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I Volti Nuovi del Gruppo, Alessandro Fancellu: “Parlare con Basso mi motiva. Sogno di vincere il Lombardia”

La nostra rubrica I Volti Nuovi del Gruppo prosegue con Alessandro Fancellu. Il comasco è uno degli uomini di punta del progetto Eolo-Kometa, formazione spagnolo con una forte impronta italiana nel management che ha acquisito la licenza Pro Team a partire da questa stagione. Medaglia di bronzo ai mondiali di Innsbruck 2018, nella prova in linea juniores vinta da uno strepitoso Remco Evenepoel, il lombardo è considerato uno dei maggiori talenti italiani per le corse a tappe, tanto da essere già entrato in orbita Trek-Segafredo. La redazione di SpazioCiclismo lo ha intervistato in esclusiva a pochi giorni dal suo debutto ufficiale in questa stagione.

Descriviti ai nostri lettori. Che tipo di corridore sei?

Sono principalmente uno scalatore, ma negli ultimi anni sono diventato più completo. Ho iniziato a correre da esordiente secondo anno ed ero uno scalatore puro, andavo forte solo in salita. Poi se si arrivava in dieci facevo decimo, in pianura non riuscivo ad arrivare davanti. Con il passare degli anni sono migliorato su tutti i fronti, in particolare qui in Eolo-Kometa. A me piace attaccare, penso di avere un atteggiamento aggressivo in corsa. Di solito non sto tanto ad attendere e a guardare gli altri. Se sto bene attacco in prima persona.

Rispetto agli altri neoprofessionisti, la particolarità è che passi tra i pro’ con la squadra con cui hai corso anche negli ultimi anni. Rimani alla Eolo-Kometa, che ha acquisito la licenza Pro Team.

Sì, è bello passare professionista con la squadra per cui ho corso negli ultimi anni. Due anni fa era la Fondazione Contador, che era sostanzialmente affiliata alla Kometa, l’anno scorso Continental e quest’anno è stato fatto il salto nel professionismo. Ci sono stati nuovi innesti, ma lo staff e tanti compagni sono gli stessi. Questo mi dà tranquillità, perché dovrò affrontare un nuovo calendario, nuove corse e un nuovo ambiente: farlo con gente che conosco e con cui ho già feeling mi permette di lavorare con chi sa già come sono e come mi alleno. Se fosse stato tutto nuovo sarebbe stato più difficile.

Una squadra che ha come manager Basso e Contador, anche per il tipo di corridore che sei, è perfetta per te.

Non capita tutti i giorni di avere due campioni di questo livello come riferimento. È una grande occasione che mi è stata data e per questo devo ringraziare tanto Basso e tutto lo staff. In ritiro è capitato che anche Contador venisse a correre con noi, va ancora parecchio forte… È bellissimo, ti trovi lì un campione che hai sempre visto in tele a fare la doppia fila con te, è una cosa che ti motiva. Anche fuori dalle corse, in albergo, alla sera, magari arrivavano lì con noi Basso, o Zanatta, persone di grandissima esperienza, a raccontare aneddoti che non si sanno su corse di dieci anni fa, che ti aprono la mente. Così capisci che anche Basso ha avuto i suoi momenti di difficoltà ma ha fatto una carriera da campione. Sono cose che ti motivano e aiutano.

Qualche consiglio di Ivan che ti è rimasto impresso?

Quando ci ha raccontato dello Zoncolan al Giro d’Italia 2010. Mi è rimasto impresso che dopo due chilometri di salita pensava di staccarsi, perché avevano iniziato con un ritmo che non credeva di poter sostenere. Poi non ha mollato e ha vinto la tappa. Fa riflettere che anche un campione come Basso fosse sul punto di staccarsi a inizio Zoncolan, ma non ha mollato mentalmente ed è riuscito a resistere e poi addirittura a staccare gli altri. Quando capiterà a me di essere in difficoltà penserò di tenere duro, sperando che possa finire così.

Da comasco ti alleni spesso sulle strade del Lombardia. Pensi di poter essere protagonista in quella corsa?

