiente giallonero si sono accalcate diverse sottolineature negative. D’altronde, in passato c’era già stato il caso del ritiro, nel pieno della carriera, di Tom Dumoulin, e, più recentemente, anche un’atleta di spicco del panorama femminile, Fem van Empel, ha deciso di lasciare l’attività, fino a un eventuale ripensamento (per il momento non avvenuto).

“Colpa” della Visma|Lease a Bike in quanto squadra, quindi? “Queste tre situazioni non possono proprio essere paragonate – le parole del direttore generale della realtà neerlandese, Richard Plugge – raccolte da WielerRevueLe cause e le circostanze di queste decisioni variano da atleta a atleta. Sicuramente, noi come squadra stiamo prendendo in considerazione l’esistenza del fenomeno del burnout (esaurimento, per usare un termine italiano – ndr) nel ciclismo. Non è un tema che ignoriamo, anzi”.

Sulle metodologie utilizzate dalla squadra diretta da Plugge si era espresso, in termini quantomeno grigi, anche Dylan van Baarle, che ha appena lasciato la formazione giallonera per accasarsi alla Soudal Quick-Step. Plugge, dal canto suo, sottolinea però che “siamo stati probabilmente la prima squadra a permettere ai familiari dei corridori di unirsi a loro durante i periodi di allenamento intensivi che facciamo in altura. Per noi questo è diventato un aspetto fondamentale, che permette di mantenere equilibrato l’animo dei corridori. Inoltre, un corridore felice è un corridore veloce. Noi poniamo grande attenzione a questo argomento e ci sembra che dia i suoi frutti”.

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