Sarebbe un sogno, già correrlo. Mi alleno su quelle strade tutti i giorni, le conosco alla perfezione. Sicuramente mi piacerebbe, ma voglio andarci quando sarò pronto. Andare lì e ritirarmi dopo il Ghisallo sarebbe solo una grande batosta e niente di più. Piuttosto, nel caso, preferirei aspettare un paio di anni e non dico lottare per la vittoria ma almeno fare una bella prestazione e finire la corsa.

Conosci già il tuo programma corse per questa stagione?

Covid permettendo, dovrei iniziare con il GP Valencia il 24 gennaio. Poi dovrei fare la Valenciana, il Tour of Antalya (che però è già stato cancellato) e in seguito avrei UAE Tour e Strade Bianche. Sono già corse importanti, mi fa piacere che la squadra mi reputi pronto per affrontare certe cose. Vedremo se avranno ragione.

Come valuti invece il tuo 2020? Prima della pausa hai ottenuto piazzamenti importanti, dopo invece hai fatto molta fatica.

A inizio stagione ho avuto un piccolo infortunio alla mano a dicembre-gennaio, ma sono riuscito a iniziare bene la stagione. Avevo buone sensazioni già nelle prime corse, in cui magari ho aiutato più i compagni. In Antalya ho avuto l’occasione di correre per me e mi sono piazzato bene, quindi ero fiducioso per il Giro di Sicilia ma purtroppo c’è stato il lockdown. Quando siamo tornati alle corse pensavo di essere pronto, dai test risultavo in forma. Abbiamo corso la Vuelta a Burgos che è stata una bella legnata, il livello era davvero altissimo con molti corridori che poi hanno corso il Tour. Dopo quella non ho più corso fino al Giro d’Italia under 23, in cui puntavo alla vittoria. Mi sono allenato bene ed ero pronto, ma dopo la terza tappa mi sono ammalato per il freddo che abbiamo preso e ho provato a puntare solo a qualche successo parziale. Alla fine però ogni giorno stavo peggio, mi è salita anche un po’ di febbre. Sono però riuscito almeno a finirlo, ci tenevo. Non sono uno che si ritira, in qualche modo devo finire le corse a cui partecipo. Dopo il Giro under non c’era più spazio per rientrare, non c’erano più corse. È stato un anno atipico e negativo.

Quale corsa sogni di vincere in carriera?

Sogno il Lombardia, che passa da dieci chilometri da casa… Sarebbe fantastico.

Ti piacerebbe correre il Giro d’Italia già quest’anno, se fosse possibile?

Sì, ma solo se dovessi essere già pronto. Non avrebbe senso andarci per poi fare gruppetto. Bisogna prima vedere il discorso Wild Card e poi come andrà la stagione, mia e della squadra. Dovrò esserne all’altezza, non voglio affrettare troppo i tempi.

Con la Eolo-Kometa vai in scadenza a fine anno. Sai già se in futuro continuerai con il progetto o cambierai squadra?

C’è già un accordo con la Trek. Sarei già dovuto passare con loro quest’anno, ma con l’anno atipico del 2020 abbiamo concordato che sarebbe stato meglio fare un anno più tranquillo, con una squadra e uno staff che già conosco. Se tutto andrà secondo i piani, passerò alla Trek.

Il tuo idolo da piccolo?

Pantani. Purtroppo non ho potuto vederlo di persona, ma mi sono rivisto le registrazioni e i video su YouTube. Tra i corridori attuali, direi Nibali e Alaphilippe.

C’è un messaggio che vuoi lanciare agli appassionati di ciclismo?

Sembra scontato, ma direi di credere nei sogni e in ciò che si fa. Il mio giorno sportivamente più bello è stato a Innsbruck: quando ho iniziato a correre pensavo fosse solo un sogno poter partecipare a un mondiale, invece l’ho fatto e sono salito sul podio. All’inizio può sembrare qualcosa di inarrivabile, lontano, ma se qualcuno ci lavora tutti i giorni alla fine può essere che ci si arriva. Penso che questo sia il bello del ciclismo, dipende tutto da te e dall’impegno che ci metti.

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